Rosatellum: Berlusconi allettato, non ancora convinto

Legge elettorale. Il leader di Fi apprezza la possibilità di larghe intese ma teme di finire schiacciato da Slavini
Silvio Berlusconi

Più spinto che convinto dai suoi capigruppo, Brunetta e Romani, l’ex Cavaliere ha dato il via libera al nuovo Rosatellum e il tavolo del centrodestra, riunito ieri all’ora di pranzo per discutere il testo base nero su bianco, ha proceduto come di dovere. Ma è un Ok con riserva. Berlusconi, se da un lato ha ordinato ai suoi ufficiali di assentire, non esclude il ripensamento. Il mandato piovuto da Arcore alla vigilia della riunione del tavolo era chiaro. Bisogna stare attenti a mantenere il centro della scena. Dunque per il momento ok al Rosatellum 2 ma procedendo con i piedi di piombo.

Francesco Paolo Sisto, ex presidente della commissione Affari costituzionali, dà voce a quelle riserve: «Ci sono punti da approfondire. Noi siamo sempre stati per il proporzionale e qui c’è una quota maggioritaria. Non è esagerata come nella prima versione ma, appunto, bisogna valutare bene. Anche sui collegi bisogna vedere bene: si tratta di collegi uninominali? Insomma questa versione del Rosatellum è senz’altro molto più attrattiva e interessante dell’altra, ma di qui a dire che è fatta ce ne passa». Persino il capo dei deputati Brunetta, che pure è tra i più convinti sostenitori della legge, in mattinata frenava un po’ l’entusiasmo: «Aspettiamo di vedere contenuti e tempi ma pensiamo che sia da prendere in seria considerazione».

Non è certo un caso che i punti delicati elencati da Sisto corrispondano ai dubbi messi in campo mercoledì sera, nel summit azzurro, da Gianni Letta, che a questa legge è contrarissimo: teme appunto che la quota maggioritaria robusta coniugata con i collegi uninominali metta il partito azzurro nelle mani del Carroccio di Salvini, o quanto meno che rafforzi esageratamente la componente salviniana.

Il semaforo verde di Arcore, del resto, era stata una sorpresa per molti, incluso Matteo Renzi. Appena 48 prima aveva confidato agli intimi: «Questa legge secondo me non va da nessuna parte. Vedrete che la affosserà Berlusconi». Invece Berlusconi si è fatto, almeno per ora, convincere proprio dalle stesse considerazioni che avevano già suggerito al segretario del Pd di dare il via libera: la necessità di evitare la lista unitaria a destra.

E’ il segreto (di Pulcinella) di tutte le manovre in corso da mesi sulla legge elettorale: l’obiettivo non è tanto agevolare la vittoria di qualcuno quanto spianare la strada a un governo Pd-Forza Italia. La lista comune avrebbe reso l’obiettivo meno facilmente praticabile. Conti alla mano Ghedini, che del Rosatellum 2 è il massimo sponsor, ha dimostrato a re Silvio che con questa legge non perderà nessun parlamentare, avrà la facoltà, in virtù delle doppia lista di fatto bloccata, di sceglierseli uno per uno e soprattutto Fi sarà presente con i suoi stendardi in entrambe le Camere, pronta a dar vita a un governo modello Nazareno 2 se la destra non avrà la possibilità di governare da sola.

Pacchetto senza dubbio allettante, però non a buon mercato. E’ facile prevedere che a nord la coalizione farà il pieno, ma la parte del leone lì spetterà a Salvini che prevedibilmente reclamerà il grosso dei candidati nel maggioritario. Al centro e soprattutto a sud le previsioni sono meno rosee. Il rischio che Berlusconi sta valutando in queste ore è di finire schiacciato nella morsa Renzi-Salvini, ed è certo che Letta, convinto che gli azzurri dovrebbero accettare il Consultellum e poi presentarsi da soli, senza listone, farà il possibile per sottolineare quanto più possibile quel rischio.

Tra le truppe parlamentari la divisione passa per un confine geografico, non politico. Contenti i settentrionali, dove la partita è facile. Molto meno i meridionali che temono di restare esclusi in massa dal prossimo Parlamento. Per le stesse ragioni al Sì convinto della Lega corrisponde il No di Fratelli d’Italia. I centristi di Ap sono contentissimi per l’abbassamento della soglia di sbarramento al 3%. «Siamo soddisfatti che il Parlamento scommetta su una legge scritta da lui e non dalla Consulta. E’ l’ultima opportunità», si allarga Maurizio Lupi. Ma senza preferenze anche da quelle parti corrono paure e dubbi. Quanto questa miscela possa rivelarsi esplosiva lo si scoprirà quando la Camera voterà. Segretamente.

ANDREA COLOMBO

da il manifesto.it

foto tratta da Wikimedia Commons / Flickr su licenza Creative Commons

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Politica e società

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