Il 70% della popolazione italiana attiva su Internet sostiene di cercare notizie e informazioni proprio sulla rete. La televisione ormai è stata superata dalla navigazione attiva, dalla acquisizione diretta per motu proprio.
Sarebbe anche un elemento positivo perché porterebbe a pensare che c’è desiderio e voglia di conoscenza e, pertanto, maggiore approfondimento nella lettura tanto di argomenti di stretta attualità quanto di natura differente.
Invece, spesso la navigazione su Internet è fuga dalla cultura, è approssimazione informativa, è leggere i titoli e imbattersi per la gran parte in “fake news”, in notizie false che sembrano non essere così “palesi”. Traggono in inganno e amplificano dicerie che sono tempeste in confronto al venticello delle calunnie.
Ma la via più veloce e immediata è per l’appunto quella della banalizzazione di fenomeni che andrebbero studiati a fondo.
Invece la rete è divenuta un luogo dove grandi multinazionali cercano la vendita di grandi spazi pubblicitari a scapito della corretta informazione: esistono migliaia di siti Internet creati per fare soldi con articoli volutamente strillati con titoli ingannevoli.
E moltissimi ci cascano. Dichiarano morto il tale attore mentre è ancora vivo, vegeto e in perfetta salute. E’ l’arte del “condividi” e del “copia e incolla”. Strumenti utili, usati male.
Lo studio richiede sforzo e concentrazione. Una società veloce non si può permettere di far perdere tempo alle persone su ponderazione e analisi quasi metodologicamente scientifica dei fatti.
Meglio affidarsi al “sentito dire”, meglio non domandarsi le fonti di una notizia… Goebbels ne sarebbe entusiasta!
(m.s.)
foto tratta da Pixabay








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