Un governo incapace di fronteggiare il virus

Non tutti i singoli eventi prodotti dall’evolversi della pandemia sono effettivamente prevedibili. Eppure, dopo due anni, dovremmo aver imparato la dinamica delle “ondate“: nel periodo autunnale ed invernale aumentano...
Mario Draghi e Roberto Speranza

Non tutti i singoli eventi prodotti dall’evolversi della pandemia sono effettivamente prevedibili. Eppure, dopo due anni, dovremmo aver imparato la dinamica delle “ondate“: nel periodo autunnale ed invernale aumentano i contagi, arrivano ad un picco massimo, poi al “plateau” e, infine, scendono a poco a poco mentre si passa dalla primavera all’estate. Almeno questo è lo schema consolidato che la scienza ci consegna e che, studi matematico-statistici alla mano, è riscontrabile anche nella quarta ondata del Covid-19 dominata dalla variante Omicron.

Essere prudenti e pragmatici è necessario, per evitare di incappare in grossolani errori, in dispendi di energie e di investimenti da indirizzare invece più oculatamente in un vasto campo sanitario pubblico così trascurato in quanto a finanziamenti statali.

Ma di certo non sarebbe stato imprudente calmierare il prezzo delle mascherine FFP2 già ad ottobre: le categorie rappresentanti le farmacie e le case produttrici se ne sarebbero lamentate senza ombra di dubbio, ma se si devono fare delle scelte – quelle che un governo è chiamato appunto a fare in quanto regolatore della vita del Paese nell’immediatezza quotidiana – bisogna decidere da quale parte si vuole stare.

Il governo ha sottovalutato la quarta ondata? Ha un alibi in questo? Perché non ha inoltre dato vita ad un piano di emergenza per il periodo autunnale ed invernale e non ha imposto la vaccinazione obbligatoria almeno per tutto il mondo del lavoro, della pubblica amministrazione e di ogni settore della sanità pubblica e privata? Perché non ha fatto marciare di pari passo la prevenzione mediante un accesso più economico, alla portata di tutti (come diritto fondamentale per la tutela della salute), dei dispositivi di protezione individuale e dei vaccini?

Perché non ha associato a tutto questo una campagna di informazione preventiva, che sovrastasse gli strepiti televisivi, le tante opinioni che si accavallano nei programmi che dovrebbero fare informazione e che, inavvertitamente (oppure con la ignobile incoscienza della voglia di maggiori dati di ascolto ed introiti pubblicitari) finiscono con il rendere ancora più nebulose le idee e le certezze in merito alla sicurezza dei vaccini e ai loro effetti su decine di milioni di italiani?

Il pragmatismo citato, quello che viene invocato dai ministri di Draghi per giustificare la navigazione a vista dell’esecutivo, ha una giustificazione fino a che si tratta di intervenire repentinamente per arginare le disfunzioni che possono sorgere a causa delle troppe differenziazioni regionali di un sistema sanitario profondamente ineguale da nord a sud, persino da provincia a provincia. Fin dall’inizio della pandemia, nel febbraio del 2020, è divenuto prestissimo evidente a tutti che una sanità centralizzata avrebbe funzionato molto meglio proprio in caso di emergenza, nonostante la mancanza di posti letto, gli organici insufficienti tra il personale infermieristico e medico.

Quel pragmatismo oggi è un alibi ben poco sfruttabile da parte di Draghi e della sua litigiosa maggioranza e non servirebbe comunque a coprire tutte le mancanze che il governo non è riuscito o non ha voluto evitare, per favorire ancora una volta tutto un settore economico che ha speculato sulla pandemia: dalle mascherine all’intera industria del farmaco.

Di più ancora: siccome non era un mistero, almeno dalla fine dell’estate scorsa, che avremmo avuto una discreta percentuale di irriducibili contro il vaccino, per paura, per fideismo antiscientifico, per fantasie complottiste e così via…, perché il governo non ha cercato un dialogo con milioni di italiani che potevano essere convinti a proteggersi dalle varianti del Covid ben prima dell’arrivo dilagante di Omicron in Europa e in Italia?

Perché non ha potenziato le reti assistenziali locali, dando fondi alle regioni (pare che persino l’Emilia Romagna se ne lamenti tutt’ora…) affinché li canalizzassero in un finanziamento di una rete di informazione veramente di base, permettendo ai medici di famiglia di essere di più, magari affiancati da altri giovani medici, da specializzandi, da infermieri e da OSS debitamente istruiti in merito?

