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Lo stiletto

Foibe, oltre gli insulti e il cinismo dei numeri

Qualcuno nel corteo di Macerata ha fatto ironia sulle foibe con canti di scherno. Un atteggiamento che disapprovo e condanno come gesto stupido.
Spero che facciano altrettanto coloro che nei loro partiti e movimenti hanno chi afferma che gli italiani erano tutta brava gente che non aveva niente a che fare con Pavelic, che non avevano fascistizzato le province slovene e croate della Jugoslavia, che non avevano costretto, con la violenza, nessuno a parlare una lingua che non era la loro, che non abbiamo mai fatto niente di male… che eravamo solo vittime.
Purtroppo la guerra fa uscire sempre il peggio da un inconscio antisociale che macera dentro le nostre torbide e carsiche (è proprio il caso di dirlo) ancestralità disumane.
E la guerra fa emergere vecchi rancori che parevano magari sopiti. E quando chi ti ha perseguitato per venti e più anni viene sconfitto e la sua dittatura militare crolla, travolta proprio da quella guerra che Gramsci aveva “profetizzato” come valanga contro il fascismo, allora è inevitabile che qualche vittima innocente vi sia.
La retorica revisionista ha unito esuli e vittime delle foibe in un unico calderone: così è stato molto facile dire che 350.000 italiani sono stati vittime delle foibe e dell’esodo.
In realtà le vittime accertate, gli “infoibati” sono circa 500. Non lo sostengo io ma lo affermano i fatti che si possono leggere nei testi di storici e giornalisti che hanno studiato una vita l’argomento del confine labile dell’Est italiano.
A proposito, consiglio il testo di Claudia Cernigoi: “Operazione Foibe, tra storia e mito“, ed. Kappa Vu.
Senza il cinismo apparente dei numeri, basta stare ai fatti e, dopo, attribuire alla scienza storica ciascuno le proprie valutazioni politiche, quindi anche morali.

(m.s.)

foto: screenshot

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