Pochi giorni dopo che Kamala Harris perse le presidenziali contro Trump, ad un anziano del Partito Democratico fu risposto al citofono di una sede locale di quel partito, nel quartiere del Queens a New York, “Non siamo aperti al pubblico”. Il nuovo sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha invece messo in campo 104.400 volontari, che hanno bussato a 3 milioni di porte, e ha vinto la carica di sindaco.
È nata, per le sue caratteristiche, una nuova icona del progressismo internazionale. Intere pagine sono state scritte su di lui. La gran parte dei media lo esalta in funzione anti Trump: Giannelli sul Corriere della Sera disegna una vignetta con lui che dà un calcio nel di dietro al presidente. Appare persino identificato con una “falce e martello”, come quella di una vignetta su Collettiva, il notiziario on-line della CGIL.
Dal giornalismo italiano, arrivano anche i primi consigli: Cazzullo sul Corriere della Sera lo invita a non dimenticare che “un programma socialista (presentato pure da uno straniero) non ha mai portato nessuno alla Casa Bianca, né mai lo porterà”, e suggerisce, a lui, e ai riformisti europei, di dedicarsi a programmi di correttivo del capitalismo selvaggio. Anche Gaggi sul Corriere della Sera ribadisce che “I giovani forse saranno delusi ma la strada per costruire il dopo Trump non sarà l’estremismo”.
Passati i primi giorni di esaltazione, si potrebbero fare alcune considerazioni, in parte eterodosse, a partire dai fatti.
Mamdani, elogiato in quanto immigrato, non è proprio simile alle persone che cercano di attraversare una frontiera sempre più chiusa per trovare il vantato “sogno americano”, quelle che Trump manda a rastrellare della polizia di frontiera per le strade, imprigionandole in carceri privati senza diritti di difesa e molte poi espellendole dagli USA. È figlio di intellettuali d’élite; famosa regista indiana la madre, induista, laureata ad Harvard; professore alla Columbia University, ugandese, musulmano non praticante, il padre.
Mamdani non è iscritto al Partito Democratico. E’ membro dei, o molto vicino ai, Democratic Socialists of America (DSA), la filiazione più grande del glorioso partito socialista americano di Eugene Debs di un secolo fa. Un’organizzazione, soprattutto di giovani, che ha 80.000 iscritti e pratica spesso l’entrismo elettorale nel Democratic Party (DP). DSA che, tanto più ora, si ritrovano di fronte ad un’ennesima discussione sul proseguire con questa tattica, resa in qualche modo inevitabile dal sistema elettorale USA (tutto fuorché proporzionale), o andare da soli in mare aperto.
Un’organizzazione al cui interno, da una parte ci sono alcuni istituzionali, come la deputata Alexandria Ocasio-Cortez, ricusata dal partito; dall’altra i/le movimentisti/e. È difficile stare a metà: se sia meglio fare una componente interna del DP (come fa, come singolo, Bernie Sanders) o rompere con un Partito, quello Democratico, ossificato e incapace/contrario a produrre movimenti radicali, nel senso che vanno alla radice dei problemi del popolo.
E che, dopo la vicenda Mamdani, potrebbe anche non accettare più di vedersi sconfiggere da esterni alle proprie primarie. Mamdani comunque non è nato negli Stati Uniti ma in Uganda e dunque non può presentarsi alle presidenziali contro un infausto e anticostituzionale terzo mandato di Trump.
Osserviamo il voto di New York: sebbene l’afflusso alle urne sia stato il più alto dal 1981, il 60% dei potenziali elettori è ancora rimasto a casa; A New York, Mamdani ha ottenuto 1.036.000 voti (solo il 50,4% dei votanti), un numero di poco maggiore di quello cumulato degli altri candidati. L'”indipendente” Andrew Cuomo, abbondantemente foraggiato da settori dell’economia e della finanza, che aveva un programma centrista imperniato sulla lotta alla criminalità e all’antisemitismo, ha riportato 855.000 voti.
L'”abbandonato a sé” Curtis Sliwa, teoricamente candidato del Partito Repubblicano, 146.000. I 14.000 voti in più degli avversari non sarebbero stati ottenuti, superando il 50%, se non avesse cumulato, oltre a quelli della “sua” lista del DP, partito di cui aveva vinto le primarie, anche quella del Working Families Party (WFP) che ha appoggiato Mamdani, ottenendo 157.000 voti, il 7,6% (più di quanto abbia preso Silwa, che si è fermato 7,1%). E cioè ha portato a Mamdani il 15% dei voti. Il WFP è un partito autonomo e costituito nel 1998 e presente sopratutto a New York, è un’organizzazione “leggera”, una coalizione di sezioni sindacali e di organizzazioni sociali che agisce soprattutto su concreti problemi sociali: riforma sanitaria, aumento del salario minimo, giorni di malattia pagati ai lavoratori, debito studentesco, tassazione progressiva, istruzione pubblica, energia verde … Che sono poi i temi principali su cui Mamdani ha fatto la campagna elettorale.
