Una prima impressione sul X congresso del PRC

Il documento 1 fa una analisi che complessivamente condivido ma, secondo me, va integrata con una critica propositiva che viene elaborata nella “Tesi B” che ha come primo firmatario...

Il documento 1 fa una analisi che complessivamente condivido ma, secondo me, va integrata con una critica propositiva che viene elaborata nella “Tesi B” che ha come primo firmatario Dino Greco: in sostanza penso che il Partito debba porsi come obiettivo non solo la ricerca di uno spazio elettorale che, pure, è necessario e importante per una forza comunista. Ma, appunto, occorre ricostruire un senso per le parole e l’appartenenza collegata ad una pratica sociale che abbracci anche il momento elettorale e di delega popolare ai rappresentanti in Parlamento e nelle varie istituzioni locali.
La democrazia formale è anche sostanziale se la si difende da ambedue i lati: non esiste democrazia senza eguaglianza e quindi la lotta per l’avanzamento dei diritti sociali e civili è preambolo necessario per una modificazione dei rapporti di potere e quindi di acquisizione del medesimo. Ma non può la nostra lotta di comunisti fermarsi lì: dobbiamo tornare al sociale fattivo, quello quotidiano ed essere comunisti soprattutto laddove gli altri non arrivano perché si fermano alle “lotte per l’onestà” considerandola “di moda”, mentre dovrebbe essere la cifra costante dell’agire quotidiano di tutte e tutti.
Non è sufficiente, a mio avviso, dirsi “di sinistra” perché la mancanza di aggettivi rende troppo ampio il campo in cui ci si muove e si rischia di perdere come obiettivo la riaffermazione di una radicale differenza nella proposta di alternativa politica e sociale che Rifondazione deve portare avanti in quanto partito comunista.
Quindi, il nostro Partito ha un senso se coniuga pratica sociale, partito sociale, con partito elettorale. Diventare extraparlamentari non è mai stata la nostra vocazione: diamo un valore sociale alle istituzioni solo se aumentiamo la nostra presenza al loro interno, ma non possiamo per questo trascurare la nostra presenza nei luoghi del conflitto sociale stesso. E l’abbiamo troppo trascurata in questi anni, l’abbiamo anche subita. Ora questa tendenza va invertita.
Credo che Dino Greco abbia ben riassunto tutto questo nella “Tesi B” che sosterrò convintamente.
Il documento 2 si differenzia dal primo documento fondamentalmente nelle linee della critica espressa da Dino Greco nella “Tesi B”, con qualche accentuazione critica al gruppo dirigente e qualche differenza molto marcata sul piano delle considerazioni europee dove però vi è una contrapposizione dei compagni della 2 tra chi vuole ancora muoversi nell’alveo europeo e chi vorrebbe rompere con l’Europa senza se e senza ma, mandando in soffitta esperienze positive, a mio avviso, come il Partito della Sinistra Europea che vanno invece valorizzate e a cui Rifondazione deve continuare a dare il suo importante contributo sul fronte italiano che attraersa una crisi non certo secondaria rispetto ad altri Paesi del sud-Europa.
Ecco, in sostanza, io penso che il documento 2 sarebbe potuto essere evitabile e avremmo avuto un congresso più unitario se i compagni che hanno deciso (e spiegano la loro decisione nelle pagine iniziali del documento) di far sentire la loro voce con un testo alternativo avessero magari scritto con Dino Greco e Fabio Nobile le tesi e gli emendamenti al documento 1.
Comunque mi fa piacere leggere l’appello alla serenità del confronto contenuto anche nel documento 2, fondato tra l’altro sul fatto che nessuno vuole sciogliere Rifondazione, che sui “fondamentali” che ci uniscono non c’è disaccordo.

MARCO SFERINI

23 gennaio 2017

foto tratta da Rifondazione Corsichese

categorie
Rifondazione ComunistaSpeciale Congresso 2017



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