Ritorno al passato. E i militanti Labour si adattano

Gran Bretagna. Azzerata la svolta socialista di Corbyn dopo la sconfitta dello scorso anno. La corbynista Long-Bailey data al secondo posto, a pesare il legame con l’ex leader

Nonostante sia stata eclissata da eventi più gravi, la corsa per la leadership del Partito Laburista Britannico si chiuderà oggi. Si è trattato di un processo laborioso, cominciato dopo la sconfitta elettorale del 12 dicembre scorso.

La corsa è stata deludente: una conseguenza, forse, della disperazione e del distacco degli attivisti dopo una sconfitta così grave. Dopo le nomine obbligatorie da parte dei parlamentari, dei sindacati e dei circoli territoriali, sono rimasti tre candidati.

Il favorito è Sir Keir Starmer, cavaliere del regno, ex capo procuratore della corona, attuale ministro-ombra per la Brexit. Rebecca Long-Bailey, candidata dell’ala sinistra del partito, figlia di immigrati Irlandesi a Salford, nel nord del paese, è al secondo posto.

La terza candidata, Lisa Nandy, ha poche possibilità di vittoria, nonostante il supporto di alcuni corbynisti, capaci apparentemente di dimenticare che Nandy, nel 2016, era schierata con Owen Smith nel tentativo di disarcionare Corbyn.

A differenza delle campagne vittoriose di Corbyn nel 2015 e nel 2016, il vantaggio di Starmer non deriva dai nuovi iscritti. Si tratta, piuttosto, di iscritti che in passato hanno votato Corbyn e che ora, invece di votare per Long-Bailey, le preferiscono un avvocato, cavaliere del regno, e soprattutto il responsabile della posizione del partito sulla Brexit, fattore che è verosimilmente la causa della perdita di 2,6 milioni di voti tra il 2017 e il 2019.

Come spiegare questa scelta? Una serie di interviste a militanti può chiarire la questione. Parte della responsabilità va attribuita alla campagna di Long-Bailey.

Tom Blackburn, giornalista per Tribune e The Guardian, supporter di Long-Bailey, sostiene che si tratti di un’incapacità di scegliere se rivendicare o meno l’eredità di Corbyn. «Dopo una sconfitta così netta – sostiene Blackburn – qualsiasi candidato percepito come troppo vicino a Corbyn avrebbe avuto la strada in salita».

Lara McNeil, rappresentante delle giovanili del partito nel comitato nazionale, contrasta la capacità di Corbyn nel 2015 di essere un candidato di rottura con l’impossibilità per Long-Bailey di posizionarsi similmente, avendo supportato le politiche socialiste del partito negli ultimi quattro anni.

La dimensione della sconfitta nel 2019 ha, inoltre, spinto molti corbynisti convinti verso altri candidati. Patrick, un sostenitore londinese di Corbyn, ha votato per Nandy. Il successo dell’establishment nel distruggere Corbyn e il suo progetto politico indicano che «dobbiamo adattare la nostra posizione», sostiene Patrick, e scegliere un leader meno indigesto alla stampa, che non attragga «tutta quell’ostilità».

E sottolinea che Nandy ha molti meno scheletri nell’armadio di Corbyn: la vicinanza a vari movimenti anti-imperialisti di quest’ultimo ha fornito abbondante materiale alla stampa scandalistica per screditarlo.

Inoltre, c’è il fattore Brexit. Come sottolineato da Blackburn, Corbyn ha tenuto in piedi una coalizione molto eterogenea, che si è inevitabilmente spaccata su questo tema, con una pioggia di critiche per la sua decisione di rispettare il risultato del referendum del 2016.

Starmer, spingendo il partito verso una posizione più europeista, ha danneggiato il Labour alle urne ma, paradossalmente, si è attirato le simpatie di parte dell’ala sinistra del partito, corbynista ma contraria alla Brexit. La sua promessa di non tradire la svolta a sinistra di Corbyn ha infuso fiducia, anche se bisognerà vedere quanto sarà rispettata.

Durante la pandemia del coronavirus Starmer non è stato eccessivamente critico nei confronti del governo, cosa che ha deluso qualche attivista.

Con Starmer destinato a vincere, il Labour corre il rischio di tornare alla socialdemocrazia manageriale del New Labour. Il fallimento del leader uscente nel democratizzare il partito e disciplinarne l’ala destra ha permesso ai blairiani di distruggerlo da dentro, costringendolo a focalizzarsi sullo scontro interno.

Corbyn non è riuscito, sottolinea Blackburn, «né ad aumentare né a consolidare la coscienza socialista del partito». Il risultato è la situazione attuale, in cui il rischio di un azzeramento della svolta di Corbyn è concreto, una volta incoronato Sir Starmer.

ROSA GILBERT

da il manifesto.it

Foto di Ana Gic da Pixabay

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