Charlie Hebdo, il capro espiatorio di chi non vuol vedere

Le ho guardate, lette, rilette e riguardate ancora. Eppure a me le due vignette di Charlie Hebdo sul terremoto che ha devastato parte del Centro Italia non hanno comunicato...

Le ho guardate, lette, rilette e riguardate ancora. Eppure a me le due vignette di Charlie Hebdo sul terremoto che ha devastato parte del Centro Italia non hanno comunicato disprezzo verso i morti, verso la tragedia. Vi ho letto, nella stanca tratteggiatura delle matite satiriche, costrette sempre a commentare con disegni e freddure disastri di ogni tempo, di qualunque natura, di qualsivoglia popolo, nazione, continente, la desolazione per una umanità che provoca catastrofe su catastrofe.
Il terremoto non si può evitare, così come non si può scampare ad un nubifragio che incombe sulle nostre teste, così pure non si può evitare la piena di un fiume che sommerge vie, piazza, case, che trascina via tutto: macchine, motorini, persone…
Ma molti meno morti vi sarebbero stati in tante e tante catastrofi naturali se, e solo se, l’uomo del profitto, quello del nostro tempo, dei tempi passati e anche di quelli futuri, non avesse speculato proprio sulle disgrazie che accadono ai suoi simili. Ai suoi simili e alla natura intera: ambiente, animali, esseri umani. Tutti siamo coinvolti. Ma c’è chi riesce a salvarsi sul cocuzzolo della montagna dei dollari che ha ottenuto proprio sulla pelle dei più sfortunati, deboli e miserevoli e chi, proprio come questi ultimi, può far suo il vecchio adagio: “Le disgrazie non vengono mai sole”.
Al terremoto si aggiunge l’avidità intrinseca e connaturata al sistema economico in cui viviamo, una associazione a delinquere con concorso di colpa, dunque. Con l’attenuante per il terremoto: è un evento irrimediabilmente irrefrenabile. Impossibile sbarrargli la strada.
Mentre invece è possibile contenere la voracità del profitto, di un capitalismo che esalta sopra ogni morale la sua, quella dell’accumulazione totale, passando, questa sì, sui corpi delle vittime di un disastro.
Charlie Hebdo non ha oltraggiato nessuno: ci ha messo soltanto davanti alla tragica verità che pochi vogliono vedere, ossia quella di un mondo che fingiamo di non comprendere e che condanniamo per la sua corruzione quotidiana ma che pensiamo riformabile, riconducibile ad un’etica della responsabilità sociale.
Pensare di riformare il capitalismo, lo diciamo da sempre, è più utopico dell’utopia stessa. E’ un non-luogo che rappresenta l’antonomasia delle isole che non ci sono, delle impossibilità e delle inconcretezze.
Tralasciando la grande stampa che deve al capitale tutto e il contrario di tutto, quindi la sua giornaliera vita tribunizia tra le plebi ammaestrabili con buoni sentimenti e contrizioni e pentimenti, meraviglia la sorpresa di molte voci a sinistra che sono pronte ad indignarsi per le due vignette del settimanale satirico francese.
E, del resto, questa non è una arringa di difesa di Charlie Hedbo. Non ne ha bisogno: sa difendersi da solo. E lo fa graffiando, lasciando dei segni sulla pelle e nelle appassite coscienze poco sociali della stragrande maggioranza tanto dei borghesi quanto dei moderni proletari.
Per i primi sono ferite da leccarsi e da curare con quel denaro che non puzza, rimettendo in campo sempre la frase di Vespasiano in merito alla tassazione dei cessi. Per i secondi, per i poveri nuovi, per quelli che vivono e sopravvivono di stenti e precarietà, di voucher e invisibilità del futuro, si tratta invece di ferite urticanti ma incomprensibili.
La grande morale borghese, quella “comune”, quella perbene, quella che si erge a giudice delle azioni di tutti e forma il “sentire” condiviso, questa etica di una società antisociale crea un senso di colpa proprio in chi invece dovrebbe farlo sentire ad altri, a coloro che sono gli aguzzini, gli speculatori e sfruttatori del lavoro altrui, delle vere e proprie disgrazie che si vivono e che si pensa di poter attribuire alla sorte, al caso, a domeniddio…
Manca una visione “di classe” di ogni evento che ci capita: dal referendum per il NO alla riforma della Costituzione voluta da Renzi fino al terremoto del Centro Italia.
Sotto ogni evento che ci circonda esiste una ragione economica, un interesse. Ciò che lo scatena può anche non nascere nelle segrete stanze dei grandi gruppi economici, ma l’effetto è sempre accompagnato da un contorno di ricerca del profitto. Per pochi. Non per molti. Come diceva, con grande efficacia una pubblicità…
Ritornare ad accorgersi di questa evidenza nascosta è il miglior salto di qualità per il ritorno della sinistra comunista, della lotta anticapitalista sempre, comunque, ovunque.

MARCO SFERINI

3 settembre 2016

foto tratta da Pixabay

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