La sinistra rinasce solo dalla coscienza sociale

Gli appelli che si sono succeduti in questi anni in favore dell’unità delle forze della sinistra avevano come nobile scopo quello di riunire in una sintesi politico – programmatico...

Gli appelli che si sono succeduti in questi anni in favore dell’unità delle forze della sinistra avevano come nobile scopo quello di riunire in una sintesi politico – programmatico – organizzativa gran parte della diaspora di varie culture progressiste che si è formata in Italia da qualche decennio a questa parte.
Sento dire, da più parti, che tutti questi esperimenti sono falliti per tendenze settaristiche, per l’autoconservazione dei gruppi dirigenti e per fattori anche, ovviamente, esterni alle diatribe che sono nate negli anni tra i partiti e le forze politiche e sociali  della sinistra.
Io ritengo che questo fallimento sia anche da attribuire al mutamento sociale e culturale del Paese: dopo craxismo e berlusconismo, si è fatta avanti una incultura del leader e un personalismo esasperato in ogni settore della società.
La pubblicità delle idee è passata non più attraverso la conquista di valori provenienti dalle coscienze, bensì dalla comunicazione diretta, visiva e che ha scavalcato la capacità critica di ciascuno, trovando terreno fertile dell’approssimazione, nel pressapochismo, nel brodo di coltura più elementare: la facilità rispetto allo sforzo.
Ha favorito questo processo di alienazione dai valori sociali e dalla coscienza critica individuale, una gestione della cosa pubblica che ha mostrato quanto i politici siano profondamente umani da non riuscire ad elevarsi al livello dei platonici governanti della Repubblica, quanto a dimostrare che tutti i vizi e i desideri personali sno stati appagati con lo sfruttamento della delega, del potere.
E così, per proprietà transitiva, il “politico” è diventato sinonimo di “ladro”. E un sinonimo non conosce eccezioni: è un sinonimo per quella parola sempre. Quindi nella descrizione quotidiana della politica, il furto, l’abuso di potere, la ruberia ai danni del popolo, manifesta e manifestatasi ampiamente in questi decenni, è diventata il regime costante della vita sociale e istituzionale di una Repubblica già molto maltrattata nei lustri precedenti.
E se il “politico” è “ladro” per antonomasia, i “partiti” sono il luogo dove nascono, crescono e si formano i “ladri”.
Tutto torna e qualcuno ha sapientemente creato un partito, che si chiama Movimento 5 Stelle, proprio su questo impianto filosofico – politico.
Le parole d’ordine per entrare negli ingranaggi del potere senza essere confusi con esso dalla massa da strumentalizzare sono state: “Vaffanculo”, “Casta”, “Loro”, “I politici”, “I partiti”.
Una unicità di concetti che esclude, ovviamente, soltanto il purissimo movimento diretto da Grillo e Casaleggio che intercettato una protesta sacrosanta usando un metodo peloso, tutt’altro che vergine e candido.
La sinistra socialista assorbita e annichilita nell’operazione veltroniana prima e renziana poi del Partito Democratico; la sinistra comunista e di alternativa prosciugata da una attrazione dei consensi verso i pentastellati e la Lega Nord e, ancora di più, nell’inerte regno del “non voto”, del disprezzo completo.
Fino a pochi giorni fa ci auguravamo che Syriza fosse d’esempio per tutti noi e ci indicasse, sia programmaticamente che organizzativamente, una via da mutuare anche in Italia.
Le trattative tra Atene e Bruxelles sui prestiti necessari per evitare il disastro greco a tutto tondo sono state un’arma vincente per la Troika. Hanno saputo logorare tanto il governo Tsipras quanto Syriza.
La mossa del ricorso al voto può avere un valore di ripresa di lotta se ne nascerà un governo esclusivamente di sinistra: Syriza e Unità popolare potrebbero essere le forze pronte a guidare un nuovo esecutivo che gestisca la fase di applicazione degli accordi cercando di spostare l’asse degli interventi a favore dei ceti più deboli, di quel proletariato che altrimenti sarebbe intercettato dai neonazisti di Alba Dorata.
Ma il punto rimane: Syriza oggi è divisa in tre tronconi. Per ora la partita la vince il capitale, la vince la Troika e Mario Draghi può tranquillamente affermare di aver difeso la moneta unica europea da un tracollo che a cascata avrebbe avuto conseguenze in Portogallo, Spagna, Irlanda.
