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Politica e società

Referendum. Le femministe per il NO

Siamo convinte che il prossimo referendum costituzionale ci riguardi non solo come cittadine,ma anche come donne e come femministe. Sul piano sociale, culturale, politico, simbolico. È in atto un processo di desertificazione della politica, di rimozione della materialità della storia, di regressione nei diritti, nelle libertà, nei processi di soggettivazione. Sotto la spinta di un giovanilismo grottesco si progetta un attacco alla Costituzione repubblicana antifascista non solo sul piano istituzionale, ma anche nella sua “forma” di patto fondamentale tra rappresentanza e decisione, tra cittadinanza e istituzioni. Si vuole passare dalla democrazia rappresentativa alla “democrazia decidente”, con una torsione plebiscitaria e personalistica. Si fa il deserto sul piano sociale e culturale (Job’s Act, La buona scuola etc.) per dare il potere ad una élite decidente, occupante,prevaricante. Noi non abbiamo il ‘mito’ della lettera e del linguaggio della Carta.

Abbiamo anzi riflettuto, ad esempio, sul limite di un linguaggio tutto maschile che riflette il genere monosessuato della sua scrittura. Persino nell’articolo Tre ci sembra che prevalga, in quel “senza distinzione di sesso”, un’idea di uguaglianza che non tiene conto delle differenze, come quella primaria di genere. Anche l’articolo 29, quello sulla “famiglia…società naturale fondata sul matrimonio” non ci piace. La Costituzione italiana, cioè, rifletteva quel lungo processo di “naturalizzazione” che aveva assegnato alle donne lo spazio del privato e agli uomini la parola pubblica e la politica, in considerazione delle donne tutt’al più come un gruppo sociale da tutelare e includere per evitare la discriminazione.

C’era, certo, qualcosa da cambiare, ma in tutt’altra direzione. E ci siamo sempre sentite impegnate a riprendere le idee delle donne partigiane che con la loro irruzione sulla scena sociale e pubblica segnarono la Resistenza; ci siamo anche sentite impegnate nel percorso di attuazione del senso profondo della Carta,anche attraverso momenti di rottura e di conflitto con le istituzioni,che hanno prodotto avanzamenti legislativi: nella convinzione che solo nella uguaglianza e nella democrazia possa esserci lo spazio per la libertà femminile, così come solo nella uguaglianza e nella democrazia può esserci lo spazio per un’accoglienza delle persone migranti che non si riduca alla pura logica umanitaria ma le consideri soggetti di diritti.

Infine, questa campagna referendaria viene praticata dai vari e pur autorevoli comitati del NO a noi più ‘vicini’ con una logica difensiva (“stiamo al merito,non alla polemica contro il governo”). Siamo convinte, invece, che il merito stia anche nella torsione plebiscitaria e autoritaria di questo governo e di questa forma di governo che si sta delineando nelle pratiche, nelle scelte, nelle alleanze anche europee. Nella sudditanza ad un liberismo onnipotente e invasivo dei corpi, delle vite, delle coscienze. Perciò siamo convinte che il contrasto a questa controriforma e il contrasto a questo governo siano strettamente legati e con questo spirito siamo attivamente impegnate nella campagna per il NO.

Emma Baeri, Imma Barbarossa, Elena Brancati, Sara Catania Fichera, Elena Coccia, Antonia Cosentino Leone, Elisa De Nicolò, Eleonora Forenza, Tonia Guerra, Maria Teresa Iervolino, Isa Lorusso, Rosy Lubes, Lidia Menapace, Clotilde Pecora Caruso, Nicoletta Pirotta, Geni Sardo, Tania Toffanin

da rifondazione.it

foto tratta da Pixabay

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