I confini in espansione della sinistra

La stagione terrorismo-guerra 2015 (e forse anche 2016) ci regala un po’ di pace su ogni altro argomento quotidiano: avete più sentito in televisione o letto qui su Internet...

La stagione terrorismo-guerra 2015 (e forse anche 2016) ci regala un po’ di pace su ogni altro argomento quotidiano: avete più sentito in televisione o letto qui su Internet qualcosa che riguardi le controversie che vive la sinistra in Italia?
Tutto si è eclissato all’ombra non dell’ultimo sole, bensì della martellante informazione (e che informazione!) su Daesh, sulle strade devastate di Parigi e quelle semi deserte di Bruxelles. Sacrosante discussioni, analisi, deformazioni della verità. Ci sta tutto. Tutto rientra nella perfetta normalità, nella consuetudinaria occupazione della scena sotto i riflettori della polemica senza fine.
Nel mentre l’Isis conquista tutte le prime pagine dei giornali e dei siti web, comprese le prime serate sulle maggiori reti televisive del Paese, la politica nazionale torna un poco alla ribalta per l’annunciata autocandidatura di Bassolino alle primarie del PD partenopeo.
Ma cosa accada a sinistra del carrozzone centrista, non è dato sapere.
Personalmente, ho seguito con interesse l’assemblea di Possibile: forse l’unico evento di sinistra degno di nota in questi giorni.
Ho ascoltato una analisi chiara da parte di Pippo Civati, con punti di riferimento precisi in campo economico e sociale: una definizione di alternativa al PD netta nella volontà di non fare alleanze elettorali con quel “partito della nazione” che Renzi ha iniziato a mettere in campo da molti mesi.
L’asse sinistra-economia pubblica mi è parso importante come elemento discriminante per la costruzione di un dialogo anche con chi, come noi comunisti, fa del potenziamento delle strutture pubbliche un cardine del rafforzamento di un ampio spettro di diritti sociali e civili.
La differenza, su questo tema, rimane evidente: Civati non esclude un sostegno alle iniziative private e non esclude di coinvolgerle laddove manca il pubblico. Ma questa è una ambivalenza che non deriva da un programma politico; semmai viene fuori da contingenze che si impongono nella vita sociale, economica e politica italiana da sempre.
Non è, pertanto, una questione ideologica, ma di oggettivo confronto con la realtà dei fatti e dei rapporti di forza.
In questo, ma non solamente in questo, l’assemblea di Possibile ha chiarito meglio di quella di Sinistra Italiana le prospettive vicine per la formazione di una alleanza progressista, del cosiddetto “Quarto polo”. Ed è stata più convincente proprio nell’aver affiancato alle proposte scritte un percorso differente da quello basato anzitutto sull’unione di deputati e senatori in un gruppo parlamentare da cui poi derivi la nascita di un partito.
Possibile nasce come partito politico, diventa una delle formazioni che insieme a Rifondazione Comunista e Sinistra Italiana faranno parte, si spera, di una nuova aggregazione plurale culturalmente e plurale nell’essere referente di diverse istanze sociali oggi eterogeneamente rappresentate da forze che, storicamente o anche attualisticamente, si collocano in un alveo tutto di destra.
Qualche passo avanti, nell’individuazione degli schemi di valori che devono essere alla base dell’agire pratico del “Quarto polo”, è stato in queste settimane.
A Possibile si può rimproverare soltanto un impegno troppo singolare nella gestione di una campagna di raccolta firme sui referendum che poteva diventare un primo momento di incontro per un cammino comune, nelle reciproche differenze, a sinistra.
Ma questo appartiene ormai al passato. E siccome l’orologio cammina velocemente, le lancette girano altrettanto rapidamente, forse ora possiamo sincronizzare i nostri tempi e provare a fare la strada insieme senza lasciare nessuno indietro.

MARCO SFERINI

24 novembre 2015

foto tratta da Pixabay

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