Chi c’è dietro al film complottista «Hold-Up»

Il caso. Il documentario è l’opera di un triumvirato formato da due produttori e un filmmaker: Nicolas Réoutski e Christophe Cossé, in passato autori per France Television, e il giornalista Pierre Barnérias, che nei suoi lavori più recenti ha tirato a lucido la propaganda classica dell’estrema destra novecentesca

Il documentario complottista Hold-Up è stato reso pubblico per la prima volta l’11 novembre scorso. Gli autori lo hanno inizialmente diffuso tramite la piattaforma Vod di Vimeo, la quale però lo ha rapidamente soppresso. In riposta, gli autori hanno riproposto il loro film su un altra piattaforma, Odysee, la quale, contrariamente a Vimeo, non ha una carta etica sui propri contenuti – tra i quali si trovano anzi diversi video simili riuniti in una rubrica appositamente dedicata ai complotti dal titolo Rivelazioni.

Nel frattempo, Hold-Up è stato piratato, montato e diffuso su altre piattaforme, così che in questo momento se ne trovano centinaia di versioni. Un’inchiesta pubblicata il 16 novembre scorso da France Inter ha stabilito che, sommando i soli dati di Odysee e di Youtube e senza tenere conto dei peer to peer e di altri metodi di scambio, si arriva a un totale di oltre 2 milioni e mezzo di visioni singole. Si può immaginare che nel frattempo queste cifre siano notevolmente aumentate.

Per altro, Hold-Up è un progetto che ha raccolto consenso in rete prima ancora di essere prodotto. A monte c’è infatti un finanziamento partecipativo che è riuscito a mettere insieme in pochissimo tempo circa 200mila euro – tramite due piattaforme di crowfounding: Ullule e Tipee.

Chi sono gli autori di questa fortunata e malaugurata avventura produttiva? Hold-Up è l’opera di un triumvirato formato da due produttori e un filmmaker. I primi si chiamano Nicolas Réoutski e Christophe Cossé. In passato autori per France Television, segnatamente del programma La Carte aux tresors, oggi si concentrano nella produzione di documentari.

Il terzo uomo è il giornalista Pierre Barnérias, È lui ad aver avuto l’idea del film, come raccontato dallo stesso Christophe Cossé al sito CheckNews. Chi è dunque Pierre Barnérias? Da giornalista, si è occupato soprattutto della chiesa cattolica. Nel 1989 ha intervistato Karol Wojtyla. Tra l’89 e il 94 ha tenuto la rubrica Religione sul quotidiano Ouest France.

Nel 2013, ha girato un documentario (À qui profite le flou, A chi giova l’opacità) nel quale si cerca di far credere che la questura sottostimi il numero dei partecipanti delle manifestazioni dell’estrema destra e dei tradizionalisti cattolici i quali, riuniti intorno allo slogan Manif pour tous, protestano contro l’estensione dei diritti civili a tutte le coppie senza distinzione di sesso.

Nei suoi film più recenti, Barnérias ha tirato a lucido la propaganda classica dell’estrema destra novecentesca, a base di complotti mondiali orditi da massoni e comunisti (M et le 3ème sécret 2014). A partire dal 2020, il suo canale Youtube è in prima linea nella diffusione di tesi complottiste e negazioniste in merito all’epidemia di Covid 19.

Il successo di Hold-Up ha spinto la stampa francese a reagire rapidamente per smontare le tesi del film. Alcuni, come Médiapart si sono concentrati sul metodo che il film usa per manipolare lo spettatore e per darsi un’apparenza di scientificità. Altri, come i quotidiani Le Monde e Libération, hanno proceduto a una contro-dimostrazione dettagliata, tesi per tesi, delle principali falsità che Hold-Up distilla.

D’altra parte, sebbene lodevole, questo lavoro rischia di essere poco efficace, come ha fatto notare lo studioso di scienze della comunicazione Thistan Medès France ai microfoni di France inter: «Hold-Up utilizza per 2 ore e 45 minuti quello che in gergo si chiama ‘millefoglie argomentativo’. Per smontarlo, ci vuole un lavoro di ore se non di giorni. Alcuni lo fanno, ma il risultato arriva dopo che il male è fatto». E se il documentario è un successo di pubblico, c’è da dubitare che molti di quelli che lo hanno visto abbiano tempo e voglia di confrontarlo con la complessità e la fatica che la vera ricerca scientifica implica.

EUGENIO RENZI

da il manifesto.it

foto: screenshot

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