Io e i mondiali, contro dogmi e acriticità

Ci sono tre modi per guardare (o non guardare) i mondiali di calcio: – privi di coscienza critica verso quanto accade non solo in Brasile ma nel resto del...

Ci sono tre modi per guardare (o non guardare) i mondiali di calcio:
– privi di coscienza critica verso quanto accade non solo in Brasile ma nel resto del mondo dove la povertà stride giustamente sempre contro questi eventi che dovrebbero avere tutt’altro carattere e che sono invece le manifestazioni della potenza del mercato su mille sponde;
– con quella consapevolezza e coscienza critica che ci distacca dall’aspetto merceologico e prova a farci ridurre le partite a meri incontri di pallone;
– rifiutare a priori di guardarli perché sono una sorta di manifestazione del demonio, del capitale.
Il primo atteggiamento è la maledetta ingenuità di chi vive senza porsi domande su come vive.
Il secondo atteggiamento è quello in cui mi identifico.
Il terzo atteggiamento è quello di chi pensa così di voltare le disgrazie del mondo con un purismo politico-sociale che lo distinguerebbe dalla massa impecorita, dal gregge che segue acriticamente tutto.
Il prima atteggiamento è forse in buona fede e lo si può battere solo evitando di assumere i toni dei predicatori che vogliono mostrarsi politicamente santi e privi di ogni peccato.
Sinceramente invece le rigidità dogmatiche sono degne del peggior puerilismo, un infantilismo politico degno proprio di quei comunisti che concepiscono il comunismo quasi prima della vita da vivere.
Per questo guarderò i mondiali, con quella coscienza critica e quel distacco da non farmi apprezzare il limitrofo ma solo quanto si svolge tra le 22 gambe dei giocatori in campo.

MARCO SFERINI

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