Quasi due anni dopo il voto a favore dell’adesione al sindacato United Auto Workers (UAW), il 4 febbraio è stato raggiunto l’accordo per il primo contratto collettivo di lavoro nello stabilimento della Volkswagen di Chattanooga (Tennessee).
Quello di Chattanooga diventa così l’unico impianto di assemblaggio di auto negli Stati Uniti, al di fuori di quelli di proprietà delle Big 3, ad avere una rappresentanza sindacale. Ed è finora l’unico risultato positivo della campagna lanciata da UAW, con risorse di 40 milioni di dollari in due anni, per la sindacalizzazione di stabilimenti auto del Sud degli USA.
Nata dopo il rinnovo dei contratti delle Big 3 (i 3 grandi marchi statunitensi dell’auto: Ford, General Motors e Stellantis, che negli Stati Uniti ha incorporato Chrysler), rinnovo avvenuto nell’autunno del 2023, l’obiettivo della campagna sindacale è di coinvolgere 150.000 lavoratori dell’auto di una dozzina di aziende. Ma non è andato finora oltre le 10.000 sparse adesioni in quelle aziende, collocate nel Sud degli USA, sia per il trasferimento di lavorazioni dall’ex roccaforte industriale dei Grandi Laghi, attorno a Detroit; sia per l’attrazione esercitata dai grandi finanziamenti con cui gli Stati del Sud hanno attratto, in zone storicamente agricole e tessili, impianti industriali a cui hanno promesso anche basse retribuzioni, assai minori di quelle medie delle Big 3.
In particolare, a Chattanooga, VW produce veicoli sportivi Atlas alimentati a gas e l’ID.4, un SUV elettrico. Anche grazie ai bassi salari e alla totale discrezionalità padronale sul posto di lavoro, dei 20,6 miliardi di dollari di profitti mondiali prodotti nel 2024 da Volkswagen, il 20% è realizzato in Nord America.
La sindacalizzazione della Volkswagen in Tennessee (seppur seguita da una sconfitta sindacale nella fabbrica Mercedes-Benz di Vance in Alabama) è sfociata in questi giorni nella sigla del contratto collettivo di lavoro, avvenuta al terzo tentativo, dopo le sconfitte di UAW nel 2019 e nel 2014. L’azienda l’aveva da subito contrastata chiamando a raccolta i politici del Partito Repubblicano, che governa lo Stato del Tennessee, i quali minacciavano di bloccare le centinaia di milioni di dollari in sussidi, in varie forme, concessi o da concedere all’impresa.
A settembre 2024, una proposta “ultimativa” di VW lasciava notevoli perplessità sulla permanenza dei posti di lavoro, ridotti anche tramite progressive appaltizzazioni. E rifiutava le necessarie garanzie sulla sicurezza degli impianti, di fronte ad una notevole presenza di infortuni sul lavoro. Il 29 ottobre, il Sindacato aveva risposto alla proposta aziendale, indicendo il referendum, obbligatorio negli Stati Uniti in quasi tutti i casi di conflitti di lavoro, e ottenendo il mandato di oltre due terzi del personale a proclamare, quando necessario, uno sciopero.
L’azienda accresceva la pressione ancora sui lavoratori sia attraverso l’azione antisindacale dei rappresentanti repubblicani della Città, i quali intimavano a UAW di far votare i lavoratori sulla proposta aziendale, sia col “classico” intervento di una delle imprese specializzate in union busting (contrasto del sindacato) che intendeva favorire la “decertificazione” del sindacato, eliminandone il diritto a contrattare, conquistato col successo al voto per la sindacalizzazione.
L’accordo siglato nei giorni scorsi, il solito malloppo di parecchie centinaia di pagine, accordo su cui i lavoratori voteranno a breve per ratificarlo o meno, prevede un aumento retributivo del 20% in quattro anni, benefici sanitari, garanzie (lo afferma il Sindacato) sulla continuità in loco delle produzioni.
