Fotografia di una “ordinaria” squallida giornata

Un nuovo stadio a Roma; due donne chiuse in un box dove vengono stoccati i rifiuti di un supermercato e derise ripetutamente; un giovane di 22 anni che si...

Un nuovo stadio a Roma; due donne chiuse in un box dove vengono stoccati i rifiuti di un supermercato e derise ripetutamente; un giovane di 22 anni che si impicca nella cella dove è rientrato dopo esservi evaso.
Quale grado di importanza diamo a questi tre fatti?
Ognuno, preso singolarmente, ha la sua tragica importanza. Soggettiva, certo. Eppure ce l’ha: una mezza colata di cemento su Roma per la contentezza dei tifosi della squadra rossogialla della Capitale; una discriminazione razziale con macabro gioco all’intrappollamento di due persone che rovistavano nei rifiuti? E, infine, la disperazione di un ragazzo che non ne poteva più della deprivazione della libertà, della droga e ha preso un lenzuolo, ne ha fatto un cappio, lo ha appeso alla grata della cella e ha messo fine alla sua vita.
E’ il decimo detenuto che si uccide dall’inizio dell’anno. E siamo solo a fine febbraio…
A me sembra, con tutto il rispetto per la Roma, per il calcio e per lo sport, che la priorità del fermarsi un attimo a pensare, a riflettere, dovrebbe essere data a questi due eventi: alle donne chiuse nella zona rifiuti di un supermercato e alla morte di questo ragazzo di 22 anni e anche del detenuto i 51 anni che lo ha preceduto di poche ore, proprio un giorno fa.
Perché lo stadio della Roma ci parla di un luogo dove ci si dovrebbe divertire. Le carceri italiane ci parlano di storie al limite del sopportabile, di vite distrutte davanti e dietro le sbarre.
L’ultima notizia che oggi mi interesserebbe commentare, ed infatti non lo faccio, è quella della formazione dei gruppi parlamentari degli scissionisti del PD. Ne ho parlato molto in questi giorni e non mi appassiona nemmeno il gioco degli acronimi sul nome: PD, DP. Lasciate riposare in pace i morti. Anche quelli della politica.

(m.s.)

foto tratta da Pixabay

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Lo stiletto

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