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Politica e società

Una potente metafora della nostra epoca

La politica estera, quella che per «i profeti di sventura» sarebbe dovuta essere il problema principale della prima presidente del Consiglio post fascista, è stata invece l’occasione per il suo completo sdoganamento, per la legittimazione di una leader con la fiamma nel simbolo e nel cuore

Lei, che non rinuncia mai a marcare il territorio, si riferiva ad Atreju, l’eroe della sua gioventù (nazionale). E anche a Thomas Stearns Eliot, l’autore della citazione scelta quest’anno dal Meeting, «un autore a me molto caro» che se rileggesse oggi giudicherebbe un antisemita. Ma noi potremmo dirlo di lei stessa, dopo averla ascoltata in mezzo agli applausi del pubblico di Comunione e liberazione: Giorgia Meloni è «una potente metafora della nostra epoca».

Perché ha ragione quando dice che la politica estera, quella che per «i profeti di sventura» sarebbe dovuta essere il problema principale della prima presidente del Consiglio post fascista, è stata invece l’occasione per il suo completo sdoganamento, per la legittimazione di una leader con la fiamma nel simbolo e nel cuore.

Ma non perché è riuscita a fare dell’Italia «una nazione forte, fiera, schietta e leale», come ha detto alzando i toni e guardando negli occhi un nemico inesistente – almeno a Rimini. Quelle sono chiacchiere da propaganda. Se si è trovata inaspettatamente eppure perfettamente a suo agio nel consesso internazionale è perché il panorama è cambiato rispetto ai tempi in cui strillava dall’opposizione contro l’Europa, i suoi codici e i suoi istituti, il debito comune e i vaccini. Per quella che è oggi l’Unione europea, Meloni che fino a ieri proponeva nei fatti di uscirne, disapplicandone i trattati, è l’interprete ideale.

Infatti agli osannanti ciellini ha potuto spiegare che la via per far tirare fuori l’Europa da quella crisi che indica anche Draghi (da tempo un suo riferimento) è fare esattamente quello che Trump si aspetta che faccia. Arrendersi come si è arresa sulle tariffe che vuole Washington, impegnarsi come si è impegnata a comprare senza dazi qualunque cosa dagli Stati uniti, dal maiale anabolizzato al gas sette volte più caro. Alle armi, naturalmente. Una tragedia soprattutto per l’Italia il suo debito e le sue produzioni, ma «il prezzo della libertà» secondo una versione riveduta e assai corretta del sovranismo.

Nemmeno l’urlo imperiale della presidente del Consiglio, «non c’è giudice che ci fermerà», riesce a fare scandalo. Come dovrebbe farlo chi non riconosce altra autorità al di fuori del suo governo e di se stessa, non il diritto costituzionale ed europeo che i tribunali gli hanno imposto di rispettare nella guerra ai migranti. Ma ormai anche su questo l’Unione europea è più in sintonia con Meloni che con le sue antiche Carte e i suoi vecchi principi, tra cui il diritto di asilo, ormai in via di smantellamento. E poi che scandalo dovrebbe fare la premier italiana che strilla mentre il presidente americano già licenzia o fa arrestare chi dissente. La donna, la madre e la cristiana non sono più un’inquietante stranezza. Sono una metafora.

ANDREA FABOZZI

da il manifesto.it

foto: screenshot tv

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