La ripresa degli omicidi bianchi

Lavoro che uccide. Sei vittime in una settimana, quasi 600 dall'inizio dell'anno. La Cgil denuncia: «Per larga parte delle imprese la competitività si gioca sui costi e sui diritti, così le principali cause degli incidenti sul lavoro sono dovuti alla precarietà e alla mancanza di garanzie. Anche 'grazie' alle politiche di svalorizzazione del lavoro condotte nel nostro paese dagli ultimi governi»

Il 31 agosto Giuseppina Spagnoletti, 39 anni, bracciante nelle campagne di Ginosa (Taranto) si è accasciata al suolo per un malore mentre era a lavoro, poche ore dopo è morta in ospedale. Il titolare dell’azienda agricola è stato indagato per omicidio colposo.

Era stato facile profeta Franco Martini: subito prima della pausa di agosto, guardando ai dati in evidente peggioramento degli infortuni mortali (e non) nei primi 7 mesi dell’anno, il segretario confederale della Cgil aveva annotato: «Se a una timida ripresa dell’economia si accompagna il peggioramento dei dati infortunistici, significa che, ancora una volta, la ricerca di una maggiore produttività non avviene investendo sulla qualità dei fattori di impresa, a iniziare da quella principale, il lavoro».

Passato Ferragosto si contano 6 morti in una settimana, 6 lavoratori che lasciano in lacrime le loro famiglie, aggiungendo i loro nomi a una lunghissima lista di sangue e di dolore che sta per toccare quota 600.

Si muore sempre allo stesso modo: nel pratese nel fine settimana scorso un incendio divampa nella mansarda di un appartamento. Due cinesi, Fu Bin, 39 anni, e Zhang Junling, 37, cercano di scappare, sorpresi dal fumo e dal fuoco, ma non riescono uscire e muoiono asfissiati. La casa è affittata con regolare contratto di civile abitazione, ma dentro vengono trovati 17 macchinari taglia e cuci, e altri macchinari sono al piano di sotto della mansarda.

Tempo pochi giorni, e a Mornico al Serio, in provincia di Bergamo, un operaio di 34 anni, Simone Bergamaschi, muore mentre è al lavoro in un capannone della ditta Ravago Italia, che produce polimeri e materie plastiche. «Il lavoratore – denunciano i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil – è morto per il trauma provocato dallo schiacciamento da sacchi di granuli di plastica. Probabilmente, mentre si accingeva a riparare la perdita di un sacco di granuli di polimeri depositato in alto, è stato investito e schiacciato da altri sacchi caduti da sopra». I sindacalisti puntualizzano: «Questo è il nono infortunio mortale da inizio anno nella provincia di Bergamo, e gli ultimi due a seguito della stessa causa, a luglio alla Magnetti Building di Carvico e ancora prima a maggio alla Rbc di Presezzo».

Nella stessa giornata, a Lucca, due addetta alla sistemazione delle luci per la Luminara di settembre stanno lavorando in via Vittorio Veneto, nel cuore del centro storico. I due operai della Coop Agricola Morelli hanno appena iniziato le operazioni di montaggio dei supporti per i lumini sulla facciata di Palazzo Pretorio, quando cede il braccio metallico della gru che sorregge il cestello. Eugenio Viviani, 54 anni, e Antonio Pellegrini, 61 anni, precipitano da quasi 10 metri. Una caduta che non dà loro scampo.

Ora i numeri sono da aggiornare, rispetto ai dati del periodo gennaio-luglio di quest’anno in cui pure l’Inail ha segnalato che sono aumentati gli incidenti e i morti sul lavoro: sono stati 591, 29 in più rispetto ai 562 dello stesso periodo del 2016 (+5,2%). E attenzione, avverte Massimo Braccini, segretario generale della Fiom Toscana: «Ogni giorno circa 6.400 persone nel mondo muoiono ’di lavoro’, a causa di un incidente o di una malattia professionale. In Italia nel 2016 sono morti 641 lavoratori sui luoghi di lavoro, e altri 800 se si considerano i morti ’in itinere’. Ci sono poi due costanti: la prima è che per larga parte delle imprese la competitività si gioca sui costi e sui diritti, così le principali cause degli incidenti sul lavoro sono precarietà e mancanza di garanzie, anche ’grazie’ alle politiche di svalorizzazione del lavoro condotte nel nostro paese dagli ultimi governi. La seconda è che più si abbassa la dimensione delle imprese, più aumenta il tasso di incidentalità.

RICCARDO CHIARI

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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