Buon lavoro, comunque.

Capisco che le telefonate che riceviamo dai call center siano una vessazione quotidiana, un fastidio ineliminabile che porta la nostra sopportazione ai limiti. Anche Giobbe, probabilmente, ne sarebbe in...

Capisco che le telefonate che riceviamo dai call center siano una vessazione quotidiana, un fastidio ineliminabile che porta la nostra sopportazione ai limiti. Anche Giobbe, probabilmente, ne sarebbe in qualche modo irritato.
Eppure non sono mai riuscito ad arrabbiarmi con chi è dall’altra parte (un tempo si diceva “della cornetta”, anche da queste piccole cose si percepisce il passare del tempo…) dello smartphone o del cordless (uso termini inglesi che mi fanno inorridire).
Forse perché so che dall’altra parte c’è una lavoratrice o un lavoratore ipersfruttato. Dopo molti inutili colloqui di qualche minuto, mi viene sempre spontaneo di augurare comunque buon lavoro al malcapitato che ha tentato di vendermi un nuovo contratto telefonico.
Non credo sia un atteggiamento evangelico, tipico del “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”. Molto più mestamente e semplicemente penso al lavoro di queste ragazze e di questi ragazzi e non voglio aggiungere nessun elemento di pesantezza a giornate che, indubbiamente, saranno per loro abbastanza logoranti senza che vi si aggiunga qualche mio improperio.
Ed anche ieri, alcune ragazze, pagate in voucher, mettevano dei volantini nel portone di casa mia. Volantini per me inutili. Ma le ho ringraziate ed anche a loro ho augurato buon lavoro. Mi hanno risposto, un po’ sorprese: “Grazie, anche a lei”. Magari.

(m.s.)

foto tratta da Pixabay

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Lo stiletto

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