Sciopero Amazon: crescono le adesioni e le assemblee

Lunedì la protesta di tutta la filiera (la prima al mondo). A Passo Corese l’azienda è stata condannata per comportamento antisindacale

Assemblee, volantinaggi e inviti al boicottaggio. Il primo sciopero al mondo dell’intera filiera Amazon di lunedì 22 marzo è certamente un’incognita. I segnali che vengono da tutta la penisola sono però incoraggianti per i sindacati confederali che hanno azzardato una scelta radicale e inaspettata per chiedere turni e orari sostenibili.

Lo sforzo di Cgil, Cisl e Uil è notevole e punta ad unire sia i lavoratori diretti di Amazon Logistica dei magazzini e delle station che i driver che ci portano i pacchi a casa. Dopo la proclamazione dello sciopero giovedì scorso da parte di Fit Cisl, Filt Cgil e Uilt, sono arrivate le adesioni delle federazioni dei precari e somministrati – Felsa Cisl, Nidil Cgil e Uiltemp – che rappresentano i 9 mila lavoratori interinali della logistica, spesso in proporzione paritaria con i tempi indeterminati in molti magazzini.

Poi è arrivata l’adesione dei lavoratori di Castel San Giovanni, il primo magazzino Amazon in Italia alla periferia di Piacenza a cui si applica il contratto del commercio – l’adesione è infatti di Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs – e non quello della logistica che fa capo ai trasporti.

In tutto sono dunque oltre 40 mila i lavoratori che lunedì sono chiamati allo sciopero. Il colosso di Jeff Bezos non ama i sindacati e anche in Italia per loro è stato difficilissimo entrare nei magazzini o contattare i driver. Qualche successo però è stato conseguito in questi anni. A parte i molti scioperi a Castel San Giovanni che hanno portato a grossi miglioramenti nelle condizioni di lavoro ed economiche e alla stabilizzazione di migliaia di precari, il 25 febbraio a Passo Corese (Rieti) la Fit Cisl è riuscita a farsi riconoscere un «comportamento antisindacale» – articolo 28 dello statuto dei lavoratori – costringendo Amazon a riconoscere la nomina di due Rsa, bloccata da ben un anno. «La sentenza del tribunale di Rieti è stata una vittoria fondamentale – spiega il segretario della Fit Cisl del Lazio Marino Masucci – che ci ha permesso di tenere le prime assemblee e quelle di preparazione allo sciopero con un’ottima adesione». Le assemblea unitarie con Filt Cgil e Uilt si sono tenute tra lunedì e martedì con una punta di 100 lavoratori nel turno di notte e più di 300 lavoratori totali sui 1.300 dipendenti stabili – altrettanti sono interinali – del magazzino reatino.

Nei giorni successivi e ieri invece sono stati fatti volantinaggi a Colleferro, Pomezia e a Settecamini a Roma. La Filt Cgil invece ieri ha tenuto la sua assemblea a Roma con ottima partecipazione di driver, la categoria che finora ha scioperato solo a Vigonza (Padova), proprio con Filt Cgil.

Per lunedì si annunciano presidi unitari a Passo Corese, ma molta partecipazione si attende a Genova e a Milano, dove i segretari generali di Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti Luca Stanzione, Giovanni Abimelech, Antonio Albrizio saranno alle 9 in via Toffetti 108, sede di Amazon.

La controffensiva mediatica di Amazon intanto non si è fatta attendere. Mercoledì è arrivato l’annuncio dell’apertura di un centro distribuzione a Cividate al Piano (Bergamo) con 900 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato entro tre anni. Un annuncio contestato dal Nidil Cgil: «I toni roboanti ricordano davvero molto quelli usati nel 2018, quando Amazon nella vicina Casirate prometteva 400 tempi indeterminati. Da allora invece 721 tempo determinati, il 98% sotto i 6 mesi. Ancora oggi, su 500 addetti 227 persone hanno contratti in somministrazione, tutti Mog (monte ore garantito), di sole 10 ore totali», spiega Paola Redondi di Nidil Cgil.

Sul fronte invece dei consumatori, ieri è arrivato un appello al boicottaggio da parte di Federconsumatori: in nome della «sostenibilità sociale del mercato», decide «di aderire per solidarietà allo sciopero del 22 marzo, invitando i suoi soci a non effettuare acquisti sulla piattaforma in questa giornata. Un piccolo gesto che darà più forza a tutti: a chi chiede di lavorare in condizioni sostenibili ed a chi acquista, rendendolo protagonista di scelte volti al cambiamento degli stessi modelli produttivi, orientandoli sempre più all’equità ed al rispetto dei diritti e della sicurezza», chiude Federconsumatori.

MASSIMO FRANCHI

da il manifesto.it

foto: screenshot

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