Suprematisti con Trump: «Salverà la razza bianca»

Xenofobia. Martedi sera, dal suo quartier generale in un sobborgo residenziale di New Orleans, l’ex Gran Dragone del Ku Klux Klan David Duke è stato tra i primi a congratularsi, via social network, con Trump

«Dio benedica Donald Trump. È venuto il tempo di fare le cose giuste, di rendere agli Usa il posto che meritano nel mondo. Voglio rendere omaggio a tutti i bianchi che hanno votato per la difesa della loro cultura e dei loro figli».

Martedi sera, dal suo quartier generale in un sobborgo residenziale di New Orleans, l’ex Gran Dragone del Ku Klux Klan David Duke è stato tra i primi a congratularsi, via social network, con Trump, certo che «con questa vittoria sono le idee per le quali combattiamo da una vita ad essersi imposte». Per lui in realtà l’onda di piena che ha portato il miliardario newyorkese alla Casa Bianca non è stata sufficiente per ripetere l’exploit che all’inizio degli anni Novanta gli aveva consentito di sedere per un certo tempo nel Senato dello Stato della Louisiana. Se il suo modello ce l’ha fatta, l’ex klanista ha subito invece, fortunatamente, una netta sconfitta nella sua corsa per il parlamento locale.

L’ultimo grande leader del suprematismo bianco – cui è dedicato il documentario di Riccardo Valsecchi, The Nazi Hustle – L’anima Nera di Donald Trump, arrivato nelle sale italiane alla vigilia del voto statunitense – che tra i primi aveva inaugurato fin dagli anni Ottanta la nuova linea del razzismo americano che punta a descrivere la comunità wasp come oggetto di discriminazioni e violenze da parte delle minoranze, si è fatto interprete di un entusiasmo largamente diffuso negli ambienti della destra radicale che, mentre si moltiplicano le manifestazioni degli antirazzisti contro il miliardario, annuncia di voler sostenere in ogni modo il nuovo presidente, anche di fronte a coloro che «in queste ore – come ha scritto ancora Duke – incitano i loro soldati di strada a combattere una guerra contro il nostro popolo».

Se nella notte elettorale americana il commentatore, afroamericano, della Cnn ed ex consigliere di Barack Obama, Van Jones, ha coniato il termine di white-lash, espressione che unisce i termini white, bianco, e backlash, che sta sia per «contraccolpo» che per «reazione negativa», per definire il terremoto politico che prendeva corpo di fronte ai suoi occhi mano a mano che si chiudevano i seggi nei diversi Stati, «questo voto rappresenta una ribellione contro le élite, ma è anche un white-lash contro un presidente nero e un paese che sta cambiando», ha spiegato il giornalista, ai quattro angoli del paese gruppi ed esponenti della galassia suprematista e anti-immigrati hanno fatto sapere di considerare quella di Trump come una vittoria delle loro idee che sono pronti a difendere a qualunque costo.

L’ex marine Jim Gilchrist, un reduce del Vietnam che è stato tra i fondatori oltre una decina di anni fa del Minutemen Project, gruppo ispiratore delle numerose formazioni, spesso a vocazione paramilitare, che pattugliano la frontiera con il Messico, specie in Arizona, per «fermare l’invasione» dei migranti, ha fatto sapere che con la conquista della Casa bianca di Trump, apertamente sostenuto da simili gruppi, considera di aver portato a termine il suo compito di patriota: «Ora spetterà al nuovo presidente completare l’opera e chiudere le frontiere».

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GUIDO CALDIRON

da il manifesto.info

foto tratta da Pixabay

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