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Lo stiletto

L’impossibile tabula rasa

Nella vita diseguali, nella morte tutti uguali? E’ un ragionamento che si fa in vita, da vivi, da esseri umani e disumani al tempo stesso, nel mezzo di mille contraddizioni dettate da una società che noi stessi contribuiamo – con minori o maggiori forze – a determinare nel suo sviluppo o nella sua staticità o, peggio ancora, nel suo inviluppo.
Ecco, iniziò qualcuno più di venti anni fa a dire che i morti sono tutti uguali, che tra chi combatté per la Repubblica sociale italiana fascista e chi come i partigiani scelse la via dei monti non vi era differenza in morte: la differenza vi era solo nel momento temporale della vita.
Ma ciò che i vivi fanno può essere cancellato come colpa, e quindi anche come virtù, dalla morte? Forse la morte è una tabula rasa che ci fa ritornare tutti infanti, vergini e privi di ogni colpa?
Se fosse così, ogni etica sarebbe relativa e non esisterebbe più un serio confine tra azioni che promuovono la felicità e il benessere singolo e collettivo ed azioni che invece annichiliscono il genere umano, quello animale, il regno vegetale.
Chi si accanisce contro i propri simili e contro tutti gli altri esseri viventi per scopi di profitto utilizzando la politica, la religione, la cultura e ogni mezzo che possa essergli di utilità può dunque farlo liberamente, non solo sperando nel perdono divino ma sapendo che il giudizio della storia, di coloro che rimarranno su questa terra dopo lui sarà equanime e non vi sarà condanna da parte della memoria per ciò che ha fatto in vita.
Per questo, non è possibile provare pietà per chi in vita ha provocato stragi, distrutto affetti, famiglie, vite che avevano la piena dignità di essere vissute.
Per questo, non è possibile provare pietà per chi in vita ha solo promosso omicidi e l’incultura e il disvalore stesso della violenza come libero arbitrio per la propria volontà in spregio alla libertà di tutti gli altri.
Noi siamo diversi, è vero, da queste persone e per questo scriviamo queste righe: perché sappiamo indignarci e provare questa indignazione sempre. Nella vita come nella morte.

(m.s.)

foto tratta da Pixabay

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