Alla base del bullismo

C’è una distorsione sociale nel personale di molte e molti di noi: deriva probabilmente da innumerevoli fattori, differenti tra loro a seconda dei casi. Ogni giorno le cronache ci...

C’è una distorsione sociale nel personale di molte e molti di noi: deriva probabilmente da innumerevoli fattori, differenti tra loro a seconda dei casi. Ogni giorno le cronache ci parlano di bullismo tra giovanissimi studenti, di ragazzi “annoiati” che si fotografano con un treno in corsa veloce alle loro spalle e muoiono sotto quel convoglio che non fa di certo in tempo a frenare, oppure le cronache ci narrano di atti di violenza e di vessazioni che vengono esibiti poi con i telefonini sulle reti sociali, tramite le messaggerie.
Odio, disprezzo, gogna, sembrano essere gli ingredienti mediante i quali la “noia” passerebbe o sarebbe quanto meno mitigata.
Non penso che la soluzione a tutto questo sia la pena, ma la condanna sì. Non possiamo pensare di giustificare sempre tutto ciò che accade attribuendolo alla “società”. Che esistano distorsioni provocate da questa ultima è sicuro, è evidente: quando si parla di “branco”, si intende una socialità in qualche modo che si crea tra individui e che dà loro forza nel fare ciò che, altrimenti, da soli non avrebbero letteralmente il coraggio di mettere in pratica.
Dobbiamo condannare senza accanirci sulla pena: la pena indurisce i caratteri ancora di più. Ma occorre che questi ragazzi comprendano che non è tutto concesso, nemmeno nel migliore dei mondi possibili.
Anzi, più il mondo un giorno dovesse essere egualitario e rispettoso del singolo e del collettivo insieme, più forti dovranno essere i caratteri di ciascuno nel sapere senza imposizioni che i confini della libertà sono ben definiti e sono solamente e semplicemente quelli che riguardano la propria nei confronti dell’altrui e viceversa.
Una società che produce sadismo a questo punto, da farlo diventare riempimento del vuoto contenitore mentale della noia è comunque responsabile di un contesto in cui crescono e si diffondono odio e cattiverie: manca la base mentale dell’eguaglianza tra gli individui. Chi si sente superiore pratica questa superiorità creando un consenso intorno a sé e mettendo in pratica il suo ego smisurato con gesti di sottomissione tanto psicologica quanto materiale.
Non c’è alcuna differenza, eticamente parlando, con lo spirito nazista: la superiorità presunta è alla base della formulazione di qualunque giustificazione.
Bisogna battere la società della differenza non come valore ma come elemento di discriminazione. Bisogna essere egualitari per poter essere veramente umani…

(m.s.)

14 marzo 2017

foto tratta da Pixabay

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Lo stiletto



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