Politica e società
Schlein congela Giani: «La priorità sono le alleanze»
Quasi quattro ore di faccia a faccia tra Elly Schlein e il presidente della Toscana Eugenio Giani ieri a Roma. E alla fine il risultato è che l’autocandidatura di Giani per il secondo mandato, lanciata nei giorni scorsi con tanto di appoggio di sindaci e circoli dem, è congelata. Nel senso che il governatore non ha ricevuto l’atteso via libera e i vertici del Pd (erano presenti anche il segretario regionale Emanuele Fossi e il deputato Marco Furfaro) hanno preteso e ottenuto di riprendere in mano il boccino della trattativa con le altre forze del centrosinistra, in primis il M5S che ora è all’opposizione in Toscana. Insomma, hanno preso tempo, intimando a Giani di rispettare i tempi decisi dal partito.
«Affido alla segretaria nazionale e al segretario regionale la guida del percorso politico che ci porterà a presentare alla Toscana un progetto all’altezza della sua storia e del suo futuro. Da parte mia, ne rispetterò le decisioni e la conclusione, offrendo la mia massima collaborazione» le parole di Giani. Che dice di aver illustrato ai vertici dem «le ragioni che mi hanno spinto a dichiarare la mia disponibilità alla candidatura, chiarendo ogni aspetto che aveva generato fraintendimenti e dato l’idea di divisioni inesistenti». «Non è un passo indietro» s’affretta a spiegare il presidente.
Ma ammette che serve una «proposta politica capace di unire tutte le forze alternative alla destra». E assicura: «Ogni passo che compiremo nei prossimi giorni sarà condiviso». «Un incontro positivo», dice Fossi. «Il processo politico costruito con pazienza, serietà e spirito unitario nei mesi scorsi – e che qualcuno ha tentato, senza successo, di deviare in modo inopportuno – prosegue oggi con ancora maggiore forza e chiarezza. La collaborazione con il presidente, l’unità del partito e la costruzione di una coalizione con tutte le forze alternative alla destra restano i pilastri condivisi». Sulla stessa linea anche il responsabile organizzazione Igor Taruffi, che ha scortato Giani fino all’auto fuori dal Nazareno per evitare dichiarazioni fuori linea dell’interessato: «Vogliamo lavorare insieme per l’obiettivo comune di allargare le alleanze e vincere».
«Schlein ha rimesso in riga Giani», l’opinione che si respira ai vertici del Pd toscano che oggi riunirà la segreteria e entro fine luglio la direzione per chiarre il percorso che porterà al nome del candidato. Ma non è tutta la verità: con il voto previsto il 12 ottobre e con i numeri che servirebbero per cambiare cavallo (il 60% dei membri della direzione regionale) l’ipotesi che Giani venga sostituito è ormai poco probabile. Mentre è certo che il Pd voglia tenerlo nel congelatore finché non sarà chiaro il quadro di tutte le regioni al voto in autunno, a partire dalla Campania.
La Regione che sulla carta era la più spinosa, ad oggi è quella dove il quadro si sta chiarendo. Dopo la cena tra De Luca e Conte mercoledì scorso a Roma, il clima è cambiato. E ora il presidente uscente non minaccia più di correre da solo. «Conte ha detto una cosa ovvia, ma non scontata, e cioè prima di fare chiacchiere al vento cominciamo a discutere di un programma, delle cose da fare, tenendo conto che il punto di partenza essenziale è il lavoro fatto in questi anni dalla Regione Campania. Va dato atto a Conte di aver assunto una posizione di grande correttezza», ha detto ieri De Luca.
Il suo veto su Roberto Fico dunque si sta attenuando. A patto che su programmi e nomi della squadra di governo arrivino dei segnali di continuità con i 10 anni deluchiani. Si parla di un assessora di peso per un suo fedelissimo, ma la trattativa è ancora aperta. «A breve avremo una risposta e, secondo me, sarà un’ottima risposta», dice il 5S Francesco Silvestri. E ribadisce: «Per noi Giani in Toscana non è la soluzione migliore».
Resta in stand by anche la candidatura che fino a poche settimane fa appariva più certa, quella del dem Antonio Decaro in Puglia. L’annunciato ritorno in consiglio regionale dell’uscente Michele Emiliano resta un macigno sulla strada del ritorno di Decaro da Bruxelles a Bari: l’eurodeputato non vuole in campo il suo predecessore. I due continuano a punzecchiarsi, dal Nazareno non è arrivata una scelta definitiva. Schlein si limita a ripetere un concetto: che in tutte le regioni al voto vuole «testardamente» una coalizione con M5S e Avs. Una sorta di prova generale delle prossime politiche. E ieri sera ha sentito al telefono Conte.
ANDREA CARUGATI
foto: screenshot ed elaborazione propria