Perché, in sintesi, Draghi e i suoi ministri hanno rincorso il virus e non hanno provato ad anticiparlo, forti soprattutto di una curva epidemiologica che ci ha visto per tutto il periodo pre-invernale distaccare di molto le cifre di infezioni, ricoveri e terapie intensive degli altri paesi europei?

La prudenza draghiana farà anche bene alle casse di case farmaceutiche e affini, ma sta facendo piombare il Paese in un groviglio di regole incomprensibili, contraddittorie e molto poco applicabili. Regole che arrivano, dal punto di vista meramente psicologico, dopo due anni di decine e decine di normative cui ci si è dovuti abituare a volte lentamente, altre volte velocissimamente. Zona bianca, gialla, arancione, rossa; mascherine chirurgiche all’aperto ma non al chiuso; FFP2 facoltative prima, obbligatorie ora. Meglio se anche per strada.

Se prima tra zona bianca e zona gialla cambiava molto per tutti, ora i cambiamenti e le limitazioni sono per coloro che non hanno fatto il vaccino. Per chi ha fatto una o due dose c’è il tale protocollo, per chi ha fatto la terza dose si segue un altro itinere di messa in sicurezza di sé stessi e degli altri.

E’ vero, la pandemia va spedita, non aspetta i tempi della politica. Non quelli parlamentari, che sono molto lunghi, ma neppure quelli del governo che dovrebbero essere invece il contrario, e permettere alla popolazione di avere risposte certe nel più breve giro di lancette dell’orologio.

Comunque si provi a vederla, diventa sempre più evidente proprio la mancata programmazione politica, economica e sociale (quindi sanitaria) di una quarta ondata che era di facile previsione, per cui si potevano prendere misure emergenziali senza mettere a rischio finanziamenti e senza allarmare troppo i cittadini. Invece, proprio il corto respiro e la microprospettiva del governo in merito, hanno permesso alla disinformazione di farsi largo tra quegli indecisi e quei terrorizzati del vaccino che avrebbero potuto essere convinti con una adeguata comunicazione scientifica.

Non andava operata alcuna censura mediatica nei confronti dei fantasisti di complotto no-vax. Andava molto più semplicemente contrastato questo fenomeno, ormai riconoscibilissimo per violenza verbale e fisica, evitando che almeno le voci della scienza fossero così tante, così ricche di variabili e interpretazioni: il dibattito accademico andava tenuto entro i confini delle università, degli ospedali e dei laboratori. In televisione era necessario che approdasse la sintesi, la spiegazione semplice e diretta che avrebbe consentito di smontare con immediatezza i teorici antivaccinisti e ad una parte dell’intellighenzia e del mondo cattedratico che, invece di filosofeggiare, ha preferito improvvisarsi come paramedico.

Quelli che qui chiamiamo errori del governo, sono purtroppo precise scelte politiche che obbediscono ad una visione privata dell’economia che esclude la prevenzione generale come mezzo dispendioso, come spreco di energie e dinamiche e che preferisce ridurre i costi, avvantaggiare il mondo imprenditoriale e del privato in senso lato. A questa impostazione si sommano, ovviamente, una serie di errori dettati da umanissime sottovalutazioni che, in quanto tali, prescindono dalla volontà e dalla buona fede di ciascuno. Ma siamo nell’ordine di una percentuale molto minore rispetto alla cosciente politica liberista che trova anche qui il suo margine (molto esteso) di impiego.

Il governo ha scelto di non scegliere troppo a lungo, ha temporeggiato, ha evitato l’obbligo vaccinale che ci avrebbe quanto meno risparmiato un tira e molla sull’estensione del Green pass a categorie sociali, produttive, per fasce d’età e, più razionalmente, per anamnesi personale.

La complessità della fase emergenziale è una giustificazione parziale delle inefficienze governative che si sta esaurendo con il perdurare della quarta ondata, nel pieno del suo diffondersi planetariamente. Nemmeno il mal comune diventa mezzo gaudio in questo frangente. Non ci si può consolare guardando alle catastrofiche cifre di contagio della Germania prima dell’inverno e della Francia nel pieno della stagione fredda e piovosa.

Le scelte si pagano. I governi finiscono per non pagarle mai. Nemmeno in termini di consenso elettorale. Quando si prospetta una eventualità di questo tipo, arriva in soccorso quale legge fatta ad hoc per salvare i grandi partiti e le forze politiche tecniche e di unità nazionale. Le responsabilità vengono condivise solo in questi momenti: stringendosi attorno al “bene del Paese” che tutto è tranne che in salute.

MARCO SFERINI

6 gennaio 2022

foto: screenshot

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