Fucilieri, patrioti ed impropri eroi

Si è alzato fin troppo polverone sulla vicenda dei due fucilieri, cosiddetti “marò”, italiani nuovamente tornati in India per affrontare il processo per la morte dei due pescatori indiani...

Si è alzato fin troppo polverone sulla vicenda dei due fucilieri, cosiddetti “marò”, italiani nuovamente tornati in India per affrontare il processo per la morte dei due pescatori indiani da loro uccisi. Come ultimo atto, il Ministro degli Esteri Giulio Terzi si è dimesso. Forse per dimostrare la senbibilità del governo italiano nei confronti di questi militari che sarebbero oggetto di una controversia internazionale… Forse per tamponare (ipotesi altamente più probabile) proprio il maldestro tentativo di forzare le regole diplomatiche che imponevano al nostro Paese di rispettare quei patti garantiti dall’ambasciatore italiano a Nuova Dehli e che, invece, sembravano essere stati rotti in nome di una acquisizione di elementi a supporto di un simile comportamento.

Sia come sia, il fatto principale resta ed è inoppugnabile: questi due fucilieri hanno ucciso due pescatori. Se fosse una “legittima” azione di difesa del cargo a cui erano stati messi a protezione dalla pirateria che scorrazza negli oceani, lo stabilirà la magistratura indiana.

Quello che è più interessante indagare e studiare è la riscoperta del patriottismo da parte di molte forze politiche: pazienza quelle di destra che danno sfoggio del loro nazionalismo ogni volta che il tricolore viene attaccato per via dello scriteriato comportamento di qualche nostro connazionale, sia esso in divisa o meno… Ma il patriottismo, ad esempio, dei grillini è francamente una vera e propria scoperta da isola del tesoro.

Il giovane “cittadino onorevole” Di Battista intervenendo alla Camera ha anche espresso giuste parole di cordoglio per i pescatori “dimenticati e per le loro famiglie”, poi si è lanciato in una richiesta di spiegazioni al governo sugli affari che legherebbero Finmeccanica alla vicenda della restituzione dei due marò all’India.

Non si è capito bene se l’interrogazione posta al governo fosse dettata più dalla preoccupazione per gli affari militari con Nuova Dehli o per i due fucilieri della Marina… In ogni caso, a seguire è stato tutto un dubbio in positivo per i due militari italiani, riconoscendo all’India un ruolo da paese “importante” che le era stato negato con un pregiudizio cialtronesco, tipico della spocchia di chi pensa di essere una potenza mondiale e si scopre, invece, fanalino di coda tra i paesi che riescono a risollevarsi dalla crisi economica nel contesto dell’Unione Europea.

I grillini quindi mezzi patrioti e mezzi Sherlock Holmes della politica per capire se e come il governo abbia agito in merito: una commessa militare di scambio? Uno scambio di altro genere? Con chi? Per quale motivo?

Alla fine Di Battista ne conclude, pomposamente, che “il popolo” deve sapere e che quindi il governo “deve dare delle spiegazioni.”. Ne va dell’onore del Paese davanti al resto del mondo.

Sotto le cinque stelle di Grillo batte un tricolore italiano. Magari non tanto grande come quello tronfio dei fascisti che lo accompagnavano sempre a bastoni, lame e manganelli nel fracasso degli anni ’70, ma un cuore italiota batte.

Ci sono poi altri curiosi episodi: il sindaco di Diano Marina, paese in provincia di Imperia, si spinge ben oltre. Altro che mediazioni di palazzo, di governo, diplomazia e quisquiglie varie. Il primo cittadino rivierasco propone di gettare a mare, ogni minuto che passa, un indiano che si trovi sul nostro territorio fino a che il governo di Nuova Dehli non ci restituisce i due fucilieri. Direbbe un mio amico: severo, ma giusto!

E poi ci sono i giornali, anche quelli che mantengono una dignità di veri quotidiani di informazione che si lasciano scappare parole come “eroi” nel definire Girone e Latorre.

Che la lingua italiana subisse da molti e molti anni violenze da un analfabetismo di ritorno e da un avanzamento dell’incultura dovuta alla semplificazione dei messaggi diretti dai mezzi di comunicazione di massa, era ormai un dato certo, incontestabile. I mass media hanno preso il sopravvento su tutto: anche e in particolar modo sulla fantasia che, da sempre, è un ottimo veicolo di sviluppo dell’intelligenza e del discernimento tra categorie diverse.

Che da questo discenda anche l’uso della parola “eroe” in chiave di aggettivo per chi uccide due pescatori indiani scambiati per terroristi o per pirati è un’altra violenza alla lingua di padre Dante.

La domanda che sento spesso fare è: “Ma perché voi di sinistra siete contro i militari?”. Mi verrebbe da rispondere con immediatezza che il nostro antimilitarismo è più una avversione allo scopo che il militare persegue e che, in tutta onestà, non è la preservazione della pace secondo l’antico inganno del “si vis pacem para bellum“, ma la preparazione meticolosa e quotidiana alla guerra a cui verrà assegnato; pertanto il nostro antimiltarismo è connaturato in una concezione di eguaglianza di tutti gli esseri umani che dovrebbe vedere bandite le guerre non per uno spirito evangelico, quanto per uno scopo principalmente politico: la guerra è, e resta, il prolungamento della politica con le armi e viene fatta sempre per la ricerca di dominio e di potenza. Quindi è sempre imperialista la guerra di aggressione.

Essere antimilitaristi vuol dire essere contro le guerre a priori, senza se e senza ma.

Si potrà obiettare: “Ma si può essere militari anche senza essere dei guerrieri, senza volere la guerra”. Vero.

Ma l’idea della guerra, dello scontro, del nemico, dell’avversario da annientare è insita nel militare. A questa eventualità viene preparato per tutto il corso della sua carriera. Essere militari è essere in potenza dei combattenti contro il nemico che verrà…

Per questo solo chi non è militare può forse capire le ragioni delle famiglie dei pescatori indiani e molto meno quelle dei due marò. A loro deve essere fatto un giusto processo. Dirò di più: la pena di morte – peraltro non contemplata in questo frangente – è un orrore del tutto simile a quello che hanno fatto i due marò nei confronti dei pescatori: sempre di omicidio si tratta, che sia fatto da due uomini con le divise della Marina italiana o da uno Stato con la sentenza di un suo tribunale.

Le dimissioni del Ministro Terzi erano opportune: se non altro perché il pasticcio del tira e molla con l’India si è risolto solo dopo che i rapporti tra i due paesi stavano incancrenendo al punto di impedire al nostro ambasciatore di lasciare il paese di Gandhi.

Che sotto vi siano questioni economiche e di mercato di armi e di chissà che cosa d’altro è probabile, non certo impossibile. Ma non è dato sapere per ora.

E ora che la vicenda dei marò è tornata nelle mani della magistratura indiana, forse possiamo dedicarci a problemi più stringenti come la formazione del nuovo governo della Repubblica. Un’impresa in cui nemmeno Bear Grylls riuscirebbe a sopravvivere…

MARCO SFERINI

27 marzo 2013

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