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Editoriali

La nuova Cortina di ferro europea

Il terrorismo colpisce due volte. Sempre. Prima uccide e poi si trasforma in prevenzione repressiva e svuota addirittura la vita delle capitali europee.
Le povere notturne e diurne vuote strade di Bruxelles ci parlano di un fenomeno che non avevamo visto in questi ultimi decenni. Un fenomeno di dimensioni enormi, un salto di qualità negativo per la stagione dell’espansione dei diritti sociali e civili.
Ognuno di noi dovrà rinunciare a un pezzetto di libertà, ci dicono. Quando ne resterà soltanto un pezzetto, ci saremo già abituati a rinunciare a tutti gli altri… Ci sembrerà normale. E questa sarà la vera tragedia che l’Isis e i suoi creatori avranno sapientemente portato a termine.
Le lotte sociali sono già frenate nell’impedimento a manifestare: quale migliore progresso per i governi che avevano già in animo la limitazione del diritto di sciopero.
Si limita un diritto in nome della protezione dei diritti. Dal punto di vista meramente politico, questo è un capolavoro di ingegneria gestionale del ridimensionamento progressivo delle libertà non tanto bolsceviche, ma semplicemente “liberali” che si stavano tenendo faticosamente per mano nel Vecchio Continente.
In un quadro di dinamismo così veloce, di intraprendenza politica che assiste prontamente gli interessi economici nel Medio Oriente e li spalma sulle ricadute economiche nazionali, non esiste altra soluzione se non la creazione di un movimento popolare unitario che vada dal Manzanarre al Reno e oltre per opporsi al giustificazionismo del coprifuoco permanente, dello stato di emergenza che è una delle emergenze che vanno contrastate per riconsegnare a tutte e tutti il ruolo di “citoyens” che avevano prima delle stragi di Parigi.
Se non si mette un freno a questa deriva soffocante di ansia e panico che viene gestita con decreti presidenziali e strade sbarrare ad ogni angolo, saranno compromessi i più elementari diritti tanto dei lavoratori quanto di qualunque semplice cittadino di ogni paese europeo.
Le destre magiare, polacche, francesi e anche italiane si spellano le mani nell’applaudire al ricorso al militarismo, all’intervento bellico: tutto viene fatto rientrare in una dimensione di odio, discriminazione indiscriminata e punizione generica. Le bombe su Raqqa colpiscono e colpiranno anche l’Isis, ma colpisco e colpiranno molti civili innocenti che con l’avventura nazista del califfato non hanno niente a che fare.
Gli imperialismi si fronteggiano, dunque: Russia, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna sono i quattro protagonisti che primeggiano nella gara alla ricerca del dominio dell’area siriano-irachena.
E mentre tutto questo avviene, mentre i territori amici del governo di Washington (ossia Israele, Giordania, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti) non sono minimamente sfiorati né da una bomba (per fortuna) né da una minaccia del califfo e dei suoi accoliti, mentre ciò accade, o meglio mentre non accade, in Europa cala la nuova cortina di ferro: ma questa volta non è geografico-politica. Questa volta è inculturale, è xenofoba e razzista, è esclusivista ed è la legna con cui continua ad ardere il fuoco di un terrore dalle molte, troppe facce diverse eppure così simili.

MARCO SFERINI

23 novembre 2015

foto tratta da Pixabay

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