Dunque, il nuovo sindaco di New York non è iscritto ai Dem e ha condiviso i temi del WFP.
Alle primarie del DP, in cui aveva già sconfitto Cuomo, solo pochi sindacati gli avevano dato quell’appoggio pubblico che è usuale negli Stati Uniti, preferendogli Cuomo; appoggio che poi è aumentato, ma non si è generalizzato, fino a condividere la sezione (local) 1199 di SEIU (la più grande union dei sanitari degli USA con 450.000 membri nel Nord-Est), il sindacato insegnanti, i Communications Workers (CWA) e infine il NYC Central Labor Council, che rappresenta 1 milione di lavoratori di 300 piccoli e grandi sindacati.
Ovviamente ciò non ha portato il voto di tutti questi iscritti sindacali a New York. Mamdani ha invece ricercato meticolosamente l’appoggio delle numerosissime etnie, anche fortemente organizzate in lavori e nei quartieri. E non sempre capaci di unirsi in un progetto complessivo.
In una città storicamente progressista come NY, lo scontro politico non è stato col Partito Repubblicano (Trump è rimasto sullo sfondo, se pur ha fatto di tutto per appoggiare qualunque democratico piuttosto che Mamdani) ma tutto interno ai Dem.
Per questo, per ricollegare il programma di Mamdani a un grande passato progressista, Bill de Blasio, ex sindaco cittadino, uno dei pochi Dem che la ha appoggiato fin dall’inizio, ha ricordato il New Deal di Roosevelt. E anche Vito Marcantonio, deputato per ben sette mandati, l’unico che votò contro la guerra di Corea, promotore dei diritti civili e dei lavoratori, malvisto dall’establishment economico, politico e religioso (morto per infarto in istrada nel 1954 mentre faceva attività politica, seppur credente, il cardinale anticomunista Spellman gli negò i funerali religiosi, scontrandosi colla comunità del quartiere di East Harlem, che Marcantonio rappresentava, e dove, solo nel dicembre 2017, gli è stata dedicata una piazza).
Anche Mamdani ha iniziato il comizio della vittoria con la frase “Posso vedere l’alba di un giorno migliore per l’umanità”, citando Eugene Debs, portavoce del Partito Socialista, condannato a 10 anni di prigione (poi ne fece quasi 3) per un discorso a favore degli obiettori di coscienza alla Prima Guerra Mondiale. Nessuno ha ricordato i cinque deputati socialisti che nel 1920 furono buttati fuori dal parlamento di New York e poi furono rieletti contro una lista comune dei Partiti Democratico e Repubblicano, e nuovamente sospesi.
Qualcuno, per portare sfortuna, ha ricordato invece, prima del voto, la campagna del progressista Upton Sinclair per il governatorato della California nel 1934, sconfitta dalle grandi risorse di chi la governava contro i lavoratori
Una storia non nuova quella dei soldi messi a disposizione dai ricchi contro i candidati progressisti. In questo caso, Mamdani. Che aveva contro di lui un blocco che in sostanza comprendeva i repubblicani e anche settori dei democratici. Ciò che era successo anche a Chicago nel 2023, quando fu eletto un sindaco progressista appoggiato da una vasta area sindacale e di associazioni, contrastato da un democratico appoggiato dai poteri forti.
Sarà difficile che Mamdani uscirà da New York per radicalizzare il DP nel Paese. Obama e Clinton, che hanno in mano il DP (lo si era visto nel fare terra bruciata attorno a Sanders nelle 2 primarie del DP a cui lui s’era presentato) non hanno citato più di tanto la sua vittoria nei commenti elettorali. Sarà più probabile, come spesso accade ai partiti più radicali che entrano al governo, che avrà grandi difficoltà a realizzare, almeno in parte, le istanze popolari che intende rappresentare.
Istanze che erano tutte all’interno del suo programma: blocco degli affitti per 4 anni di un milione di alloggi popolari, migliaia di nuovi appartamenti, ampliamento dei servizi pubblici e autobus gratuiti, sostegno a piccole imprese e artigiani, asili gratuiti fino a 5 anni di età con l’aumento delle retribuzioni degli operatori dell’assistenza all’infanzia (spesso donne di colore), 5 nuovi supermercati pubblici con prezzi alimentari calmierati, salario minimo a 30 dollari entro il 2030, difesa dell’ambiente anche con l’impegno a sostenere la legge locale 97, che fissa limiti di carbonio per i grandi edifici.
Risorse che sono da recuperare con un delle imposte per i ricchi: una extra del 2% sui redditi superiori a 1 milione di dollari annui e l’aumento dal 7 all’11,5% di quella sulle imprese.
