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Cgil: «Di fronte a nuovi voucher ci appelleremo al Quirinale»

Niente colpi di mano sui voucher: se il Parlamento e il governo, contravvenendo alla legge approvata qualche settimana fa per rispondere ai referendum, dovessero reintrodurli in modo truffaldino, la Cgil è pronta ad appellarsi al presidente della Repubblica. A indire nuove manifestazioni e nuove raccolte firme. L’annuncio viene da un direttivo che il sindacato ha tenuto ieri, dedicato a quello che è diventato negli ultimi giorni anche un nodo politico: con la maggioranza che si è divisa, Ap di Alfano da un lato, e Mdp dall’altro, i dem in mezzo. Gli ex scissionisti del Pd hanno perfino minacciato di togliere il sostegno al premier Paolo Gentiloni.

La Cgil «ritiene gravissima l’eventualità che il governo, attraverso un improprio emendamento al decreto legge 50/2017 attualmente in discussione in Parlamento, definisca una nuova normativa sul lavoro occasionale», dice l’ordine del giorno approvato dal direttivo. «Sarebbe la prima volta nella storia della Repubblica – sottolinea il sindacato – che un governo e la sua maggioranza intervengono con un provvedimento legislativo opposto a quello emanato poco prima con il fine di evitare una prova referendaria. Questo configurerebbe una sostanziale violazione dell’articolo 75 della Costituzione e costituirebbe un atto irrispettoso nei confronti della Suprema Corte di Cassazione che si è appena pronunciata in proposito».

Insomma, una violazione delle regole democratiche, una truffa agita dalla maggioranza parlamentare e dal governo. La Cgil parla di «una vera e propria lesione della democrazia, essendo evidente la spregiudicatezza con la quale si è legiferato poche settimane fa al solo scopo di impedire agli elettori di pronunciarsi». Il referendum, lo ricordiamo, si sarebbe dovuto tenere questa domenica – 28 maggio – ma la Corte di Cassazione lo ha annullato perché la risposta era arrivata con l’approvazione di una legge.

Da settimane si rincorrono ipotesi su nuove possibili formule per rimpiazzare i voucher, con Ap – partito di Angelino Alfano e Maurizio Sacconi – che preme per offrire un nuovo strumento anche alle imprese, mentre più variegate sono le posizioni del Pd. Il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, ha ad esempio auspicato l’introduzione di uno strumento per le famiglie e il no-profit – il «Libretto Famiglia» proposto dall’emendamento Incerti – ma ha aggiunto che «per le imprese deve essere preventivamente convocato un confronto con le parti sociali, per una soluzione che rispetti in pieno il dettato costituzionale».

La segretaria Cgil Susanna Camusso aveva partecipato nello scorso finesettimana all’assemblea di Mdp, esponendo nel suo intervento le ragioni del sindacato. E il nuovo partito nato da una costola del Pd, oggi pilastro del governo Gentiloni, aveva replicato a chiare lettere di ritenere dirimente il nodo voucher: a fronte di una legge truffa, hanno spiegato sostanzialmente Bersani e Speranza, Mdp è pronta a togliere il sostegno all’esecutivo.

«Se il tentativo di reintrodurre i voucher si concretizzerà in una legge – dice l’ordine del giorno approvato dal direttivo – la Cgil farà subito appello al Presidente della Repubblica affinché intervenga, facendosi garante del rispetto della Costituzione e del diritto di voto da parte dei cittadini».

Il direttivo Cgil, infine, ha dato «mandato alla segreteria, in ragione delle eventuali decisioni parlamentari, di promuovere sia una petizione popolare per il rispetto dell’articolo 75 della Costituzione, sia una grande manifestazione nazionale alla quale chiamare a partecipare lavoratori, pensionati, cittadini e tutte le organizzazioni democratiche del Paese».

Tra le ipotesi allo studio, anche quella dei Cinquestelle. «Da una parte – spiega l’M5S – un chèque di 15 euro lordi acquistabile dalle famiglie su piattaforma digitale, per cura della casa, della persona, baby sitting, pulizie e insegnamento privato. Dall’altra, per le imprese e i professionisti senza dipendenti, si prevede un contratto intermittente, “click contratto”, per esigenze straordinarie da 7 a 90 giorni al massimo, sottoscrivibile su piattaforma connessa all’Inps».

ANTONIO SCIOTTO

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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