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Politica e società

Friuli, la «tolleranza zero» del leghista Fedriga

Triste, il castello di Miramare già residenza di Massimiliano d'Austria

Insediato dal 3 maggio, il «Capitano del Friuli» dalle finestre di Piazza Unità è alle prese da settimane con i migranti, per lo più pakistani e afgani, costretti a bivaccare anche lungo le Rive. La questura di Trieste ne ha identificati 450, di cui 50 minori, e ha già arrestato otto passeur…

Massimiliano Fedriga, 38 anni e militante leghista dal 1995, trionfatore con il 57% alle ultime Regionali, alla fine è sbottato (naturalmente, in diretta Fb…) con una solenne dichiarazione di guerra. Da lunedì verranno schierati gli agenti del Corpo Forestale al confine con la Slovenia, terminal della rotta balcanica che nei primi sei mesi dell’anno ha registrato nella sola Bosnia 8081 migranti. Per di più, Fedriga è deciso a restringere le procedure di richiesta d’asilo, dotando il Friuli di nuovi hotspot per il rimpatrio.

«La Regione metterà a disposizione il corpo forestale per attività di supporto ai controlli lungo la fascia confinaria. E oltre al Corpo Forestale stiamo valutando come poter coinvolgere la Protezione civile. Nel frattempo, grazie al pronto intervento del ministero degli Interni, le autorità preposte provvederanno ad allontanare da Trieste tutti i migranti irregolari: 80 persone verranno immediatamente allontanate. Una reazione non in un giorno, ma in poche ore» tuona il governatore leghista in perfetta sintonia con Matteo Salvini. Fedriga risponde anche all’annunciato centro di accoglienza della Slovenia in prossimità dell’ex confine del Lazzaretto vicino a Muggia.

È l’ultimo colpo di piccone nei confronti dell’accoglienza «che ha dimostrato di coniugare in modo efficace diritti umani e percorsi di integrazione: rinunciarvi significa tornare indietro e alimentare la discriminazione e l’esclusione sociale, a discapito dell’intera collettività». Così denunciano Ics, Centro Balducci, Accri, Arci e Camminare Insieme Trieste, Azione cattolica, Comitato Quartiere Straccis, Goriziaética, Legambiente, Agesci e altre decine di organizzazioni fra cui la Cgil di Udine.

In Friuli, i numeri parlano da soli grazie alla relazione del Viminale consegnata al parlamento: circa 5 mila migranti in una regione di 1,2 milioni di residenti; 661 minori non accompagnati; 3.137 della cittadinanza italiana per matrimonio o residenza (di cui 1.231 solo a Pordenone) con appena 85 richieste respinte.

Ma ormai è «tolleranza zero» su tutta la linea. Perfino il finanziamento di 171.306 euro e 21 cent al Comune di Trieste cambia destinazione: non più ai progetti per richiedenti asilo, ma borse lavoro ai residenti in città da almeno 5 anni. Già prevista la replica in tutti gli altri tre capoluoghi di provincia. Poi c’è la volontà di “alleggerire” il Cara a Gradisca d’Isonzo (con circa 400 migranti) ma solo per attrezzare «centri semidententivi, dai quali non si possa uscire e fare ciò che si vuole» e moltiplicare le espulsioni. Stesso destino per la Commissione Dublino attiva da un anno: i ricorsi e le sospensioni delle richieste di asilo passeranno al setaccio del Tar del Friuli.

ERNESTO MILANESI

da il manifesto.it

foto tratta da Wikipedia

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