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Marco Sferini

La semplificazione degli incendi

In un vecchio e affascinante fumetto televisivo di Max Bunker, ovviamente riguardante il suo personaggio forse più famoso, Alan Ford insieme al Gruppo TNT, i protagonisti di una puntata trasmessa dalla mitica trasmissione “SuperGulp – Fumetti in Tv” erano due gemelli: Ami e Anto.
Il Numero 1  ci mise poco ad assemblare i nomi e a capire che i piromani che incendiavano i teatri della città erano i due fratelli “AmiAnto”, pieni di risentimento per essere stati rifiutati come attori in molti spettacoli.
Purtroppo, mentre per il capo del Gruppo TNT fu facile individuare i colpevoli delle devastazioni dei luoghi culturali della metropoli, nel nostro caso, nell’Italia del 2017, in una estate torrida, è difficile dare la colpa comunque al caldo, ad autoinneschi prodotti dai raggi solari per quanto riguarda il diffondersi degli incendi dal Vesuvio ad altre molte parti d’Italia boschive e di grande interesse anche faunistico.
Alla triste assimilata, ormai tremendamente consuetudinaria sequela di piromani che, per interessi più o meno grandi, appiccano fuochi per distruggere migliaia di ettari di verde, si aggiunge il depotenziamento della struttura della protezione civile in tal senso: il numero dei mezzi di soccorso (canadair, elicotteri, ecc.) in parte utilizzato ma in parte anche bloccato a terra per gli effetti della riforma della ministra Madia che ha accorpato Forestale e Carabinieri, sopprimendo di fatto il vecchio “Corpo forestale dello Stato”.
E gli effetti, obbiettivamente, si vedono: meno sicurezza nei boschi, più libertà per bracconieri e per piromani di agire indisturbati su differenti terreni ma, comunque, sempre a danno della fauna e della flora del Bel Paese.
E’ la logica della “semplificazione” si è detto: ed ancora oggi la si esalta come elemento qualitativo per una efficienza istituzionale ispirata alla “diminuzione”. “Meno” sembrerebbe voler essere sinonimo di “più efficiente”. “Giusto” o “molto” viene con stigma equiparato a “inefficiente”, “burocratico”, “pallacoloso” avrebbe detto Fiorenzo Fiorentini in una bellissima battuta passata quasi inosservata nella sua grande carriera di attore.
Ciò che impiccia è il controllo incrociato vero, quello che consente il bilanciamento dei poteri e delle competenze anche al di fuori della grande divisione equipollente dei tre grandi pilastri statali (magistratura, parlamento, governo).
Per questo il mito della semplificazione statale, della riduzione della burocrazia viene fintamente perseguito con metodi che rispecchiano invece volontà politiche ben differenti. E così si finisce con l’avere una riforma (le parole dovrebbero avere un significato e quindi, per carità di lingua, pronunciamo pure la parola “riforma” intendendola, però, come “pseudo-riforma”) che invece di attribuire agli uffici statali una maggiore linearità ed efficienza sul piano della risposta alle emergenze, come nel caso appunto degli incendi vasti che minacciano a poco a poco i centri abitati, complica le cose, le ingarbuglia e rende inattuabile il decollo di molti canadair per questioni meramente burocratiche legate al passaggio di proprietà tra ex Corpo forestale dello Stato e Carabinieri.
Dunque, sarebbe bene lasciare la mitologia dei semplificazionismi proprio nel recinto del mito, del racconto fantastico e metaforico, del sogno quasi. Sarebbe piacevole dimenticarsene, obliare. Ma i piromani esistono, gli incendi divampano e per spegnerli siamo costretti a chiedere aiuto a nazioni estere…
Che semplificazione!

MARCO SFERINI

14 luglio 2017

foto tratta da Pixabay

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