E’ tempo di issare un arcobaleno sul Quirinale

La nostra Repubblica dovrebbe essere tante cose che non è mai realmente stata. La sua Costituzione, del resto, è lì a dimostrare a paragone con gli oltre 60 anni...

La nostra Repubblica dovrebbe essere tante cose che non è mai realmente stata. La sua Costituzione, del resto, è lì a dimostrare a paragone con gli oltre 60 anni di vita repubblicana che non vi è stata applicazione della Carta del 1948 se non nella costruzione dell’apparato istituzionale dello Stato sorto dalle ceneri della seconda guerra mondiale, dalla fine del fascismo, dopo la lotta resistenziale e di liberazione. E nemmeno questo poi è del tutto vero, visto che la nascita delle regioni risale a ben tre decenni dopo l’entrata in vigore della massima norma che regola la vita del popolo italiano.
Eppure la Costituzione conserva ancora oggi i presupposti necessari per impedire il suo stesso stravolgimento, per frenare gli impulsi oligarchici e le derive populiste che da destra e dal centro si muovono prepotenti verso ogni potere dello Stato e che tentano di sovvertire proprio la Repubblica e di trasformarla da parlamentare, per quanto imperfetta, difettante e lacunosa sia, in un regime presidenzialista dove il potere del governo aumenta a discapito di quello delle Camere e dove il capo dell’esecutivo alla fine finisca per coincidere o da Palazzo Chigi o dal Quirinale con un’unica figura, mescolando sistemi americani, francesi e magari anche un po’ di cancellierato alla tedesca.
Coloro che sognano il deperimento del regime democratico e parlamentare sono da sempre i maestri del colpo di stato lungo della P2, nascosto tra le righe e le pieghe di discorsi, fatti e persone che hanno letteralmente inquinato la vita pubblica da oltre trent’anni a questa parte.
Si iniziò con Bettino Craxi e si è finiti ora alla corte dei potenti mercati europei, degli antagonismi tra i poli economico finanziari di alto livello, rappresentati più o meno degnamente, più o meno bene (non sta a me dirlo, ma semmai al Fondo Monetario Internazionale, alla Banca Mondiale, a quegli organismi creati nel 1944 a Bretton Woods e anche ad organismi più moderni come la Banca Centrale Europea guidata da Mario Draghi) da Mario Monti prima e da Matteo Renzi oggi. Tutti e due sostenuti, diretti e benedetti dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Un presidente che si permette nel giorno del 25 aprile di esaltare la figura di due fucilieri di marina che sono accusati di assassinio e che sono in India, laddove il fatto è avvenuto, per accertare tutto questo. Sono stati ricevuti al Quirinale, omaggiati e, visto che sono militari e rappresentano la “Patria”, devono a priori essere difesi dal nostro governo, devono essere protetti dalla cattiva giustizia indiana che viene fatta passare come una sorta di figura vendicatrice più che una dea della giusta appurazione di come si sono svolti i fatti per rendere giustizia a quelle famiglie di pescatori indiani che ancora piangono i loro due parenti morti.
Giorgio Napolitano nel giorno del 25 aprile 2014 ricorda i “marò” e ne esalta quasi lo spirito di sacrificio. Sembra che solo chi indossa una tuta mimetica e imbraccia un fucile sia degno del rispetto della madre Patria.
I tanti volontari dispersi per il mondo che cercano invece la pace, che cercano di anteporre le ragioni dei popoli a quelli del profitto e delle guerre, sono racchiusi nella generica denominazione di “volontariato”. Operatori di pace finiscono, ipocritamente e falsamente, per esserlo poi tutti: le missioni estere delle nostre truppe sono spacciate come esercizio di supporto alla diffusione di nuove forme di democrazia e armonia in Afghanistan ancora oggi. Un tempo questo valeva per la Somalia, dove una sorta di revanchismo storico spinse i militari italiani a farsi portatori di democrazia con torture degne dei nazisti: uomini considerati ribelli, forse “terroristi” (anche se il termine non era ancora abusato come lo è stato dopo l’11 settembre 2001) venivano attaccati letteralmente per le palle a cavi elettrici e venivano fatti oggetto di una violenza di cui ci siamo indignati poi in Iraq quando si sono scoperte le torture statunitensi ai prigionieri della seconda guerra del Golfo.
Il nostro Capo dello Stato esalta due persone che comunque hanno ucciso. Mi riesce difficile dire che si possa uccidere “a ragione” in quelle condizioni: dall’alto di una grande nave verso imbarcazioni che erano pescherecci.
Le dinamiche dei fatti sono ancora oscure. O forse non lo sono. Lo stabilità la magistratura indiana. Resta il fatto che due militari che hanno comunque ucciso sono dei patrioti e tutti coloro che contestano le spese militari, che chiedono l’azzeramento del progetto sugli F35, coloro che denunciano le violenze della polizia nelle manifestazioni e richiedono la numerazione dei caschi per rendere riconoscibili quegli agenti che, ad esempio, calpestano senza alcuna ragione se non il puro, cieco sadismo, la mera voglia di sopraffazione violenza gratuita, una ragazza che è già stata atterrata dalle manganellate, resta il fatto – dicevo – che tutti costoro sono, in quanto critici di una data gestione dell’ordine pubblico, di una data interpretazione del ruolo difensivo delle nostre forze armate, dello spirito pacifico e pacifista della Costituzione, automaticamente degli antipatrioti, degli apolidi improvvisati sull’altare del mancato sentimento di vicinanza al “sacro dovere del cittadino”.
Peccato che anche qui la Costituzione sia stata violata abbondantemente: perché il sacro dovere del cittadino è la difesa della Patria, non l’offesa verso altri popoli in nome di alleanze internazionali (la Nato vi dice qualcosa?) che servono solo a mantenere il piede di una economia sul territorio di un Paese a trazione statunitense come il nostro.
Giorgio Napolitano ha male interpretato il ruolo di presidente della nostra Repubblica molte volte: lo ha fatto ancora, senza che ce ne fosse e se ne sentisse il bisogno, il 25 aprile scorso, assumendo il ruolo di Capo delle Forze Armate con un piglio bellicista che non si addice allo spirito di quella Costituzione che è invece nata per evitare nuove corse ad armamenti, nuovi affari bellici, nuovi mercanti di cannoni (in questo caso di F35… di caccia bombardieri).
Chiamateci pacifisti, codardi, antimiltaristi, anti-italiani, antipatriottici. Sono colpe che confesso, che confessiamo molto volentieri. Ed è bello che a confessarlo siano in tante e in tanti. E’ il tempo di riscoprire le bandiere arcobaleno. E’ il tempo di rimetterle alle finestre, sui balconi. E’ il tempo di issarne una sul Quirinale.

MARCO SFERINI

27 aprile 2014

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EditorialiMarco Sferini



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