Con-vincere, il verbo che spiega un po’ tutto

E’ accaduto a Como, Brescia, Crema, Lodi, Reggio Emilia-Guastalla, Piacenza-Bobbio, Trento, Mestre, Vicenza e Treviso: la spirale dell’odio, l’onda nera e lunga della xenofobia ha colpito dieci sedi della Caritas...

E’ accaduto a Como, Brescia, Crema, Lodi, Reggio Emilia-Guastalla, Piacenza-Bobbio, Trento, Mestre, Vicenza e Treviso: la spirale dell’odio, l’onda nera e lunga della xenofobia ha colpito dieci sedi della Caritas e alcune del Partito democratico.
Sembra che dietro a questi attacchi, fatti di sagome tricolori disegnate in terra e manifesti a lutto per lo “ius soli”, ci siano degli skinheads fascisti (non è una tautologia perché di questo termine si sono appropriati i fascisti, mentre, storicamente, gli “skin” nascono come frangia cultural-sociale di estrema sinistra) che rivendicano per gli italiani diritti che non avrebbero e che sarebbero invece concessi ai migranti.
Nel Veneto bianco (o verde leghista, più precisamente), nella ex Emilia rossa, nella Lombardia padano-italica (il secessionismo non va più di moda per raccattare i voti degli scontenti, degli arrabbiati e dei senza ideologia) si sono mosse, dunque, squadrette di giovani che rivendicano una “identità italiana” che si starebbe consumando in nome di un multiculturalismo che sarebbe addirittura un’ “arma di distruzione di massa”.
Campagne di odio verso i cosiddetti “stranieri” se ne sono fatte sempre: la diffidenza nasce dalla paura e la paura nasce dell’ignoranza derivata dal non comprendere (in tutti i sensi) coloro che sono differenti rispetto a noi per cultura, lingua, religione, costumi.
Ma il salto di qualità che oggi si registra è dovuto alla grande catena di immissione dell’odio a piene mani, a grandi dosi: i mezzi di comunicazione di massa, appunto, diffondo direttamente o indirettamente messaggi che sono e possono essere contraddittori. Quasi mai si riesce a formulare un’opinione concretamente definita assistendo ad una caciara televisiva.
Chi tenta di capire i fenomeni migratori, le guerre, il terrorismo senza facili soluzioni discriminatorie e appelli alla guerra totale (di triste, vecchia, hitleriana memoria…) da ambo le parti (l’Isis da un lato, scriteriati politici occidentali dall’altro) viene etichettato come “buonista” nel migliore dei casi e come “complottista” nel peggiore.
Ho perso un po’ di vista Fulvio Grimaldi in questi anni. Un caro amico, un ottimo giornalista già di Rai Tre poi di Liberazione e infine indipendente ma sempre schierato contro questo capitalismo e questi imperialismi che distruggono milioni di vite e danno l’assalto ai popoli e al pianeta in nome del profitto e del potere.
L’ho rivisto ieri sera a Matrix su Canale 5: ha espresso con grande lucidità come sia necessario coltivare il dubbio su tutto quello che accade e come sia necessario interrogarsi senza fare dietrologia, ma ponendosi domande che, quasi sempre, vengono eluse perché considerate l’incipit di una coscienza critica che non deve esistere.
I fatti, diceva una deputata del PD, sono la migliore contro-argomentazione alle tesi sostenute da Grimaldi su come l’Isis sia stato e sia utilizzato, con lo specchietto delle allodole della guerra santa islamica, per fini politici ed economici tutt’altro che attinenti alle questioni irrisolte del Medio Oriente.
Razzismo, xenofobia, attentati e guerre si tengono per mano e vanno avanti di pari passo: uno alimenta il successivo e così via, fino ad arrivare al becero odio di casa nostra che è miserello, poveretto e infinitamente più basso di un odio mostrato come “potente” dai video propagandistici e hollywoodiani prodotti con sorprendenti tecnologie proprio dal califfato nero.
L’analisi giusta, proprio perché priva di certezze se non quelle ricavate da una attenta analisi proprio dei fatti e dei tanti “cui prodest” del caso, l’ha fatto Fulvio Grimaldi. Ma in pochi attimi è stato circondato da accuse di complottismo, dell’essere in “Truman show”, del vivere in una dimensione slegata con le “oggettività” che sarebbero sotto gli occhi di tutti.
Sotto gli occhi di tutti ci sono i fatti che sono ammaestrati dall’informazione che il potere esige sia diretta in un certo modo per convincere. Appunto, con-vincere. A volte basta rileggere il dizionario per capire molte cose: Convincere, “Indurre uno a riconoscere una cosa, ad ammettere un fatto, vincendo con prove o con buoni argomenti ogni suo dubbio o opinione contraria” (Treccani).
Così i ragazzi fascisti che hanno preso di mira la Caritas sono con-vinti di essere dei paladini difensori della patria italica. Molti terroristi dell’Isis sono con-vinti di essere i soldati di dio. Molti occidentali sono con-vinti di essere la civiltà che è superiore ad altre e che, per questo, è sotto attacco.
Eppure la patria si difende con la pace e la solidarietà, non con l’odio; dio, se esiste ed è un poco buono, non avrà certo in simpatia l’odio e la violenza; l’Occidente è superiore: sicuramente nel creare le condizioni per cui poi si ritrova attaccato, terrorizzato e spaventato. Dai governi, dalle borse, dalle banche che alimentano le guerre, che commerciano in armi e che comperano magari anche il petrolio di contrabbando che l’Isis produce nei dintorni di Raqqa.
Non fatevi con-vincere facilmente. Resistete, testardamente scalciate le verità assolute. Il dubbio è la più bella culla per la critica radicale. Senza un se e senza un ma.

MARCO SFERINI

26 novembre 2015

foto tratta da Pixabay

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