E ora, la domanda che mi sento di rivolgermi e di rivolgervi è questa: se il partito di sinistra antiliberista e radicale più forte che c’era in Europa non è stato capace di forzare gli eventi anche col sostegno del referendum popolare, del famoso “OXI” barrato sulle schede dal 60% dei greci; se Syriza non è stata in grado di evitare la firma di un memorandum che impone alla Grecia, in cambio di altri prestiti, una serie di privatizzazioni in campo pubblico, una revisione dei contratti nazionali di lavoro, una nuova introduzione di precarietà dilagante, portanto Tsipras ad ammettere che il programma originario di Syriza non ha trovato applicazione; se tutto questo è successo, come potranno altre forze di sinistra radicale o presunte tali, come Podemos in Spagna, come il Sìnn Fein in Irlada, il Front de Gauche in Francia, la Linke in Germania, sperare di raccogliere consensi promettendo una lotta senza quartiere con le istituzioni bancarie e politiche europee?
Se alla fine vince il capitale, quale è il senso della lotta? E, soprattutto, ha un senso fatta per nazioni separate, senza un Partito della Sinistra Europea che sia l’unico interlocutore nei confronti delle istituzioni europee?
In poche parole, condivido il pensiero di chi mi dice: abbiamo tutti lasciato da sola Syriza in questa battaglia. La Sinistra Europea non ha sostenuto come doveva essere fatto questo partito greco coraggioso che oggi rischia di essere consumato da una contrapposizione troppo grande rispetto al generoso impegno di milioni di greche e greci.
E, se questo è il contesto complessivo che ci si presenta nel prossimo futuro, che speranze hanno i propositi italici di riunire la sinistra di alternativa in un soggetto politico unitario?
Non ho una risposta. E non è la prima volta che mi capita in questi mesi. Posso formulare degli auspici basati su una mia idea tutta politica e anche organizzativa.
Senza un contesto sociale e culturale nuovo non c’è assemblamento anche possente che possa tenere. Serve una rielaborazione di categorie di interpretazione dei problemi sociali; serve una rinascita di un protagonismo di massa che oggi viene abilmente diretto solo dal Movimento 5 Stelle.
Senza una “domanda di sinistra” non può nascere nulla. Siamo sicuri che la creazione della “domanda di sinistra” possa essere indotta invece che essere ispiratrice di un nuovo patto anticapistalista?
La questione culturale non riguarda soltanto le persone, i cittadini, i lavoratori e le lavoratrici, gli studenti…
La questione culturale è ideologica quando riguarda la rinascita della sinistra.
Una sinistra che sia soltanto “radicale” e che si ponga in alternativa a PD e alle destre tutte è certo un ottimo paso, ma è insufficiente risetto al quadro politico e sociale che ci troviamo davanti.
Io ammiro i compagni e le compagne che si propongono la ricostituzione in Italia del Partito Comunista. Li ammiro politicamente, ma penso che commettano un errore di fondo: il partito si ricostruisce non da una idea di pochi, ma da una esigenza delle masse, dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati.
In questo frangente noi possiamo almeno augurarci che la ricerca dell’unità a sinistra svolga due compiti: rappresentanza elettorale unitaria e ben chiara in tutta Italia sotto un simbolo riconoscibile e non archiviato dopo pochi mesi; autonomia dei soggetti proponenti in merito ad una politica esercitata tra le persone che faccia doppia “propaganda”: culturale e sociale.
Torniamo a spiegare le ragioni dello sfruttamento, perché si vive, anzi si “sopravvive”, in questo misero modo, in questa quotidianità fatta di invivibile futuro. Parimenti esercitiamo questa critica per dimostrare che nessun altro propone una alternativa dirompente come la nostra e che solo sovvertendo l’attuale stato di cose è possibile ricongiungere forze sindacali, politiche e sociali in una unica lotta per il lavoro, la scuola pubblica, le pensioni, la salute, l’ambiente. Ma tutto questo deve servire ad un obiettivo molto più lontano.
Solo con la consapevolezza del desiderio di voler vivere in una società rovesciata rispetto a quella attuale, solo così si potrà far rinascere il partito dei comunisti nella sinistra di alternativa italiana, dando forse un contributo concreto ad una sinistra europea che, ad oggi, è troppo impercettibile.

MARCO SFERINI

26 agosto 2015

foto tratta da Pixabay

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