Connect with us

Mondo lavoro

Rider, la Cgil porta in tribunale Burger King

Causa pilota contro il colosso del fast food per sfruttamento e omesso controllo sulla filiera in cui operano i ciclofattorini. Oggi l’Unione Sindacale di Base chiama i rider alla mobilitazione nazionale

La Cgil porta in tribunale Burger King per lo sfruttamento dei rider attraverso una causa pilota che, per la prima volta, coinvolge un’azienda committente che usa le piattaforme digitali per recapitare il cibo a domicilio. Secondo il ricorso presentato dalle categorie Nidil, Filcams e Filt, il colosso della ristorazione ha omesso il monitoraggio e gli interventi correttivi previsti sia dal proprio codice etico sia dai protocolli a tutela dei lavoratori che era tenuta a osservare e far osservare. Per questa ragione si parla di «pubblicità ingannevole» e di «condotta antisindacale».

Gli avvocati Carlo de Marchis, Matilde Bidetti e Sergio Vacirca hanno sottolineato come Burger King non abbia rispettato i valori sociali pubblicizzati nel proprio codice di condotta, tradendo la responsabilità solidale che la lega ai ciclofattorini. La richiesta è che il tribunale imponga a Burger King un ordine affinché obblighi Glovo e Deliveroo, entrambe commissariate dalla Procura di Milano, ad applicare condizioni dignitose di lavoro e i corretti contratti collettivi.

L’iniziativa della Cgil segue le indagini dei magistrati milanesi che, tra l’altro, hanno chiesto i documenti a Burger King, oltre che a McDonald’s, Carrefour, Esselunga, Crai, Poke House e Kfc, per fare luce sui rapporti contrattuali con le piattaforme del «food delivery» e la gestione algoritmica dei rider. La denuncia del sindacato conferma il ragionamento degli inquirenti ed è volta a scardinare la filiera del caporalato digitale che funziona attraverso l’occultamento della subordinazione, le reti di appalti e subappalti, la logica del just-in-time e on demand, la strumentalizzazione del lavoro autonomo e il ricatto tramite la sorveglianza a distanza.

Va ricordato che, in maniera analoga, si sta muovendo la procura milanese nel settore della moda, dove la frammentazione produttiva e l’affidamento costante all’esternalizzazione sono diventati la cifra organizzativa dominante del capitalismo contemporaneo. In entrambi i casi la logica è la stessa: si usa strutturare l’intermediazione illecita di manodopera come norma gestionale, trasformando il caporalato – digitale o meno – in un motore del profitto.

Davanti al crollo del «castello di carte» eretto dalle piattaforme, così lo ha definito l’Unione Sindacale di Base (Usb), il sindacato di base ha chiamato oggi i rider alla mobilitazione nazionale. La tesi è che l’unica via d’uscita reale da questo sistema sia l’inquadramento dei rider nel contratto collettivo nazionale della logistica considerato uno strumento capace di garantire tutele piene e disinnescare definitivamente il ricatto del cottimo e dell’algoritmo imposto dalle piattaforme digitali.

Le manifestazioni si terranno a Torino al Glovo Market via Issiglio alle 8 e al Burger King di via Sant’Ottavio alle 11.30; a Rimini in Piazza Cavour alle 14.30; a Bologna in Piazza XX Settembre alle 15, a Nola in Piazza Duomo alle 19; a Milano in Piazza Duca d’Aosta alle 19, a Livorno in Piazza Grande alle 19.30; al McDonald’s in via Emerico Amari a Palermo alle 14.30; a Padova (McDonald’s Piazzale della Stazione, 19); Trieste in Piazza Goldoni alle 11.

ROBERTO CICCARELLI

da il manifesto.it

foto: screenshot ed elaborazione propria

Condividi, copia, stampa l'articolo

SOTTO LA LENTE

LEGGIBILITÀ

CHI SCRIVE








FACEBOOK

REFERENDUM

TELEGRAM

NAVIGA CON

LICENZA

ARCHIVIO