Oltre a ciò, un bonus immediato di 6.550 dollari a tutti gli addetti e uno annuale di 2.550 dollari, mentre, a titolo di esempio fatto dall’azienda, la retribuzione ordinaria di un lavoratore professionalizzato passerebbe a circa 80.000 dollari annui nel 2026. Un salario di molto superiore a quella del mondo del lavoro in quella città e in genere nel Sud degli USA, dove la sindacalizzazione e i diritti dei lavoratori sono assai scarsi. Infine, non meno importanti, nell’accordo è previsto un congedo retribuito garantito, contro l’imposizione di straordinari obbligatori e favoritismi.
Come si nota, anche in Tennessee, il clima sindacale nel Sud degli USA pare ancora un trascinamento del separatismo razzista, tenendo in piedi una vera e propria barriera ai diritti collettivi e individuali che promanerebbero, secondo una vulgata sparsa a piene mani dai conservatori, dal Nord degli Stati Uniti, che vogliono introdurre una cosa “straniera” come il Sindacato che “mette in discussione il modo di vivere locale”.
Lo dimostra anche il caso dell’impianto di batterie per auto elettriche, del costo di 5,8 miliardi di dollari, realizzato nel Kentucky dalla joint venture Blue Oval SK tra Ford e la coreana SK On, costituita nel 2022. In quell’azienda, sita a Glendale, il voto risicato di agosto 2024, in cui la sindacalizzazione è stata chiesta da 526 lavoratori contro 515, è stato caratterizzato da una raffica di iniziative antisindacali, appaltate all’azienda specializzata LRI Consulting Services, comprensive delle abituali riunioni obbligatorie di diffamazione del sindacato, di controlli a tappeto dei lavoratori e anche di licenziamenti illegali di sostenitori sindacali.
La vicenda ha avuto un nuovo passaggio nel dicembre scorso con la rottura della compartecipazione azionaria (a Ford resta la fabbrica del Kentucky, ai coreani quella del Tennessee). Con la motivazione del crollo delle vendite di auto elettriche dovuto all’eliminazione dei sussidi governativi da parte di Trump, Ford ha licenziato subito 1.600 dipendenti in Kentucky, a cui ha “promesso” la riassunzione tra un anno e mezzo per produrre un diverso tipo di batterie per stoccaggio di energia.
Il congelamento della conversione elettrica su cui si basava il contratto di lavoro delle Big 3 in collegamento alle politiche dell’amministrazione Biden corre il rischio di lasciare le imprese, e soprattutto le lavoratrici e i lavoratori statunitensi, in bilico su un burrone che non vede in tutti di Stati dell’Unione una salvaguardia sotto forma di quella che in Italia si chiama cassa integrazione.
In un contesto di progressiva trasformazione autoritaria dello Stato, di repressione del dissenso, di occupazione e di raid anti-immigrati da parte dell’ICE in molte città progressiste, di tagli (soprattutto in campo sanitario) del già scarso Stato Sociale statunitense, di ridimensionamento o soppressione di agenzie federali che lo mettevano in atto, di attacco ai parchi nazionali e all’ambiente, di svolta no vax delle politiche sanitarie, e quant’altro sta mettendo in atto l’amministrazione Trump, la vittoria del sindacato UAW in Volkswagen in Tennessee apre uno spiraglio per difendere ed estendere in tutti gli Stati Uniti i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
Saranno ora i diretti interessati a valutare il contratto provvisorio infine raggiunto in Volkswagen dopo quasi due anni di trattative e di scontro tra le Parti.
Sarà invece necessità del sindacato UAW il ricomporre le divisioni di un gruppo dirigente che due anni fa, esautorando, col voto effettuato per la prima volta da tutti gli iscritti, la precedente storica leadership, affondata dalle accertate e sanzionate tangenti di Marchionne presso la Chrysler, aveva sollevato grandi speranze di cambiamento democratico e rivendicativo.
EZIO BOERO
7 febbraio 2026
foto: elaborazione propria
Fonti principali:
L.Ramseth, UAW secures historic tentative contract deal at Volkswagen plant in Tennessee, The Detroit News, 4.2
D.Floyd, UAW, Volkswagen reach tentative agreement on contract for Chattanooga workers, Chattanooga Times Free Press, 5.2