Tasse, e anche gestione dei trasporti, che però sono votate dal parlamento dello Stato di New York e non dalla città. Il primo ostacolo sarà dunque la governatrice, Kathy Hochul, contraria ad un aumento delle tasse dei ricchi (la stessa cosa sta succedendo a Chicago da parte del governatore dell’Illinois). Mamdani ha avuto la maggioranza in 3 dei 4 distretti della città. Non a Staten Island, il più ricco. Il suo programma popolare potrebbe preludere ad un’inversione della gentrification, l’allontanamento dei poveri dalle città, e convincere invece i ricchi ad lasciare New York per pagare meno tasse.
Con una faccia meno radicale sono state invece le vittoria del Partito Democratico nelle contemporanee elezioni tenutesi negli USA: Abigail Spanberger, già funzionaria della CIA, è stata eletta prima governatrice della Virginia; Mikie Sherill, ex elicotterista della Marina, prima donna a governare il New Jersey; Mary Sheffield, di 38 anni, prima sindaca di Detroit.
In Georgia l’inversione di due seggi a favore dei Dem nella Commissione per il servizio pubblico è avvenuta vincendo contro due persone finanziate da società private che gestiscono i servizi pubblici. Ciò potrà aumentare il controllo del futuro energetico pubblico dello Stato, dare tariffe più basse e non investire nel carbone. In Pennsylvania, non è passato il tentativo di spodestare tre membri Dem dalla Corte Suprema dello Stato allo scopo di minare le tutele legali al voto nel 2026. In California è stata ampiamente approvata la Proposition 50 che rivede la conformazioni dei seggi elettorali.
Un risposta del DP a ciò che sta accadendo in alcuni Stati governati dai repubblicani per sottrarre artificiosamente seggi Dem nelle elezioni della Camera del 2026. In Mississippi, i democratici hanno conquistato un seggio alla Camera dello Stato e ne hanno ribaltati due al Senato. E infine il sindaco Dem dii Boston ha mantenuto la sua maggioranza progressista nel Consiglio comunale della città.
Tutti segnali di una difficoltà del trumpismo a difendere negli Stati i provvedimenti contro lo stato sociale e il lavoro pubblico che sforna continuamente a livello federale (e che vorrebbe accentuale nel budget bloccato in Parlamento da settimane).
A New York, intanto, già la mattina del 5 novembre, le principali organizzazione ebraiche newyorkesi (malgrado sia stimabile che un terzo circa dei molti ebrei di NY, anche loro tra i protagonisti delle manifestazioni contro il genocidio di Gaza, abbiano votato per Mamdani), hanno rilasciato una dichiarazione congiunta che “non possono ignorare che il sindaco eletto detiene convinzioni fondamentalmente in contrasto con le convinzioni più profonde della nostra comunità”.
Il gruppo che ha iniziato a fianco del sindaco la transizione comunale è composto tutto da donne, con notevole esperienza di servizio pubblico. Risulterebbe che vi è iniziato anche l’iter per l’assunzione di 200 legali da schierare in caso di attacchi di Trump, che ha minacciato sia di tagliare i fondi federali destinati alla città di New York, sia di inviare (come già a Los Angeles, Washington e Chicago) agenti federali e truppe della Guardia Nazionale.
La coalizione “Hands Off”, organizzatrice di grandi manifestazioni nazionali contro i provvedimenti presidenziali, sta addestrando migliaia di persone per contrastare con metodi determinati e non violenti l’eventuale arrivo di truppe rastrellatrici di immigrati.
Musulmano? Immigrato? Dem? Sono queste le caratteristiche principali di Mamdani? Sarà al governo della più importante città di una Nazione mai così divisa dai tempi della Guerra Civile, con immensi problemi sociali e divisioni etniche, se non razziste. Una New York in cui il 60% non è andato a votare e quasi il 50% gli ha votato contro, avendo lui come riferimento un piccolo partito (i Democratic Socialists of America – DSA) non molto unito; quello per cui “ha corso” (il Democratic Party) gli è in gran parte ostile e quello che gli “portato il 15% dei voti è un’organizzazione fluida, non legata né al DP né ai DSA. E con un blocco di poteri forti, economici e, con Trump, anche militari, che lo aspettano al varco.
Ma, per fortuna, Mamdani è soprattutto e fortemente un socialista e ha ben chiara la strada per affrontare gli ostacoli. Quella che illustri esempi hanno già tentato di praticare, negli Stati Uniti e nel mondo.
EZIO BOERO
9 novembre 2025
foto: screenshot ed elaborazione propria
Fonti e riferimenti principali:
L.F.Leon, Zohran Mamdani: New York’s Working Class Elects a Movement Mayor, Labor Notes, 4.11
S.Black, Zohran Mamdani’s transformative child care plan builds on a history of NYC social innovations, The Conversation, 5.11
M.Gaggi, Bus e asili gratis, case, salari più alti. Ma sulle tasse non decide la città, Corriere della Sera, 6.11
https://en.wikipedia.org/wiki/2025_New_York_City_mayoral_election







