Trucco e controtrucco nella partita delle unioni civili

Ma a chi importa davvero se le unioni civili diventano un nuovo pezzetto di democrazia aggiunta in questo Paese? La domanda non è retorica, soprattutto se si è assistito...

Ma a chi importa davvero se le unioni civili diventano un nuovo pezzetto di democrazia aggiunta in questo Paese? La domanda non è retorica, soprattutto se si è assistito alla prima seduta del Senato sull’inizio dell’esame in aula del disegno di legg Cirinnà.
La proposta di saltare l’esame di oltre cinquemila emendamenti con il “Canguro” rimane sensata se resta finalizzata veramente ad evitare non la discussione tra i senatori sul merito, ma un (primo) trucco di metodo che vorrebbe stravolgere il disegno di legge con un ostruzionismo che viene fatto non tanto contro una proposta del governo che investe temi di natura economica, bensì temi di natura civile.
Ma se l’effetto dell’intento appare buoni, corrisponde poi davvero a bontà anche l’intento stesso? O non vi si nasconde dietro, invece, da un lato (PD) la necessità di ritraghettare tra le braccia di Renzi un elettorato di sinistra che gli stava voltando le spalle e, dall’altro lato (Cinquestelle) la volontà di fare uno sgambetto al governo sacrificando su questo altare un tema trasversale come quello delle unioni civili?
La domanda, dunque, torna prepotentemente in auge: a chi davvero importa dell’espansione dei diritti, della democrazia che si rafforza, dell’adeguamento dell’Italia agli standard europei e transatlantici in materia di convivenze e di matrimoni omosessuali?
Se poi si trattasse soltanto di tematiche legate all’omosessualità, si potrebbe trovare anche un qualche elemento di buona fede nella bagarre che già oggi è stata inscenata al Senato da numerosi esponenti tanto delle destre tradizionali quanto di quelle grilline. Ma, e qui almeno una certa dose di correttezza va data alla senatrice Cirinnà e a larga parte del suo partito, il disegno di legge in questione non si esprime soltanto per le coppie omosessuali e omogenitoriali. Riguarda tutta la popolazione italiana, di qualunque tendenza sessuale, di qualunque unione si tratti: etero o omosessuale che sia.
Ed ecco che le unioni civili diventano un terreno di lotta per mostrare quanto, da un lato, si sia progressisti e di sinistra e quanto, dall’altro, conservatori e di destra ma così umani, anche se bigotti, da riconoscere tanto al Circo Massimo quanto al Senato della Repubblica (con buona pace del cardinale Bagnasco, principe di Santa Romana Chiesa) che ormai il tempo del riconoscimento delle unioni omosessuali è arrivato. Ma di bambini non se ne parla!
E tutto inciampa, più o meno spontaneamente, lì, su un gradino che è un piccolo scalino ma che, amplificato ogni giorno e ogni sera dai mass media, diventa l’ago della bilancia, la pagliuzza nell’occhio di alcuni e una trave enorme per altri.
Nei trucchi e nei controtrucchi, mal celati tra le pieghe dei tomi di emendamenti sui banchi dei senatori, si gioca anche la sporca partita dei riflessi condizionati dalle elezioni amministrative del prossimo giugno: opposizioni peroniste pentastellate che vogliono scalzare tutti gli altri dalla guida della capitale, magari anche di altri grandi città capoluogo di regione e tra canguri e quaglie, scelgono queste ultime per saltare.
E poi pezzi di maggioranze che devono accreditarsi il voto cattolico, a cominciare dalla piazza vandeana del Family day passando per le parrocchie più moderate: e allora si sta al governo ma con quella presunzione di innocenza che fa dire, alla fine della fiera, che si è fedeli a Renzi ma solo fin dove non si varca il limite della sopravvivenza.
E poi, ancora, pezzi di destra tradizionale, quella leghista, quella fratellitaliana con un ricongiungimento con la casa madre forzitaliota… E ci sta pure Verdini questa volta. Tutti insieme con una passione altalenante, ma uniti dalla cattiva fede elettorale che però non contagia proprio tutti.
Si salvano pochi senatori del gruppo misto: almeno quelli che ancora apertamente si dicono di sinistra. Pazienza se non sono comunisti, ma almeno sono onesti. E sinceri.
Non ho mai avuto grande speranza che il movimento 5 Stelle rappresentasse chissà quale rivoluzione per questo Paese. Tutt’ora penso che si tratti di un soggetto politico di destra, fintamente progressista, diretto da un vertice onnipotente e insindacabile. Eppure pensavo, nonostante questo, che su temi come i diritti civili avessero una linea unitaria, chiara, definita. Mi sbagliavo. Spero di sbagliarmi nello sbagliarmi. Spero che ritrovino, al posto del calcolo politico, la correttezza del calcolo sul bene comune, sugli interessi democratici comuni.
Ma, del resto, io sono abituato a decidere la linea del mio Partito in una comunità che si riunisce e fa i congressi parlando e discutendo de visu e non dietro ai “click” di una tastiera… E intanto le unioni civili traballano… Vince il cinismo di una Italia piccola, mediocre. E la mediocrità, diceva Carmelo Bene, “è sempre di Stato”. Vedendo lo spettacolo avvilente del Senato, non è possibile dire il contrario.
Se non ce li daranno, prendiamoceli comunque i diritti civili: uniamoci, baciamoci, amiamoci. Liberamente. E prima o poi, tolto ogni velo di ipocrisia, messi davanti al muro del loro pianto, dovranno abbassare la testa e chiederci scusa.

MARCO SFERINI

17 febbraio 2016

foto tratta da Pixabay

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