Da “gente normale” a persone consapevoli

L'unico cammino possibile nel tempo della globalizzazione

Due secoli fa si viaggiava intorno ai 4 chilometri all’ora sia su terra che sul mare: per andare da Genova a Milano ci volevano tre giorni di viaggio, lo stesso tempo che oggi permette di fare due volte il giro del mondo in aereo. Questo significa che, in proporzione, la distanza fra Genova e Milano era il doppio di quella fra Genova e Sidney. Se, dunque, facessimo una cartina del mondo nel XVIII secolo, applicando come scala i tempi di percorrenza, essa sarebbe paragonabile quasi ad una mappa del sistema solare, dati i tempi di percorrenza da un lato all’altro dell’Orbe. A partire dalla metà dell’Ottocento, quando per la prima volta nella storia umana l’umanità superava il miliardo di individui, la ferrovia e la navigazione a vapore quintuplicano la velocità e, nel giro di pochi anni, si passa da un mondo che viaggiava a 4 chilometri all’ora ad uno che viaggiava a 20, anche 30 chilometri orari, determinando, fra le altre cose, la rovina delle diligenze che spesso lamentano la “concorrenza sleale” della ferrovia (ma questa è un’altra storia).
In poco meno di un secolo, la velocità massima di spostamento umano addirittura centuplica, con l’introduzione dell’aviazione civile di massa che tocca il suo apice coi Concorde degli anni Settanta del Novecento, i quali permettono di andare da Parigi a Nuova York nel medesimo spazio di tempo che permetteva nel Settecento di andare da Milano a Como. Nel frattempo, lo sviluppo di radio, telefonia e televisione permetteva di accendere le luci di Sidney da Genova, come fece Marconi in un famosissimo esperimento, e di comunicare con tutto il Pianeta.
Nella seconda metà del Novecento, dunque, il mondo, il quale aveva quadruplicato nel giro di un secolo la popolazione, cosa mai avvenuta nel precedente milione di anni di storia umana, si era “ristretto” centinaia di volte rispetto al mondo del Settecento, e questo richiedeva, naturalmente, a ciascun individuo, una capacità di comprendere la realtà centinaia di volte superiore a quella di due secoli prima, oltre a dare a ciascuno l’opportunità concreta di incontrare umani residenti agli “antipodi”, cosa che nel Pianeta preindustriale era possibile solo a mercanti, uomini politici e viaggiatori.
Alla fine del Novecento, lo sviluppo dell’informatica, e soprattutto della rete internet, che abbatte i tempi delle comunicazioni sino ad inventare il “tempo reale” (come se quello precedente fosse un “tempo irreale”. Elemento interessante da approfondire), rende disponibile alle masse una quantità di informazioni impensabile soltanto cinque- dieci anni prima. Per fare un esempio molto semplice: se ancora all’inizio degli anni Novanta le reti di informazione e comunicazione erano nazionali, e la stampa estera si poteva trovare con fatica in edicola con un giorno di ritardo, mentre per ascoltare voci ed opinioni d’oltreconfine era necessario ascoltare la radio di sera quando, fra rumori gracchianti e sibili, la propagazione delle onde medie portava in casa suoni e voci lontane, oppure dotarsi di apparecchi radio ad onde corte o di costosi sistemi di televisione satellitare, all’improvviso, fra il 1998 e il 2000, la diffusione di internet porta nelle case di tutti i cittadini il mondo intero.
Finisce, o si contrae sensibilmente, il tempo dei biglietti d’auguri natalizi spediti ai cugini d’America con un mese di anticipo, delle cartoline dalle vacanze, delle lettere inviate quotidianamente per lavoro, amore, amicizia, parentela, e inizia un nuovo mondo fatto di immediatezza, con tutti i rischi annessi e connessi. Ora, di fronte ad una così grande e rapida rivoluzione, la quale, come si è visto, è seguita ad altre rapidissime rivoluzioni, il “cittadino medio” si è trovato di fronte ad un’ulteriore “complessificazione” di quella che viene chiamata l’ “infosfera” , ossia l’insieme di suoni, voci, parole, concetti, categorie, egemonie, sensi comuni, nel quale siamo immersi ormai 24 ore su 24 (la colonizzazione dell’immaginario finisce per colonizzare anche i sogni notturni).
Se un tempo il “mondo concettuale” e quello fisico coincidevano, tanto da far sì che il bagaglio culturale minimo per orientarsi necessitasse la conoscenza del dialetto, della topografia dei dintorni e di una rete di relazioni vicinali determinata dai tempi di spostamento, oggi la divaricazione fra mondo fisico e mondo concettuale, che si restringe con l’aumentare della frequenza degli spostamenti, per poi espandersi nei momenti in cui non ci si sposta, si è fatta,per paradosso, massima: tanto più si comunica a distanza, tanto più occorre dotarsi di apparati conoscitivi all’altezza, altrimenti l’annullamento della distanza fisica si trasforma in incomunicabilità in tempo reale, elemento che determina lo sviluppo di intolleranze, razzismi, rabbie cieche, odi reciproci e riflessi identitari.
Tutto questo, dunque, necessità di un vero e proprio salto culturale in grado di trasformare ciascun cittadino in un intellettuale cosmopolita dotato di un bagaglio di conoscenze all’altezza del già citato restringimento del mondo determinato dallo sviluppo dei mezzi di comunicazione e trasporto, altrimenti il rischio, purtroppo già più che concreto, come si evince dall’emergere prepotente dei razzismi e delle intolleranze veicolate mediaticamente, con relative fortune politiche degli apprendisti stregoni che le veicolano, è quello che, lungi dal fare di tutto il Pianeta una comunità di liberi ed eguali, la globalizzazione lo trasformi in una caserma e in una trincea nella quale i soldatini verranno mossi a piacimento dai poteri economici e politici che detengono i “codici sorgenti” dell’infosfera.

ENNIO CIRNIGLIARO

redazionale

foto tratta da Pixabay

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