Connect with us

Hi, what are you looking for?

Repressioni

Genova G8, la democrazia mai risarcita

Tre milioni per i risarcimenti pagati ai torturati (incluso il sottoscritto), 5 per i danni d’immagine: tanto vale, per il pm della Corte dei Conti, la bella impresa compiuta il 21 luglio 2001 dalla nostra polizia alla scuola Diaz.

Non si può invece contabilizzare la lesione inferta al corpo della democrazia, mai risarcita a causa della condotta tenuta negli anni dai vertici di polizia e dai ministri degli interni, che in nessun momento hanno pensato di schierarsi dalla parte dei cittadini sottoposti a tortura e quindi di operare per fare chiarezza e pulizia a beneficio del bene pubblico. Così lo stato si trova a fare i conti con l’eredità di Genova G8 solo in senso letterale, contando gli euro da recuperare.

Non è granché ed è successo lo stesso con la vicenda di Bolzaneto, quartiere genovese passato alla storia come il Garage Olimpo dei generali argentini, con la sua caserma di polizia divenuta sinonimo nazionale di tortura: per la Corte dei conti (sentenza dell’aprile scorso) l’ordalia di violenze fisiche e psicologiche inflitte a decine di malcapitati nella palazzina chiamata amichevolmente «Auschwitz» vale 6 milioni di euro, a carico di 28 agenti e sanitari penitenziari. Le cifre, in casi del genere, sono ben poca cosa, ma parlano anch’esse. Ad esempio dicono che i danni d’immagine, secondo i pm, valgono più di quelli patrimoniali, lasciando intendere che il tema della credibilità (perduta) delle forze dell’ordine è ben più importante di quanto si pensi a Palazzo. Non può sfuggire, sotto questo profilo, che fra i 25 funzionari chiamati a risarcire lo stato per il caso Diaz figurano personaggi che sono rientrati in polizia dopo aver scontato i cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, nonostante la Corte europea per i diritti umani prescriva nelle sue sentenze, per i casi di tortura (l’Italia è stata condannata sia per la Diaz sia per Bolzaneto), la destituzione dei funzionari condannati.

Insomma, da qualsiasi parte si affronti l’eredità di Genova G8, ci si trova di fronte a un disastro: professionale, morale, politico, economico. Eppure poteva andare diversamente. Proviamo a immaginare un’altra storia. Un capo della polizia e un ministro dell’interno che il giorno dopo il disastroso blitz nella scuola aprono un’inchiesta interna, sospendono tutti i funzionari e chiedono il licenziamento di quelli maggiormente responsabili (fra parentesi,è quanto suggerì Pippo Micalizio, dirigente inviato dal capo della polizia per un’inchiesta lampo, in una relazione rimasta chiusa in un cassetto).

Contestualmente, continuiamo a immaginare, capo della polizia e ministro si dimettono, con il preciso scopo di tutelare la dignità e la credibilità del corpo e dello stato. I loro sostituti a quel punto collaborano con i magistrati, chiedono solennemente scusa e si impegnano a far sì che niente del genere possa mai più ripetersi. Il parlamento, intanto, avvia una riforma delle forze di polizia: regole di trasparenza, codici sulle divise, legge sulla tortura (una vera legge, naturalmente, non quella fasulla approvata l’estate scorsa e già bocciata da istituzioni come il Consiglio d’Europa e il Comitato Onu contro la tortura).

Un sogno, un’utopia? Forse, per una «democrazia reale» qual è la nostra, incapace di fare i conti con gli abusi di stato, ma un’ovvietà per una democrazia normale.

L’Italia ha scelto la via che conosciamo, lastricata di falsi e menzogne, una via che lascia sul corpo della polizia di stato lo stigma della tortura e sulla sua dirigenza il tratto dell’ambiguità, nonostante i lodevoli ma insufficienti sforzi dell’attuale capo Franco Gabrielli, anche lui rimasto invischiato nel pantano creato attorno a Genova G8. È la polizia che è stata consegnata ai nuovi uomini di potere. Oggi al Viminale siede un esponente della destra radicale che su questi temi ha sempre sposato le posizioni più arretrate e più oltranziste emerse in seno alla polizia. Non è il momento di improvvisarsi Cassandre e vaticinare chissà quali futuri eventi, ma se a volte capita di fare cattivi pensieri è (anche) perché siamo coscienti che dopo l’estate del 2001 non è stato fatto quanto necessario – tutt’altro… – per voltare pagina e garantire una seria opera di prevenzione.

LORENZO GUADAGNUCCI
Comitato Verità e Giustizia per Genova

da il manifesto.it

foto tratta da Wikimedia Commons

Written By

Click to comment

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

REFERENDUM

CHI SCRIVE








SOTTO LA LENTE

Facebook

TELEGRAM

NAVIGA CON

ARCHIVIO

i più recenti

Marco Sferini

Visite: 210 Quando un governo di estrema destra accusa delle micro ischemie politiche e di tenuta complessiva della maggioranza, ricorre alle cure date mediante...

Politica e società

Visite: 50 E così è tornato il terrorismo. Anni e anni di studi, di analisi, di saggi, di leggi speciali, di incontri tra vittime...

Marco Sferini

Visite: 448 Quella Costituzione repubblicana che molti ormai ritengono da modificare radicalmente, è e rimane, insieme alla partecipazione popolare criticamente cosciente dei pericoli di...

Marco Sferini

Visite: 338 Giustamente noi ci preoccupiamo della deriva autoritaria che sta prendendo la politica italiana: ne segnaliamo tutti i rischi concreti, a cominciare da...

Advertisement