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Religioni e dintorni

Sinodo valdese, il razzismo come «eresia telogica»

Il razzismo come «eresia teologica» e l’«ammissibilità» dell’eutanasia anche da un punto di vista cristiano. Sono due posizioni assunte dal Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi, massimo organo decisionale della storica minoranza cristiana italiana che dal 26 al 31 agosto ha visto riuniti a Torre Pellice (To) 180 «deputati» (90 pastori e 90 laici) per discutere e deliberare democraticamente su questioni ecclesiali e sociopolitiche.

Centrale il tema dei migranti, anche perché le Chiese evangeliche sono impegnate in prima linea nel programma Mediterranean Hope: nel 2017, 795 migranti hanno trovato alloggio in 142 strutture residenziali, sono stati attivati 224 tirocini retribuiti e con i «Corridoi umanitari» (con a Comunità di sant’Egidio) sono giunte in Italia oltre mille persone.

IL Sinodo ha fatto proprio il Manifesto per l’accoglienza, che sarà affisso sui portoni di tutte le chiese evangeliche e che appunto definisce «ogni forma di razzismo un’eresia teologica». «Riteniamo molto gravi l’odio e la xenofobia propri del discorso politico del governo», ha spiegato la pastora valdese Maria Bonafede. «Respingiamo la falsa contrapposizione tra accoglienza degli immigrati e bisogni degli italiani», si legge nel Manifesto, «ci opponiamo alle politiche di chiusura delle frontiere e di respingimento», «denunciamo la campagna contro immigrati e richiedenti asilo che, a fronte di arrivi in diminuzione e sostenibili in un quadro di solidarietà europea, esaspera e drammatizza il dibattito». Il Sinodo ha poi recepito un importante «documento di studio» sul tema del fine-vita («È la fine, per me l’inizio della vita». Eutanasia e suicidio assistito: una prospettiva protestante) che apre alla possibilità di «eutanasia» e «suicidio assistito» in casi particolari, senza assecondare derive di «autonomia indiscriminata». Elaborato dalla Commissione bioetica delle chiese battiste, metodiste e valdesi in due anni di lavoro, presentato al Sinodo 2017, passato al vaglio delle Chiese locali che lo hanno accolto a grande maggioranza, quest’anno è stato approvato in via definitiva.

«Non esistono ragioni universali per giudicare moralmente illegittima la scelta di morire da parte di un individuo», si legge. «La morte volontaria dovrebbe essere considerata un male minore e non un’espressione suprema della libertà umana», ma «la misericordia ci impone di rispettare il punto di vista dei sofferenti, di tutelare la loro libertà di scelta e di cercare di ridurre le loro sofferenze». «Siamo in contesto medico, in situazioni in cui coesistono la volontarietà della richiesta, il sintomo refrattario alle terapie e la prognosi negativa», ha spiegato la pastora Ilenya Goss, componente della Commissione bioetica valdese, che ha precisato che «il documento non ha un valore dogmatico ma è un parere autorevole offerto alle Chiese e ai singoli fedeli». L’orientamento del Sinodo è chiaro, ma «chi dissente non verrà scomunicato!» (pratica inesistente nel mondo evangelico). Sul fronte interno, metodisti e valdesi segnano il passo. Lo ammettono presentando i risultati di una ricerca che parla di una Chiesa in «stabile decrescita»: dal 1985 al 2016 hanno perso un quinto dei fedeli, passando da 30mila a meno di 25mila.

I dati dell’otto per mille lo confermano. Coloro che decidono di destinare l’otto per mille a metodisti e valdesi (469mila) sono molti di più dei fedeli presenti in Italia. Ma per il terzo anno si registra una flessione: i contributi del 2018 (dichiarazioni dei redditi 2015) scendono a 32 milioni di euro (nel 2016 erano 37 milioni, lo scorso anno 34). Che, scelta ribadita dal Sinodo, verranno impiegati non per il culto ma per progetti sociali, assistenziali e sanitari. Confermato moderatore della Tavola valdese (organo esecutivo dell’Unione delle Chiese metodiste e valdesi) il pastore Eugenio Bernardini, per il suo settimo ed ultimo anno.

LUCA KOCCI

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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