L’annuncio choc di Tim: 29 mila in cassa integrazione

Il caso. Alla fine gli esuberi potrebbero essere 4.500. I sindacati: "Scelta unilaterale e sbagliata"

L’annuncio choc è arrivato in mattinata: Tim ha deciso di avviare un piano di cassa integrazione straordinaria di un anno, al termine del quale darà il benservito a diverse migliaia di dipendenti. Il progetto presentato ieri al ministero del Lavoro coinvolge 29.736 addetti che saranno sospesi dal lavoro per 26 giorni a rotazione nell’arco di 12 mesi. Alla fine del periodo gli esuberi potenziali dovrebbero essere 4.500, da gestire usando gli ammortizzatori consentiti come il prepensionamento e l’articolo 4 della legge Fornero. Un quadro che l’amministratore delegato della compagnia telefonica, Amos Genish, ha semplificato, per presentarlo alla comunità finanziaria internazionale, in maggior parte di formazione anglosassone, parlando di «2.800 full time equivalent».

I sindacati, per il momento, sono stati solo avvisati di una decisione del tutto unilaterale. Con un confronto iniziato a gennaio scorso il gruppo di tlc aveva proposto loro un piano di uscite volontarie pari 6.500 unità nel triennio 2018-2020. In aggiunta, Tim aveva messo sul piatto un programma di solidarietà espansiva, strumento al suo debutto e che avrebbe comportato assunzioni per circa 2 mila unità.

La compagnia aveva accantonato in bilancio circa 700 milioni per incentivare gli esodi. Dopo oltre un mese di trattativa il piano non aveva però ricevuto il via libera delle organizzazioni dei lavoratori: il principale scoglio era quello della solidarietà espansiva e, a marzo, la concomitanza con il voto alle politiche che avrebbe reso difficile un ruolo di «garanzia» da parte del governo. Da qui la decisione unilaterale di ieri, che è piombata come una doccia fredda sui dipendenti del colosso telefonico. Tim ha giustificato l’atto di forza, spiegando con una nota che «la necessità di salvaguardare gli obiettivi industriali, unitamente alle esigenze di sostenibilità economica e organizzativa dei livelli occupazionali, rendono inevitabile la presentazione al ministero del Lavoro e alle rappresentanze sindacali di un progetto di cassa integrazione straordinaria per riorganizzazione aziendale». «Tale progetto verrà analizzato e discusso con le organizzazioni sindacali nell’auspicabile prospettiva di pervenire a un accordo in tempi rapidi», aggiunge la società, auspicando quindi un «confronto costruttivo».

Le reazioni dal campo sindacale non si sono fatte attendere: «Chiederemo un incontro al ministero del Lavoro. Bisogna cominciare a bloccare queste iniziative unilaterali, che altrimenti prolificheranno», ha detto il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, sostenendo che questo è anche «il risultato di una erronea privatizzazione». Barbagallo ha poi puntato il dito contro «le multinazionali che fanno il bello e il cattivo tempo senza che nessuno possa contrastarle: bisogna colpirle nel portafoglio». Anche la Fistel Cisl invoca «la mediazione del ministero del Lavoro», e nel frattempo auspica che la trattativa con l’azienda aiuti a individuare «soluzioni non traumatiche per attenuare le ricadute sui lavoratori». Per la Slc Cgil si tratta di una «forzatura unilaterale»: il sindacato chiede un negoziato che veda coinvolte anche le istituzioni.

Intanto la compagnia telefonica non ha perso tempo nel quantificare i risparmi che verranno dai sacrifici che i suoi dipendenti dovranno presto affrontare: il piano di cassa integrazione dovrebbe avere un «impatto di circa 100 milioni nell’intero anno», ha spiegato il direttore finanziario di Telecom Italia, Pier Giorgio Peluso, durante una conference call con gli analisti.

Sulle prospettive industriali, l’ad Genish ha dichiarato che «Tim ha già raggiunto il 27% degli obiettivi del piano di trasformazione». E se Tim Brasile «non è in vendita», Sparkle potrebbe invece esserlo: «Sparkle non è core business – ha concluso il dirigente – quindi continueremo a considerare un deconsolidamento».

ANTONIO SCIOTTO

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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