Venerdì lo sciopero generale dei sindacati di base contro la «finanziaria di guerra». La Cgil lo farà il 12 dicembre. Eurostat: l’Italia è l’unico paese con la Grecia dove i redditi sono diminuiti (-4% in 20 anni). La Commissione Ue ha promosso la manovra impantanata negli emendamenti
Riarmo, austerità e bassi salari. Sono le cause principali che hanno spinto a convocare due scioperi generali nei prossimi giorni: i sindacati di base Cub, Sgb, Cobas, Clap, Usb, Usi e altri, venerdì prossimo 28 novembre (e parteciperanno alla manifestazione per Gaza sabato 29); la Cgil sciopererà il 12 dicembre. Quella dei redditi e dei salari bassi è senz’altro, al momento, l’emergenza più sentita. Lo ha confermato ieri l’Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea. Grecia e Italia sono stati gli unici paesi in cui il reddito delle famiglie pro capite è diminuito negli ultimi 20 anni. Rispettivamente: -5% e -4%. Negli altri paesi europei, invece, il reddito è cresciuto in media del 22% dal 2024, con punte del 134% in Romania e aumenti più bassi in Spagna (11%).
Il dato è acquisito. Come lo è quello dell’aumento del lavoro povero. In Italia oltre 1 lavoratore su 10 è a rischio povertà. Lo ha scritto l’Eurostat nel 2024: i working poors erano in aumento rispetto al 2023, una quota superiore alla media europea. Per ora l’Italia è all’ottavo posto tra i paesi più colpiti dal fenomeno. E peggiorerà ancora. La svalutazione dei salari è funzionale sia all’aumento dei profitti che all’aziendalizzazione di uno Stato sociale a pezzi.
Il problema dei bassi salari non è ignoto al governo Meloni. Oltre a finanziare insufficienti aumenti nei rinnovi contrattuali, il governo ha orchestrato un’illusione nella prossima legge di bilancio: usare la leva fiscale – il taglio dell’Irpef – per distribuire spiccioli al «ceto medio» con redditi medio-bassi. E lo ha spacciato di nuovo per un aumento, mentre è solo una partita di giro ai danni dei lavoratori.
L’operazione è stata descritta da Christian Ferrari, segretario confederale della Cgil. Si chiama «drenaggio fiscale», cioè il mancato adeguamento dell’Irpef all’inflazione. Il governo dice di aver sostenuto con 2,8 miliardi i redditi dei lavoratori dipendenti (non dei precari, o delle partite Iva da lavoro), ma in realtà ha impoverito il «ceto medio» che vuole difendere, quello del «lavoro povero» di cui ha parlato l’Eurostat. La sottrazione del reddito va da un minimo di circa 1,9 mila euro a un massimo di oltre 3,6 mila euro. A tanto ammonta il «drenaggio fiscale» cumulato nel triennio 2023-2025 dai salari compresi tra 28 e 50 mila euro lordi, quelli interessati dalla manovra 2026.
La situazione, sostiene l’Unione sindacale di base (Usb), è il risultato della rottura del principio di progressività fiscale, e dell’appiattimento del prelievo. Queste sono le cause dell’aumento delle diseguaglianze tra i redditi. Usb sostiene la necessità di bloccare il dissanguamento, adottando un salario minimo di duemila euro e una nuova scala mobile. Oltre a un salario minimo, alla restituzione e alla neutralizzazione del drenaggio fiscale, da parte sua la Cgil ha proposto un contributo di solidarietà all’1% peri più ricchi (la «patrimoniale»). Sono tutte prospettive respinte dal governo Meloni.
Gli scioperi, al di là delle singole piattaforme, porranno un problema politico. L’obiettivo della prossima legge di bilancio è mantenere basso il deficit pubblico e liberare spazio per rendere sostenibile il riarmo, compatibilmente con i vincoli del patto di stabilità europeo.
La Commissione Ue ha confermato ieri questo quadro. Bruxelles ha «promosso» il documento programmatico di bilancio. L’Italia resterà per poco sospesa alla procedura per deficit eccessivo. Il disavanzo non è stato riportato al di sotto del 3% del Pil. Avverrà entro giugno 2026. Ciò aprirà la strada alla richiesta dello stop delle regole del Patto di Stabilità per gli investimenti per la difesa, fino all’1,5% del Pil per quattro anni. Il gioco dei decimali sarà chiarito dall’Eurostat.
Nelle sue previsioni economiche Bruxelles ha stimato un deficit al 3% del Pil per quest’anno, in calo rispetto al 3,3%. La stima dovrebbe essere ribassata al 2,8% nel 2026 rispetto al precedente 2,9%. Nel 2027 calerà al 2,6%. Ma il Pil è diminuito quest’anno allo 0,4%.Non solo: si sa già che nel 2027 l’Italia sarà ultima in Europa per crescita. In prospettiva, avrà gli arsenali pieni, un Welfare in ginocchio e salari da fame.
ROBERTO CICCARELLI
foto: screenshot ed elaborazione propria







