Bersani e «Insieme», la ’casa’ con Pisapia parte a luglio

«Dal 1 luglio parte un percorso per un soggetto unitario. Noi manterremo gli impegni, è questa la strada». Dopo l’assemblea dei ’civici’ al teatro Brancaccio di Roma e in...

«Dal 1 luglio parte un percorso per un soggetto unitario. Noi manterremo gli impegni, è questa la strada». Dopo l’assemblea dei ’civici’ al teatro Brancaccio di Roma e in vista di quella a piazza Santi Apostoli, Pier Luigi Bersani mette la parola fine ai boatos sulle divisioni fra lui, Giuliano Pisapia e Massimo D’Alema. Ieri una serie di incontri a Montecitorio hanno stretto i bulloni fra Campo progressista e Mdp. Subito dopo, una «vasca» di Bersani in Transatlantico e qualche chiacchiera con i cronisti.

Sull’ex ministro degli esteri Bersani è asciutto. «Mi auguro che non si insista sulle divisioni tra me e lui, si va fuori traccia». D’Alema ha annunciato la sua presenza in piazza, ove mai ci fosse dubbio, «lo considero un dovere da militante». Verso Pisapia l’ex segretario Pd lancia ampie rassicurazioni: superata la frizione sull’eventuale scioglimento di Mdp (escluso dai promotori), il primo luglio parte «Insieme», con ogni probabilità già con nome e simbolo. Subito dopo in parlamento nasceranno i gruppi unitari. O, meglio, rinasceranno: per dare una casa di centrosinistra anche a qualche centrista come Bruno Tabacci, o a qualche eletto Pd con un piede fuori dal partito. E, a palazzo Madama, per evitare che si ripetano episodi come quello dell’ultima fiducia: che Mdp non ha votato, uscendo dall’aula, e i senatori Uras e Stefàno invece hanno votato a nome di Campo progressista, poi smentiti dal team di Pisapia.

La lista delle presenze ai SS. Apostoli si compone in queste ore. Dal palco parleranno fra gli altri Pisapia e Bersani. Probabile la presenza di Leoluca Orlando e dell’attrice Jasmine Trinca. Ma è interessante scorrere l’elenco delle presenze. Ci sarà la presidente della Camera Laura Boldrini. Nelle ultime ore ha accettato l’invito anche il ministro Andrea Orlando, capo di una delle due minoranze Pd, accompagnato da Gianni Cuperlo. È ancora una volta Bersani a spalancare le braccia: «Spero che quelli della minoranza vengano, che parta un progetto aperto soprattutto alla società civile, che vengano anche un po’ di persone della sinistra parlamentare».

Orlando è nel Pd ma va alla kermesse per sottolineare la sua «fede nelle alleanze». Ma da Mdp c’è chi è convinto che «prima o poi dovrà scegliere se essere coprotagonista della costruzione di un nuovo centrosinistra» o restare con Renzi.

Quanto alla sinistra-sinistra, è un’altra storia, che si aggiorna di ora in ora. Nelle scorse settimane i contatti fra Roberto Speranza e Nicola Fratoianni (Sinistra italiana) erano stati fitti. Ma i fischi a Gotor, domenica scorsa al Brancaccio, hanno dato la misura della difficoltà dell’impresa. Lo stesso senatore ieri al manifesto ha spiegato che la via dell’unità con la platea di quel teatro «è in parte possibile e utile. Ed è anche utile che sia una parte». Gotor&Ditta sono rassegnati al fatto che alla loro sinistra ci sarà una lista. Ora la scommessa è che sia più piccola e ’rossa’ possibile, quella dei «trozkisti dell’Illinois», per dirla con Massimiliano Smeriglio, colonna romana dell’ex sindaco.

Questo nonostante il fatto che «Insieme» ormai navighi in acque lontane dall’alleanza con il Pd. Lo scontro al senato sulla mozione contro Lotti, la minaccia di una verifica di governo e la risposta sarcastica di Bersani («Almeno in quella riunione saremo invitati») sono un certificato di incompatibilità con Renzi. Peraltro le tensioni fra Pd e Mdp sono destinate a salire. L’ultima offerta dell’ex premier, il pugno di posti al senato, sarebbe stata preso per quello che era: una mancia per smontare una lista a sinistra del Pd. E così Pisapia ora non risponde più neanche alle chiamate di Luca Lotti, che lo ha cercato per conto di Renzi su suggerimento di Prodi.

Ma l’unità a sinistra resta una parete ripida. Nonostante i generosi sforzi di un D’Alema in versione tenacemente unitaria. I ’civici’ del Brancaccio (alla cui riunione Pisapia non ha partecipato perché «non ce ne sono le condizioni»), ieri hanno incassato la benedizione di Fausto Bertinotti (che invece ha definito «forza suicida» quella di Pisapia). Non escludono di andare a Santi Apostoli. «Aspettiamo dall’ex sindaco e e da Art.1 se possiamo dare un contributo o ci sono decisioni già prese», ha confidato ieri l’avvocata Anna Falcone al Fatto. Lo stesso Sinistra italiana: «Al paese serve una radicale alternativa alle politiche del governo Pd. Se Pisapia sceglie in questa direzione saremo pronti anche con lui a costruire una proposta unitaria», dice Nicola Fratoianni.

DANIELA PREZIOSI

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

categorie
Politica e società



info Covid19

antispecismo



sul tuo computer…

altri articoli