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Editoriali

L’allarme terroristico di Valls

Suona di cattivo auspicio la relazione che il capo del governo francese, Manuel Valls, ha fatto alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza. E’ vero che in politica internazionale, come del resto anche in quella interna del proprio paese, non ci si può affidare alle chiaroveggienze, alle premonizioni e, pertanto, neppure ad auspici sia negativi che positivi.
Però un messaggio di speranza almeno aiuta psicologicamente ad affrontare anche la situazione più difficile.
Potremmo definire il discorso di Valls come “un crudo realismo”, forse anche “sano”: dipende quanto ruolo hanno i servizi segreti francesi nel peso delle parole del primo ministro.
L’allarme che lancia è massimo: almeno una generazione, sul piano temporale, per sconfiggere Daesh e i tanti gruppi terroristici ad esso legati; attesa di nuovi feroci attacchi in non si sa bene quale capitale o città del mondo; lo scenario di una nuova guerra fredda tra Stati Uniti d’America e Russia.
Sull’ultimo punto le avvisaglie c’erano già tutte fin dalla fine dell’ultima guerra del golfo. Il Medio Oriente è uno scacchiere geopolitico dove si intersecano le storiche lotte tra palestinesi e israeliani, tra sciiti e sunniti, tra vecchie satrapie e nuovi regimi fondati su quella fantasiosa “esportazione della democrazia” che ha distrutto equilibri che, seppure in un certo terrore non molto differente da tanti altri terrori occidentali, tenevano insieme aspetti sociali e religiosi, economici e politici tra i più differenti.
Manuel Valls, dunque, mette in guardia tutti: la Francia per prima attende una ondata nuova di attacchi terroristici. E, di nuovo, suona come un cattivo presagio, quasi un avvertimento: accadrà, statene certi, dice Valls, e saranno nuovamente attacchi fatti di “grandi attentati”. Usa proprio questo aggettivo: “grande”.
Quando un capo di governo, ad una conferenza sulla sicurezza, parla in questi termini potrà anche usare una enfasi leggermente retorica nelle proprie argomentazioni, ma finirebbe con il generare il caos e il panico se si riferisse a sole ipotesi.
Evidentemente il governo francese ha dei dati e degli elementi in suo possesso che autorizzano il primo ministro ad essere così incisivo e apertamente “sincero” (mettiamo tra virgolette, è meglio…) al punto di fare riferimento ad una “fascinazione ideologica” che coinvolgerebbe migliaia di uomini e anche di donne presenti sul suolo della Repubblique.
Indubbiamente, dopo Charlie Hebdo e il Bataclàn, ogni riferimento a misure precauzionali per difendere la popolazione dal terrore del Daesh sembra quasi beffardo: la Francia è stata colpita dove e quando meno se lo aspettava, almeno nel secondo caso. Il tutto è avvenuto con una forza che è simile all’allarmismo lanciato da Valls a Monaco.
Quanto tutto questo sia di aiuto nella lotta al terrorismo è tutto da dimostrare. Somiglia tantissimo al voler cacciare la guerra con la guerra è il terrore il terrore. E, fino ad ora, è una strategia che non ha dato grandi risultati preventivi. Intanto la conferenza di Monaco fallisce il suo obiettivo: nessuno vuole deporre le armi per primo è una nuova “guerra fredda” viene proclamata senza tanti infingimenti. In Siria e in Iraq si muore, in Europa si sparge terrore.

MARCO SFERINI

14 febbraio 2016

foto tratta da Pixabay

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