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Punto critico

Von der Leyen evita la bocciatura. Da S&D e liberali fiducia a tempo

Era già tutto previsto: l’aula di Strasburgo ha bocciato la mozione di sfiducia contro la commissione con der Leyen, presentata da una parte di Ecr, il gruppo conservatore di Meloni, sul caso Pfizergate: 360 voti contrari, 175 sì e 18 astenuti. 166 i deputati che non hanno partecipato al voto. Servivano oltre 360 sì (la maggioranza assoluta dell’assemblea che è composta da 719 eletti) perché la sfiducia passasse, un obiettivo che non è mai stato alla portata.

Il gruppo S&D, di cui fa parte il Pd, dopo molti tormenti ha deciso di votare contro la sfiducia (98 i no, 3 astenuti e 34 non votanti). Insieme al Ppe, ai liberali (57i no su 75 deputati) e ai Verdi (33 no e 19 non votanti). I socialisti, che avevano minacciato l’astensione, si sono convinti, dopo una lunga riunione mercoledì sera, di dare un’altra chance a von der Leyen, che si sarebbe impegnata con la capogruppo socialista Garcia Perez a salvare il Fondo sociale europeo, che lei stessa avrebbe voluto accorpare in un altro fondo per ridimensionarlo.

I socialisti si aspettavano che la presidente, prima del voto di ieri alle 12, prendesse un impegno pubblico su questo tema ma, complice la sua presenza a Roma alla conferenza sull’Ucraina, è riuscita a svicolare. E così il «risultato politico» sbandierato dai socialisti, per ora, resta solo virtuale.

Il clima nella maggioranza europeista resta molto teso, con socialisti, liberali e verdi che hanno salvato la commissione più per non votare una mozione dell’estrema destra che per convinzione. E non è un via libera pieno. «È l’ultima chance che gli eurodeputati danno a von der Leyen», dice Katarina Barley della Spd. I socialisti l’aspettano al varco in autunno: «Ci aspettiamo risultati concreti per un’Europa sociale, sostenibile, equa, non solo parole», dice il presidente del Pse, Stefan Lofven.

La capogruppo dei liberali di Renew, la francese Valerie Hayer sottolinea: «Il nostro no non è un assegno in bianco». «Non basta evitare la censura per costruire una maggioranza: von der Leyen deve scegliere, non accetteremo compromessi con gli estremisti di destra e i sovranisti», le fa eco Sandro Gozi.

Il risultato politico è un indebolimento della Commissione, che aveva ottenuto 370 sì lo scorso novembre al debutto: la mozione di una minoranza di Ecr, che in altri tempi non avrebbe neppure fatto notizia, ha fatto da detonatore della crisi della maggioranza Ursula, con i Popolari sempre più distanti dagli altri partiti della “coalizione”, a partire dai socialisti che li accusano di voler tenere in piedi una maggioranza alternativa con pezzi della destra.

Tra i dem, 15 hanno votato contro la sfiducia (compreso Brando Benifei che era risultato non votante per un errore tecnico). Gli altri non hanno partecipato al voto: Marco Tarquinio, Cecilia Strada Alessandro Zan per mostrare un dissenso più netto verso von der Leyen, mentre Giorgio Gori, Matteo Ricci e Elisabetta Gualmini erano assenti per altri impegni. «È la dimostrazione che i nostri voti come secondo gruppo del Parlamento Europeo contano e non si fanno dare per scontati», il commento di Elly Schlein. «Adesso continueremo a vigilare sul rispetto degli impegni presi ed essere rigorosi sulle nostre priorità, non siamo più disposti a tollerare la politica dei due forni».

La leader Pd fa notare che «il vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto è stato sfiduciato dalla maggioranza che lo ha indicato. Ha il governo italiano contro, con la maggioranza che si è spaccata. Meloni non ha più presa sul suo gruppo europeo Ecr e nemmeno sulla sua maggioranza».

Anche i deputati di Avs non hanno partecipato al voto, mentre i 5 stelle hanno votato a favore della sfiducia. Sorpresa a destra: i parlamentari di Fdi, dopo aver fatto intendere che avrebbero votato no, alla fine non hanno partecipato al voto. Mentre la Lega ha confermato la scelta della sfiducia, e Forza Italia ha sostenuto von der Leyen. «Non abbiamo partecipato al voto non perché è cambiato il giudizio su von der Leyen, che si è aggravato, ma perché noi non mischiamo i nostri voti con i fascisti», spiega Nicola Fratoianni. I 5 stelle accusano Meloni: «Noi coerenti nel bocciare la peggiore commissione della storia. Fdi invece ora fa da stampella». «Ma la nostra vittoria è solo rinviata», avvertono i 5S.

ANDREA CARUGATI
ANDREA VALDAMBRINI

da il manifesto.it

foto: screenshot ed elaborazione propria

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