Bologna, 2 agosto: sono state le BR o gli anarchici!

C’è un video, realizzato da Il Fatto quotidiano.it, dove viene molto semplicemente chiesto cosa è accaduto a Bologna il 2 agosto del 1980. Quasi tutti i giovani intervistati rispondono:...

C’è un video, realizzato da Il Fatto quotidiano.it, dove viene molto semplicemente chiesto cosa è accaduto a Bologna il 2 agosto del 1980. Quasi tutti i giovani intervistati rispondono: la strage della stazione. Soltanto uno si confonde e parla di un campanile con l’orologio.
Ma, se tutti sanno cosa accadde in generale in quella data, gli inciampi mnemonici arrivano. Ma forse, più che di lacune dettate dalla memoria, si tratta di lacune prodotte dalla non conoscenza dei fatti ormai definibili come “storici” ma pur sempre dietro il nostro angolo di vita attuale.
Sappiamo tutti che gli autori della strage furono i neofascisti. Invece, per la maggior parte dei giovani intervistati gli autori furono o le Brigate Rosse o gli anarchici.
Curioso accomunamento tra le due correnti di pensiero politico, così differenti eppure così avvicinabili nel metterle in relazione con una strage. Soprattutto gli anarchici. Si sa… lo stereotipo dell’anarchico è il bombarolo che tira l’ordigno in mezzo al corteo monarchico che passa, un po’ alla Felice Orsini, che pure anarchico non era, anzi era mazziniano convinto.
Ma gli anarchici assassini vanno bene un po’ per tutte le stagioni, ed anche le Brigate Rosse. La prima idea di stragismo riguarda loro.
Che siano stati i neofascisti dietro le trame nere di quegli anni, pochissimi lo sanno.
Segno che questo Paese è molto analfabeta sia civilmente che civicamente ed anche storico-politicamente.
Non esiste l’attribuzione dell’alibi: “Sono giovani e possono non sapere cosa accadde”, altrimenti io non dovrei sapere cosa accadde nel 1972 o più indietro ancora nel tempo, visto che sono nato nell’anno del golpe cileno contro Allende. Nemmeno di quello ho memoria diretta, ma studiare e informarsi su ciò che è avvenuto in questo mondo in cui siamo a vivere per dieci decenni al massimo di tempo è il minimo per poter provare a capire dove, come e con chi ci troviamo a fare un cammino comune.
Il “perché” di ciò che ci circonda è il grande assente in questa intervista e richiama alla mente il problema non solo della conoscenza della storia, ma dell’interesse per una acquisizione di informazioni che riguardano la vita di tutti i giorni.
Troppe situazioni, cose, persone, parole vengono date per scontate e non ci si domanda nemmeno l’etimologia di un sostantivo che sentiamo magari per la prima volta. Figuriamoci se ci si interroga sul significato dei termini che sentiamo ogni santo giorno.
Senza crescita culturale non può esservi emancipazione sociale. Il video de Il Fatto quotidiano ci ha fatto un gran servizio: ci ha mostrato una delle ragioni per cui la sinistra è quasi scomparsa nel Bel Paese…

(m.s.)

foto tratta da Pixabay

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