Tre incidenti mortali in Abruzzo, Toscana e Sicilia, tutti in cantieri edili, e la morte ancora da chiarire di un operaio agricolo nella baraccopoli pugliese di Torretta Antonacci
Ancora sangue sul lavoro, una giornata terribile segnata da tre incidenti mortali in Abruzzo, Toscana e Sicilia, tutti in cantieri edili. L’ennesimo, quasi quotidiano ‘operaicidio’ che connota tragicamente da troppi anni il sistema produttivo italiano. Con, in aggiunta, la morte in circostanze da chiarire di un bracciante agricolo nella baraccopoli pugliese di Torretta Antonacci.
La notte scorsa all’ospedale di Avezzano, in provincia de L’Aquila, è morto un operaio romeno di 59 anni che risiedeva a Civitavecchia, ricoverato in condizioni disperate dopo il ribaltamento di un mezzo meccanico durante una fase di scavo nel cantiere della nuova centrale idroelettrica in costruzione a Petrella Liri. L’operaio lavorava per una ditta impegnata nell’intervento per la realizzazione di un grande serbatoio idrico destinato ad approvvigionare una vasta porzione di territorio.
E’ rimasto schiacciato da un macchinario anche Federico Ricci, 51 anni, operaio di una ditta edile impegnata in un cantiere nel popolare quartiere di Shangai a Livorno. Ricci, livornese di 51 anni residente in provincia di Pisa, stava scaricando sul pianale di un camion alcuni pancali di tegole, quando la benna della gru del mezzo gli è caduta sulla schiena, per cause ancora da accertare da parte della magistratura, uccidendolo sul colpo.
La caduta da un’impalcatura mentre eseguiva delle riparazioni è stata fatale ad Alessio La Targia, 40 anni, che stava lavorando dentro il capannone di una ditta nel quartiere Brancaccio di Palermo. A dare l’allarme sono stati i colleghi di lavoro, ma quando i soccorsi sono arrivati sul posto per l’operaio non c’era più nulla da fare. Anche in questo caso sono in corso gli accertamenti degli investigatori per capire la dinamica dell’incidente mortale, e la magistratura ha disposto l’autopsia dell’operaio.
“Purtroppo nell’ultimo anno gli infortuni mortali sono aumentati, secondo i dati dell’Istat, soprattutto nei settori dell’edilizia – ha osservato il sindaco labronico Luca Salvetti – e proprio per questo sono richieste misure urgenti per risolvere tragedie non degne di un paese civile e moderno”. Un paese che continua a tenere in condizioni indecenti anche migliaia di migranti impegnati nella raccolta di frutta, verdura e ortaggi nei terreni agricoli pugliesi, giovani che sopravvivono a stento nei cosiddetti “insediamenti informali” di Torretta Antonacci e di Borgo Mezzanone nel foggiano.
Proprio a Torretta Antonacci la morte di un migrante gambiano di 38 anni, Mamadou, ritrovato senza vita in un’auto parcheggiata all’interno della baraccopoli, ha provocato le vibranti proteste del sindacalismo confederale e di base. Una delegazione di operai agricoli il 29 gennaio prossimo sarà in presidio davanti alla Prefettura di Foggia chiedendo un incontro urgente con le istituzioni.
“Vogliamo risposte concrete – avvisa l’Usb – pretendiamo rispetto e dignità, siamo lavoratori e non carne da macello. Per ricordare Mamadou e perché questa strage infinita nelle campagne foggiane abbia finalmente termine, pretendiamo case decenti, lavoro dignitoso e regolare, documenti per tutti, proroga e utilizzo immediato dei fondi Pnrr destinati al superamento delle baraccopoli”.
Durissima anche la Cgil: “Viene il fondato sospetto che al governo della vita e anche della morte di migliaia di lavoratori della terra non importi nulla – accusa la Flai pugliese – anche gli enti locali denunciano il mancato impiego delle risorse per il superamento dei ghetti. Senza una regolarizzazione di persone che da anni risiedono e lavorano nei nostri territori, senza una precisa volontà politica di risolvere questa situazione, continueremo a contare vittime innocenti”.
RICCARDO CHIARI
Foto di Yury Kim














