Tra referendum e presunta volatilità del mercato

“Un forte picco della volatilità del mercato azionario italiano è atteso all’inizio di dicembre in corrispondenza con il referendum costituzionale. Lo scrive la Banca d’Italia nel rapporto sulla stabilità...

“Un forte picco della volatilità del mercato azionario italiano è atteso all’inizio di dicembre in corrispondenza con il referendum costituzionale. Lo scrive la Banca d’Italia nel rapporto sulla stabilità finanziaria. La volatilità è misurata sui prezzi delle opzioni sull’indice azionario; da un grafico pubblicato nel rapporto si vede un picco della volatilità implicita che a dicembre balza oltre il 4 per cento”.

“I manager italiani ritengono che le riforme renderebbero più facile il processo decisionale del governo, ridurrebbero l’instabilità e i costi della politica. Alcuni apprezzano anche il fatto che un risultato positivo eviterebbe le dimissioni di Renzi e la successiva apertura di una crisi.”.

Affermazioni inaudite, prive di senso, destinate a coprire il fallimento del sistema finanziario e bancario, e le gravissime colpe di questo Governo e di lor signori nell’impoverimento generale che adesso si pensa di esorcizzare a colpi di “stabilità” di un governo illegittimo votato da un Parlamento eletto attraverso una legge giudicata incostituzionale dall’Alta Corte.

Non è soltanto una questione di “classe” che pure salta direttamente all’occhio: è questione di intorbidamento della libera espressione democratica di un popolo che si misura sul nodo fondamentale della propria identità comune, quella del Dettato Costituzionale, sulla quale si sta tentando una bieca operazione di divisività e di mera gestione del potere.

“Sta di fatto che per le banche italiane i crediti deteriorati si sono accumulati nel corso degli anni, portando le “sole sofferenze (che sono i crediti più difficili da riscuotere in assoluto, nella più ampia categoria dei crediti deteriorati) a balzare “dai 42,8 miliardi del 2008 – primo anno di crisi – ai 195,3 miliardi di metà 2015, per arrivare a superare oggi quota 200 miliardi“. (tutti i crediti deteriorati sono pari a circa 350 miliardi)”.

Sono questi i dati dell’allegra finanza italiana, di questi super – manager capaci soltanto di accumulare crediti deteriorati perché forniti esclusivamente agli speculatori “amici di riguardo”.

Un “NO” nel referendum necessario per affermare la Costituzione democratica, ma anche per avviare la possibilità di tracciare un segno nella storia di questo Paese in modo da contrastare questo inaccettabile stato di cose.

FRANCO ASTENGO

foto tratta da Pixabay

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