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Obama, un viaggio inutile

Un libro bellissimo di Rossana Rossanda si chiama Viaggio inutile. È un racconto, stringente e struggente di persone e storie nella Spagna d’inizio anni Sessanta che racconta l’avvio di un processo sociale e politico che porterà negli anni Settanta al crollo del regime franchista. Quello di viaggio non era inutile, anzi. Questo di Obama in Europa – certo, previsto con un finale diverso quanto ai risultati delle presidenziali – risulta invece decisamente inconcludente e pericoloso. Sembrano vacanze sull’orlo di un vulcano attivo.

Obama a Washington ha annunciato al mondo di «essere preoccupato per quello che farà Trump», ma non era ancora arrivato ad ad Atene che rassicurava con il suo messaggio i governi europei: «Non c’è da preoccuparsi». Qual è la verità? Delle due l’una. Il fatto è che il presidente americano uscente esprime con questa doppiezza, di consapevolezza e intenti, l’intera ambiguità della sua presidenza per rapporto ai destini dell’Unione europea.

Così ha un giusto e bello infervorarsi contro i vincoli di bilancio per appoggiare la malconcia Grecia, arrivata al suo «limite di sopportazione dell’austerità», ha denunciato un appesantito Tsipras. Ma Obama dovrebbe spiegare come in casa sua ha gestito la linea anti-austerità, favorito a dir poco dal fatto che lo stato federale americano gli ha consentito di avere moneta corrente per ogni spesa.

Perché ha abbandonato la riforma della sanità alle assicurazioni private; come ha in parte risolto la crisi americana dell’auto proprio a spese dell’industria automobilistica europea (e italiana). E che dire del fatto che le sanguinose avventure militari Usa hanno prodotto una epocale migrazione di esseri umani in fuga dalle guerre «umanitarie» americane, che si è riversato soprattutto in Medio Oriente e in Europa.

Ma certo la novità è Trump. Del quale dobbiamo o no preoccuparci? Obama fa intendere che l’America non abbandonerà gli «alleati». Vuol dire che presenza, controllo e guida statunitense dell’Alleanza atlantica resteranno. Trump non si discosterà molto dal rivendicare questo ruolo, vuole solo che i governi europei spendano molto di più. La preoccupazione dell’Ue comunque è esplosa: al punto che si avvia, a parole, la Difesa comune. Con il rischio di ritrovarsi tra i costi che appesantiscono e tagliano i già magri welfare delle finanziarie europee, ben due organismi militari sul groppone dei cittadini europei: la Nato ad un prezzo più alto e l’alternativa malcerta di una Difesa europea. Un doppione mostruoso: così acquisteremo non solo 90 F-35 ma chissà quanti cacciabombardieri Eurofighter.

Un fatto è certo: anche Trump rinsalderà l’Alleanza atlantica – e il rapporto con il Sultano atlantico e ribelle, Erdogan – pena la perdita del prezioso mercato della armi. Perché Trump non è un pacifista, sposta l’asse del conflitto armato se necessario altrove e vuole che l’esercito americano «sia il più forte al mondo».

…continua a leggere su il manifesto.info…

TOMMASO DI FRANCESCO

da il manifesto.info

foto tratta da Pixabay

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