Francesco e le famiglie “erranti”

Quando fa il politico, Francesco dà molte più soddisfazioni rispetto a quando fa il papa. Da politico, da sovrano assoluto dello Stato della Città del Vaticano, ha intrapreso un...

Quando fa il politico, Francesco dà molte più soddisfazioni rispetto a quando fa il papa. Da politico, da sovrano assoluto dello Stato della Città del Vaticano, ha intrapreso un cammino di modernizzazione delle strutture burocratiche interne, ha, seppur tra qualche scandalo, creato una commissione di riforma per lo Ior e ha tolto il coperchio sotto al quale stavano le migliaia di casi di pedofilia messi in atto dal clero di ogni ordine e grado.

Poi, a volte, gli tocca anche far il papa, di parlare ex cathedra, e allora il cammino modernizzatore qui si affievolisce, diventa meno vigoroso rispetto alle politiche interne alla Santa Sede. Così gli capita, in questi giorni, di parlare davanti al Tribunale della Rota Romana di famiglia. Di cosa si potrebbe mai parlare davanti a chi decide sulla validità e sulla nullità dei matrimoni?

È una buona, tempestiva occasione per ribadire come la pensa la Chiesa cattolica in tema di famiglia proprio mentre si avvicina la data dell’approvazione in Parlamento del Disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili.

Francesco, nell’anno del Giubileo della Misericordia, mostra qualche muscolo ma poi fa anche il misericordioso. Come Massimo, il gladiatore che risparmia gli avversari vinti nell’arena di Commodo.

Francesco delinea i tratti di una famiglia sola che dio ha voluto e che rimane al centro del “sogno” del creatore. Questa famiglia è quella formata da un uomo e da una donna e ha fini di unità e procreazione. Chiunque, sostiene il Papa, si trovi al di fuori di questi confini etico-comportamentali, vive nell’errore ma, ci assicura misericordiosamente Francesco, non è per questo dimenticato da dio.

Quindi niente condanne per chi decide di vivere nell'”errore”. Quindi nel peccato. I peccatori possono stare tranquilli: dio non si gira dall’altra parte, ma li ama comunque.

E se allora dio li ama ugualmente, perché non può farlo la Chiesa? I dogmi esistono apposta per non spiegare quelle “irragionevoli verità” cui non esiste una risposta. Facciamo che sia un dogma…

Cosi, afferma Francesco, bisogna evitare qualunque tipo di “confusione” nell’accostare altre tipologie di unioni all’unica vera (le altre, vi ricordo, “vivono nell’errore”), all’unica che dio riconosce come continuatrice del suo disegno di amore e di prosperità per tutte e tutti.

Mi fermo al campo strettamente morale perché quello della teologia sarebbe persino troppo imbarazzante da trattare per smontare la presunzione cattolica di rappresentare l’unica verità assoluta per ogni cosa, persino su dio. Mi fermo al campo morale e mi si perdonerà l’ironia che ho usato sino ad ora, ma sento il bisogno di usarla per sdrammatizzare un po’ qualcosa che, da agnostico alla ricerca continua della verità sulla vita, sull’universo, sull’esistente, proprio non riesco a capacitarmi si possa accettare con il “dono” della fede e trasferire su un piano etico.

La storia della Chiesa è lì a parlarci di una istituzione bimillenaria che, come tutti i poteri costituiti, ha sempre giustamente avuto paura di perdere un dominio. Ma oltre al dominio temporale, la Chiesa ha sempre combattuto chi ha tentato di contestarla sul piano religioso e morale: più che giuste le diatribe sul primo aspetto. Se non sono “cose di chiesa” quelle religiose, non vedo chi potrebbe trattarle non tanto meglio, ma più appropriatamente dal punto di vista proprio della Chiesa stessa.

Ma quando qualcuno ha tentato di scalzarne il dominio morale e culturale, lì il papato ha sempre inciampato e ha dovuto usare la repressione per imporre una morale che si andava disfacendo. Basterebbe citare i dolciniani, pauperisti resi famosi da Umberto Eco ne “Il nome della rosa”; oppure Giordano Bruno, passando per Galileo Galieli, Niccolò Copernico; per arrivare poi a Martin Lutero e, più recentemente, al secolo dei Lumi, alla Rivoluzione francese, al liberalismo che, un tempo, era una forma nobile di cultura pratica contro superstizioni e medievalita mai venute meno.

Oggi la Chiesa deve fare i conti con la velocità dei tempi: deve preservare una morale attraverso soprattutto delle tradizioni; deve proclamare che la famiglia cattolica e cristianamente intesa è solo quella che Francesco difende, perché così vuole dio.

Perché ciò che è nuovo spaventa sempre un po’. E la Chiesa fa leva sulla paura, ancora una volta, per mantenere uno status quo che le sta scivolando sotto i piedi.

Uno studio dell’Istat di alcune settimane fa, ci dice che su mille famiglie sono ben la metà quelle che hanno problemi di “tenuta” e di armonia, di unità. E ciò è anche determinato dalla crisi economica che stiamo vivendo, non solo da mere liti tra coniugi nate su futili motivi.

Questo dato ci dice che la famiglia non è una garanzia di risoluzione di alcun problema sociale. Ammesso che esista un problema sociale che nasce dalla diffusione spontanea delle unioni di fatto che vorrebbero essere regolamentate civilmente dallo Stato italiano.

Oggi saremo nelle piazze italiane per dire proprio questo: che non esiste una sola famiglia che deve avere dei diritti speciali perché alcuni uomini che si proclamano voce di dio in terra lo dichiarano con assolutezza. Oggi saremo nelle piazze italiane per dire che ogni essere vivente ha diritto ad unirsi ad altri, per amare, per essere amato, per crescere dei figli secondo la sua etica, i suoi valori e i princìpi laici che sono dettati dalla nostra Costituzione.

Oggi mandiamo un messaggio a dio, se esiste. Gli mandiamo una supplica: vogliamo soltanto poter amare ed essere ricambiati per questo dalla nostra compagna o dal nostro compagno. E magari anche da te, caro dio. Senza l’intercessione di papi, cardinali o preti. Quindi senza che altri uomini ci dicano cosa pensi e cosa vogliono che pensiamo di te.

MARCO SFERINI

23 gennaio 2016

foto tratta da Pixabay

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