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Economia e società

Padoan, «spacciatore» coraggioso

Le razioni del governo alle critiche intervenute da più parti alla manovra sono lo specchio fedele dell’idea di bilancio dello stato degli attuali inquilini del governo: alla fine è un conto economico delle attività e delle passività e del dare e dall’avere.

Il bilancio dello stato è diventato, sostanzialmente, il rendiconto di una impresa, buttando nel cestino gli insegnamenti dell’economia pubblica di R. Musgrave, secondo cui l’intervento pubblico persegue obiettivi allocativi, redistributivi e di stabilizzazione. La reazione del ministro Padoan alle critiche della Cgil, in verità non solo della Cgil, sono stizzite e prive di qualsiasi ragionevolezza.

Il prof. Padoan è passato dalla critica alla logica keynesiana sulla rivista Critica Marxista, elogiando Kalecki, all’assunzione piena del modello neo-liberista, seppur temperato.

Cambiare idea nel corso della propria vita è un segno di maturità, fintanto che non si cade nel lato oscuro della forza come ha fatto Anakin Skywalker diventando Dart Fener. Le risposte del prof. Padoan alle critiche sono quelle tipiche di una persona che si ricandida a fare il ministro dell’economia nella prossima legislatura, allor quando non ci sarà nessuna maggioranza e i soliti “tecnici” dovranno “aiutare” il Paese. Anakin era il prescelto per riportare l’equilibrio nella forza ma l’arrivismo personale, non l’ambizione, ha giocato un brutto scherzo. Giusto e sbagliato diventano duttili, flessibili e, qualche volta, diventano l’esatto contrario.

La manovra per il 2018 è vuota, ingiusta e, peggio ancora, si presenta come il bilancio di una impresa. Su questo ultimo punto è imperdonabile l’Europa e chiunque veicoli questa idea.

Nemmeno Draghi ha mai veicolato una ipotesi di questa natura e non è un caso che richiami degli interventi pubblici coerenti. Spacciare per misure pro crescita la presunta neutralizzazione dell’aumento di Iva e accise – l’indebitamento netto quanto concorre a “neutralizzare” le clausole di salvaguardia ministro Padoan? -, è come l’ubriaco che cerca le chiavi sotto il lampione acceso ancorché non sia sicuro di averle perse proprio in quel posto.

Ci vuole coraggio nel sostenere che la lotta alla povertà è iniziata con il reddito di inclusione (600 mln). Il ministro Padoan dichiara che il bilancio per il 2018 aiuta l’inoccupazione giovanile con gli sgravi per le assunzioni a tempo indeterminato. Chissà cosa hanno pensato le 124.076 persone espatriate all’estero per cercare soprattutto lavoro nel 2016. Dal 2006 la mobilità italiana è aumentata del 60,1% (Rapporto Italiani nel Mondo 2017), e sono soprattutto giovani. Il bonus fiscale è la soluzione? Un grande economista come R. M. Solow ci ricorda che il mercato del lavoro non è mercato come tutti gli altri, piuttosto è una istituzione sociale. La storia del cavallo che non beve nonostante l’abbondanza d’acqua è nota a tutti, marxisti, keynesiani, neo-classici, ecc.

Il meno 30% di investimenti dal 2007 è recuperabile con l’iniziativa privata via super ammortamenti (130%) e iper-ammortamenti (250%)? Come ricordare che gli impianti delle imprese sono ancora sottoutilizzati rispetto al 2007?

C’è poi qualcosa nella legge di bilancio insopportabile, cioè il credito di imposta per la formazione digitale 4.0. Ma le imprese non avrebbero l’interesse a utilizzare i propri fondi almeno su questo punto?

Ovviamente non sosteniamo l’innovazione tecnologica legata alla green economy, troppo sofisticata per le imprese italiane questa prospettiva, ma stimolare la tecnologia che ha le sue basi tra il 1990 e il 2000 è abbastanza improvvido. Inoltre, tutta questa tecnologia è importata, cioè il paese si indebita con i paesi terzi.

L’ultimo premio Nobel per l’economia R. Thaler, che sussume la psicologia nelle analisi economiche deve essere stato un errore secondo il governo e il prof. Padoan. Il Fiscal Compact è una camicia di forza, ma sarebbe comunque stato possibile fare di meglio e di più. Per esempio, adottare il suggerimento del Fmi quando sostiene che «le aliquote fiscali più elevate per i ricchi contribuirebbero a ridurre la disuguaglianza senza avere un impatto negativo sulla crescita», aggiungendo che vari tipi di tasse sulla ricchezza potrebbero anche essere considerate.

ROBERTO ROMANO

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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