Accordo raggiunto in Libia: tregua e (forse) elezioni

Haftar sempre più emarginato. Siglato tra il premier al-Sarraj e Aguila Saleh. Ma le due parti chiedono cose diverse
Khalifa Belqasim Haftar (a sinistra) e Fayez al-Sarraj (a destra)

Immediata cessazione delle ostilità e riattivazione della produzione petrolifera ferma da metà gennaio. Sono i punti su cui sembra esserci totale accordo tra il Governo di accordo nazionale (Gna) riconosciuto internazionalmente di al-Sarraj e Aguila Saleh, il presidente del parlamento rivale di Tobruk (est della Libia). È quanto emerso da due distinti comunicati che i due leader libici hanno rilasciato ieri. Al-Sarraj e Saleh hanno fatto entrambi riferimento alla sovranità libica e all’espulsione di forze straniere e mercenari dal Paese nonché all’apertura di un conto presso la Libyan arab foreign bank dove saranno versati temporaneamente i proventi delle esportazioni petrolifere.

Le notizie arrivate dalla Libia sono state accolte con favore dalla comunità internazionale. Se l’Onu ha parlato di «decisione coraggiosa», il presidente egiziano al-Sisi – schierato con il generale Haftar, capo dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Enl) che fa capo a Tobruk – ha definito l’accordo «un importante passo» verso il raggiungimento delle aspirazioni del popolo libico. Sulla stessa lunghezza d’onda l’Italia, Russia e gli Usa che hanno chiesto ora una rapida attuazione delle intese raggiunte.

Non è tutto oro però quello che luccica. Tra le due parti restano distanze di non piccolo conto. Nel comunicato di Saleh, c’è ad esempio un passaggio sullo smantellamento delle milizie, un chiaro riferimento ai gruppi armati che sostengono il Gna di Tripoli. Ma a pesare sono soprattutto le divergenze politiche: Tripoli parla di svolgimento di elezioni presidenziali e parlamentari il prossimo marzo. Ipotesi che Tobruk non considera affatto: Saleh, infatti, sostiene la Dichiarazione del Cairo che prevede un nuovo Consiglio presidenziale ristretto con tre membri in rappresentanza di Tripolitania, Fezzan e Cirenaica. Il leader cirenaico ha poi proposto di rendere Sirte, linea del fronte del conflitto armato da due mesi però congelato, una sorta di capitale temporanea dove ospitare un nuovo organo legislativo che riunisca «tutti i libici». Proposta che Tripoli ignora. Il motivo è chiaro: se implementata, il centro del potere nazionale, compresa la Banca centrale, sarebbe sottratto ad al-Sarraj. Eppoi c’è la questione Sirte: «smilitarizzata» per il Gna (come chiede l’Onu), ma «protetta» per Saleh da una forza di sicurezza ufficiale composta da personale proveniente dalle varie regioni libiche.

Nonostante le distanze, è indubbio che il clima nel Paese stia mutando. Se ciò è possibile, è perché è sempre più emarginato Haftar, l’uomo che fino allo scorso dicembre sembrava inarrestabile nella sua «liberazione» di Tripoli.

Il generale è sempre più solo: i suoi sponsor (russi, emiratini ed egiziani) lo considerano da tempo un peso e parlano sempre di più con Saleh, uomo che piace alla comunità internazionale e a Tripoli perché più moderato. Alla guerra ad oltranza contro il Gna di cui si è fatto sempre paladino Haftar, Saleh ha aperto da tempo ad un accordo politico. Lo ha ribadito anche l’altro giorno quando si è detto «pronto ad incontrare» in Marocco il capo dell’Alto Consiglio di Stato di Tripoli Khaled al-Mishri. Palesemente scalzato, Haftar ha provato a guadagnare visibilità giovedì quando, non senza qualche sorpresa, ha dato il suo ok alla riapertura dei terminal di esportazione di greggio che lui stesso aveva deciso di chiudere a gennaio. Dietro la sua scelta c’è innanzitutto l’obiettivo di evitare un blackout elettrico nella sua Cirenaica (con le ricadute disastrose sui civili). Ma anche politico: proprio Saleh, ha riferito l’Agenzia Nova, era sul punto di far uscire un durissimo comunicato contro le politiche di chiusure del generale. Haftar l’avrebbe quindi anticipato, ma di fatto facendo così ha ammesso la sconfitta dell’ala oltranzista da lui rappresentata e la vittoria di quella che vuole il dialogo con la Tripolitania.

Oltre alla diplomazia, da monitorare con attenzione è anche la questione Covid che ha registrato complessivamente in Libia poco più di 8.100 casi. Nelle ultime 24 ore 244 nuove persone sono risultate positive al Coronavirus, un calo rispetto al picchio di 489 contagi del 18 agosto. I decessi totali sono 149.

ROBERTO PRINZI

da il manifesto.it

foto: screenshot

categorie
Libia



info Covid19

antispecismo



sul tuo computer…

altri articoli