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Lo stiletto

Ape Maia

L'ape Maia

A dispetto più di me stesso che della morale, mi sarebbe tanto piaciuto essere una puttana. Sarei stato molto più libero, rilassato e senza tanti pregiudizi.
Forse però essere “puttane” del pensiero, delle parole, del giornalismo può anche essere declinato ottimisticamente: in fondo che c’è di più bello dello svolazzare da un pensiero all’altro, da un dubbio all’altro, da una pagina all’altra?
Vedo le puttane un po’ come le vedeva De André: libere di volare, di amare. Quelle che possono permettersi di essere davvero “puttane”.
Il mercato ha svilito anche questa attitudine tutta umana. Detto da me che sono un monogamo per eccellenza, fa strano…
Non cercate di capire cosa spinga il mio cervello a fare questa associazione, eppure le puttane mi fanno venire in mente Maia, ape virtuosa, castissima in quanto giovanissima… Strano il cervello… Ma anche strana la politica e la vita.
Waldemar Bonsels ci ha mostrato quanto bella sia la vita di un’ape come Maia che se ne va libera di fiore in fiore. Senza schemi, con un infantile meraviglioso stupore.
Proprio quello di chi ama la libertà sopra ogni cosa.
I giornalisti non sono dei santi ma nemmeno delle “puttane” nel senso spregiativo del termine.
Sono spesso devoti al potere. Sono il contrario dell’ape Maia.
Ma a volte sono anche liberi e ribelli e muoiono sotto i colpi di mitra della camorra, della mafia, della ‘ndrangheta o di qualche killer assoldato per evitare inchieste scomode.
Dunque, tutti siamo un po’ “puttane” di qualcuno o qualcosa. Basta sapere d’esserlo e vivere liberamente questa virtù, mandando alla malora il governo.

(m.s.)

foto: screenshot da “L’Ape Maia impara a volare”

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