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Lo stiletto

C’è popolo e popolo

Genova, corso Italia, manifestazione del 21 luglio 2001

L’hai ucciso tu, col tuo sasso!“, mi riecheggia ancora nelle orecchie. Da diciotto anni a questa parte…

Rivedo il corteo dei migranti del giorno prima: risento le voci dei comunisti brasiliani che mi parlavano degli esperimenti in America Latina per creare un nuovo socialismo, sempre dal volto umano.

Così, mi ricordo di quel tratto di strada fatto con alcuni zapatisti, con altri giovani greci: sembrava una festa di quel 99% della società che voleva dire d’esserlo e di essere in grado di cambiare questo mondo.

Il giorno dopo arrivò la repressione organizzata, meticolosa, spietata come deve essere: non servivano nemmeno i tesserini dei parlamentari ad aprirsi un varco alla Diaz per cercare un po’ di costituzionalità in quell’inferno che fu Genova.

Genova che comprese la giusta lotta sociale, proletaria e antifascista di allora.

Genova che oggi, come il resto d’Italia, si consegna mani e piedi a destre forse peggiori di allora, certamente uguali nel concepire la “democrazia“: l’esatto contrario di quanto sta scritto nella Costituzione, nel semplice rispetto dell’altro da noi, dell’umano.

C’è un popolo che un altro popolo deve fermare: c’è un popolo che si fa irretire da false promesse di cambiamento mentre avanzano crudelmente idee e sotterfugi di pensieri fondati su pregiudizi inchiodati nei crani vuoti di un imbarbarimento di massa.

Poi c’è un altro popolo che deve farsi avanti compatto e unito nella diversità, mantenerle come sale non solo della democrazia, ma del rispetto reciproco, proprio dell’umanità di cui prima si diceva.

Questo popolo è il nostro popolo: quello che riconosce solo una razza in quella umana, quello che non vede poveri nemici di altri poveri. Quello che la Costituzione non solo la legge ma la vuole fare realtà di ogni giorno.

(m.s.)

foto tratta da Wikimedia Commons

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