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Cronache

Una scossa per il campo largo. E Conte lancia già le primarie

Alle sette di sera i leader del campo progressista si ritrovano su un furgone a piazza Barberini. Da lontano si vedono le luci delle finestre di palazzo Chigi, poco meno di un chilometro, e la strada è in discesa. Ma attenzione a non farsi troppe illusioni su quella discesa: a sinistra è facile complicarsi la strada.

I primi ad arrivare sono Fratoianni e Bonelli, con loro c’è Landini, che poco prima aveva festeggiato al comitato del No in via dei Frentani e ha lanciato la piazza. Schlein arriva in una manciata di minuti, salgono tutti sul rimorchio, ci sono Rosy Bindi e il presidente dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo, suonano le note dell’antifascismo. Conte è in ritardo, come al solito, ma arriva in tempo per una foto con gli altri leader, quella che era mancata mercoledì scorso a piazza del Popolo. Dalla piazza gridano «Unità». Con Schlein e gli atri baci e abbracci, segno che la vittoria, inattesa nella misura, è un forte balsamo per la costruzione della coalizione.

Poco prima, in una conferenza stampa solitaria nella sede 5S, Conte aveva lanciato la bomba: «Ci apriamo alla prospettiva delle primarie, che siano veramente aperte come occasione per i cittadini di contribuire a una discussione ampia per individuare il candidato o la candidata più competitivo e il migliore interprete del programma».

Finora era stato più che prudente sui gazebo, consapevole che il Pd ha una maggiore esperienza sul tema. «Non primarie di qualche apparato ma aperte ai cittadini», la postilla d’obbligo. E qui si apre, o meglio si aprirà, un lungo braccio di ferro su come farle, se solo in presenza o magari anche online, come da tradizione del Movimento. «Si apre una nuova stagione, una primavera politica», dice Conte. «I cittadini vogliono voltare pagina, segnalano la richiesta di un’altra politica. Il M5s ha tutto il diritto, con le altre forze progressiste, di interpretare questa nuova primavera».

Chi ha parlato col leader spiega che questa sua uscita a sorpresa a urne appena chiuse non è una mina sul cammino della coalizione, ma un rilancio in positivo. Così spiega al manifesto il vice Stefano Patuanelli: «Le primarie? È il nostro modo per dire che siamo dentro il percorso del fr onte progressista, che sentiamo la responsabilità che arriva dagli elettori, il dovere etico e morale di offrire agli italiani un’alternativa». Rischi di divisioni? «No, sono sicuro che saranno un confronto serio».

Schlein convoca una conferenza stampa al Nazareno circa un’ora dopo. «Sono certa e fiduciosa che troveremo un accordo su tutto. Costruiremo un programma di alternativa e decideremo le modalità per la scelta del leader, qualora fossero le primarie ho già detto che sono disponibile». Poche parole che aprono seriamente all’ipotesi. Ma per Schlein il pensiero principale a urne calde non sono le primarie.

Prevale l’idea di aver fermato uno sfregio alla Costituzione, l’ansia di riuscire a interpretare la voglia di cambiamento emersa dalle urne, di convincere anche quegli elettori che in questo weekend hanno votato, ma alle politiche e alle europee sono rimasti a casa. «Dobbiamo continuare ad ascoltare i cittadini, fare proposte all’altezza delle loro aspettative e speranze, chiedo a loro di venire a migliorarci, di partecipare, di chiederci di più», dice la leader Pd. «Questo voto ci dà una grande responsabilità, segnala che nel paese c’è già una maggioranza alternativa alla destra, a noi il dovere di organizzare questa speranza».

Attorno a lei, al Nazareno ci sono tutti i big del Pd, segnale di un partito che la vittoria ha cementato ancora di più. Il congresso ormai non serve più: sarà Schlein la candidata dei dem alle primarie. Lei non chiede le dimissioni di Meloni: «La batteremo alle politiche». Conte è più acuminato: «Dalle urne un avviso di sfratto al governo».

I dem si preparano ora ad affossare premierato e legge elettorale: «Ritirino questi progetti, ci aspettiamo che già domani dicano che il premierato è archiviato», dice Francesco Boccia. «Dalle urne un messaggio chiaro: nessuno tocchi più la Costituzione a colpi di maggioranza». «Non ci sono le premesse per discutere della legge elettorale che hanno proposto, e che è un antipasto del premierato», taglia corto Schlein.

In Avs l’iporesi dei gazebo non scalda gli animi. «Parlare di primarie oggi non senso», taglia corto Angelo Bonelli. «Gli italiani ci chiedono di dire come vogliamo cambiare il paese, il welfare, cosa vogliamo fare per la pace, non di chiuderci in discussioni tra di noi». Renzi invece spinge: «Si vada rapidamente ain gazebo». Conte prende le misure per la prossima campagna delle primarie: «Dopo la stagione di Letta il Pd era un po’ fissato sull’agenda Draghi e questo lo ha fatto deragliare. Schlein ha fatto un grande lavoro e ora è giusto che si candidi alle primarie». Una sorte di assaggio dei toni che verranno: Elly è stata brava, ma il Pd mantiene pulsioni tecnocratiche.

Il tema della guerra riecheggia nella piazza della vittoria. Landini insiste: «I cittadini chiedono che l’Italia nel mondo rispetti la sua Costituzione, non che sia portaborse di Trump». Schlein non risponde alla domanda su quanto abbia pesato nel voto la posizione di Meloni in politica estera, da Gaza all’Iran: «Andrebbe chiesto agli elettori. Roberto Speranza, sulla terrazza del Nazareno, è sicuro: «È stato anche un voto contro Trump e Netanyahu, un No alla guerra e alla posizione del governo su questi temi».

Bindi ricorda i due tentativi passati di cambiare la Costituzione, Bossi-Berlusconi nel 2006 e Renzi nel 2016. «Ogni dieci anni qualcuno prova a stravolgerla e gli italiani la salvano, spero che serva da lezione» Fratoianni giura: « Se andremo noi al governo non la cambieremo, la attueremo». A avverte: «È il momento di non disperdere l’occasione, sbagliare ora sarebbe imperdonabile». Per il centrosinistra il difficile comincia adesso.

ANDREA CARUGATI

da il manifesto.it

foto: screenshot tv ed elaborazione propria

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